Le facce della solidarietà
Le facce della solidarietà

L'Italia è in lutto, uniamoci al dolore, cambiamo tutti la nostra immagine personale con quella del gruppo in segno di rispetto”. Questo è quello che leggiamo, accanto all'immagine di una bandiera italiana listata a lutto, nella descrizione della comunità nata su Facebook e dedicata a tutte le vittime del terremoto in Abruzzo.
Un gruppo nato per motivare aiuti, manifestazioni, idee o anche solo per un pensiero, per non lasciarli soli, mostrando il proprio cordoglio e la propria vicinanza. Già sono stati creati centinaia di gruppi con numerosi commenti, tra i quali “Aiutiamo l'Abruzzo”, dove tutti i partecipanti si tengono aggiornati sull’emergenza e su ciò che serve, si scambiano numeri di conti correnti bancari su cui versare soldi e informazioni su come e dove donare il sangue e fornire aiuto alla gente che si ritrova senza più la propria casa.

Subito dopo la tragedia, il popolo di Internet si è attivato. I media classici discutono e riportano informazioni sul tragico terremoto in Abruzzo, ma anche i social network vogliono fare la loro parte. Facebook e Twitter, si sono adibiti a centro di raccolta per utenti che vogliono aiutare e donare la propria solidarietà. Ma non solo. È anche una raccolta di messaggi, domande e testimonianze di paura per successive altre catastrofi. Ed è una raccolta di chi quella catastrofe l'ha vissuta. Chi si preoccupa della propria famiglia, di parenti e amici, chi ha voglia di confidare i propri attimi di disperazione e di terrore vissuti alle ore 3.32 di quella notte. Twitter, che era stato il primo a segnalare la notizia appena si era sentita la prima scossa, non ha mai smesso di pubblicare i post di amici e parenti alla ricerca dei propri cari.
La community lancia iniziative per far arrivare capi d'abbigliamento, scarpe, acqua e cibo a lunga
conservazione, ai 17mila sfollati rimasti senza niente. Gli studenti di tutta Italia sul sito dell'Unione degli Universitari (www.udu.it) offrono la propria disponibilità di posti letto, creando una vera e propria una rete di accoglienza. Sui blog dei principali quotidiani si discute anche del modo in cui spesso i media abbiano raccontato la tragedia, dimenticandosi dell'etica giornalista. La Protezione Civile (www.protezionecivile.it), la Croce Rossa Italiana (www.cri.it)
e la Caritas (www.caritasitaliana.it) hanno pubblicato sui loro portali tutte le coordinate utili per le donazioni. Non manca YouTube, dove i media ufficiali pubblicano estratti di telegiornali e servizi, le associazioni fanno sentire il loro appello per cercare volontari e donatori, e i privati mostrano tutto quello che hanno attorno, testimoniando la situazione drammatica della popolazione colpita dal sisma.
La Rete si mobilità alla ricerca di solidarietà quindi. Ma restano tra i più attivi Facebook e Twitter, che
sono tra i portali più frequentati dalle vittime dirette del terremoto, che cercano informazioni sui loro cari ma anche conforto. Conforto che, grazie a centinaia di persone, si tramuta in aiuto. Una solidarietà che varca anche i confini italiani: diversi utenti si sono offerti di tradurre in inglese, riportando e descrivendo i fatti, e soprattutto dando informazi
oni su conoscenti, amici e parenti dell'Abruzzo, a tutti coloro che sono lontani dal propri paese. E non sono solo italiani quelli che sul popolare servizio di microblogging inviano twit sul terremoto, ma anche spagnoli, francesi, americani e cittadini di ogni parte del mondo.
Non importa quanti sono i chilometri di distanza. La Rete offre un modo per essere vicino a tutte quelle persone che si trovano in quel triste mondo. La lista dei morti cresce in maniera repentina, migliaia i dispersi, i feriti non si contano, gli sfollati costretti a ripartire da zero. Una crepa, quella che ha spaccato l'Italia, che il mondo della comunicazione non potrà certo sanare. Ma la voglia di aiutare è tanta, e in questo la Rete, può davvero essere la soluzione giusta.