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Nel disastro, il giorno dopo

IN VIAGGIO CON I VOLONTARI

Nel disastro, il giorno dopo

di GIULIA AMATO (22 04 2009)
candido33, http://www.flickr.com/photos/terzocchio/sets/72157616712096195

E’ ancora notte, quando alle 4,45  sabato, vigilia di Pasqua, dallo stabilimento di Nologru2000 parte il convoglio di aiuti della città di Civitavecchia. A fare da apripista l’auto dei Vigili Urbani, dietro un tir, un furgone e un pick up, e formata la coda si parte. E inizia il viaggio.

Sembra infinita l’autostrada, ma pagato l’ultimo casello, oltrepassiamo il traforo del Gran Sasso e siamo alle porte del disastro.

Sono le 8.15 quando entriamo a L'Aquila, qui ci aspetta una macchina con a bordo due carabinieri, che ci scorteranno fino a Prata. Intorno a noi ad alberi in fiore e prati già verdi, si alternano alle prime macerie. Sopra di noi il Gran Sasso è tutto innevato. Una meravigliosa quiete dopo la tempesta.

Il lungo convoglio si ferma, le prime difficoltà. Molte strade sono crollate e ampi solchi le attraversano.

Durante la breve sosta, si avvicina a noi uno dei carabinieri. Un giovane ragazzo abruzzese di stanza a Tolfa. Nelle sue parole la tristezza e la rabbia di chi, la natura tanto ostile ha scosso l’anima prima che la terra. L’Aquila sembra deserta, non ci sono auto né persone ma la prima tendopoli è già fuori il palazzo della Questura. Più ci addentriamo, più gli effetti di quella furia cieca si fanno concreti. Intere case diventate metri cubi di macerie, strade completamente dissestate, picchetti sorreggono i battistrada. La quiete dopo la tempesta, il tempo si è fermato e la natura, nella sua stagione di rinascita sta lì immobile a guardare. Alberi in fiore e sempre più distruzione lungo tutta la Statale 17.  

Tutto il territorio è stato diviso in quattro quadranti, e Prata fa parte del secondo. Imbocchiamo  una stradina in salita e un gigantesco masso ci blocca di nuovo il cammino. Ma dopo poco riusciamo a ripartire e alle 9,15 il convoglio fa tappa finalmente alla tendopoli di Prata.

La tendopoli si trova rialzata rispetto al paesino. Qui, viste da fuori, le abitazioni, per la maggior parte di un piano, sembrano solo ferite. Ma all’interno, come ci raccontano gli abitanti.

Ad accoglierci troviamo un manipolo di giovani volontari della protezioni civile che ci dicono con un bel sorriso . E si inizia lo scarico. Una catena di uomini si passa tra le mani viveri e vestiti e intorno gli sfollati osservano increduli. La tendopoli è sorta vicino a un grosso casale, che per fortuna non ha subito alcun danno, dove ogni anno si festeggia la “sagra dello gnocco”. All’interno è stata adibita una cucina dove le donne preparano da mangiare per tutto il campo.

Victor, albanese ma dal 2004 a Prata, guarda i suoi due bambini giocare.

Nel campo gli abitanti cominciano ad uscire dalle tende e una piccola donnina con passo sicuro si avvicina a noi. E’ Vincenza 89 anni e uno spirito da leone. E’ rimasta fino a giovedì barricata nella sua casa. Intanto sul ciglio della strada si è radunato un gruppetto di cittadini. Ridono, anche se i loro occhi sono velati dalle lacrime. Gli abitanti del paese sono molto uniti e in questa tendopoli sono come un’unica famiglia. Ripartiamo mentre le donne si riuniscono nella cucina per preparare il pranzo.

L’altro campo che raggiungiamo è quello di Arischia, una frazione dell’Aquila. In questa tendopoli ci sono oltre mille persone, di tutte le età. Molti i giovani che senza sosta lavorano dentro e fuori il campo, che è attrezzatissimo. Ci invitano a fermarci con loro a pranzo e ci consegnano un buono da esibire nel punto di ristoro. Giancarlo è un volontario, ma prima di tutto un cittadino, mi parla con gli occhi pieni di lacrime e quando l’emozione prende il sopravvento, smette di parlare. Perché ora, dopo oltre una settimana dall’accaduto, la voglia di tornare alla normalità si fa sempre più pressante.

Al campo, come anche agli altri che abbiamo visitato, è un continuo pellegrinaggio di parenti e amici che cercano i loro congiunti. Scarichiamo qui ciò che rimane del carico e poi ripartiamo. L’ultima tappa del nostro viaggio è Onna. Il paesino di circa 200 anime, non è raggiungibile con le auto e così andiamo a piedi. Uno scenario desolante. A duecento metri dalle tende, cumuli delle macerie. La tendopoli sembra deserta mentre riprendono le attività di scavo tra le macerie e i vigili del fuoco fanno evacuare a zona.

Così risaliamo in macchina e torniamo a casa.