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Quando la radio

La voce per i cittadini

Quando la radio

di MARCO FASTELLI (22 04 2009)
Aurelio Candido

La radio nelle emergenze: un mezzo di servizio. Questa funzione viene sottolineata da Giuseppe Mazzei, docente di Storia ed Evoluzione dei modelli di giornalismo presso la facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza.



Terremoto e radio: un giornalismo utile


La memoria va indietro al terremoto dell’Irpinia, nel 1980, quando i giornalisti radiofonici si improvvisarono soccorritori e fornirono informazioni utili a coordinare il lavoro delle autorità, aiutati dalle caratteristiche di tempestività, rapidità e velocità di trasmissione proprie del mezzo. La radio al servizio della gente, in grado di fornire tutte le indicazioni utili ai cittadini che non erano stati raggiunti dai soccorritori anche a molte ore dal sisma.
Nel caso dell’Abruzzo, secondo Mazzei, i mass media sono stati in grado di fronteggiare l’emergenza, fornendo tutte le informazioni delle quali il pubblico aveva bisogno. Ma non nasconde qualche riserva. Forse, analizza, c’è stato qualche indugio di troppo: raccontare il sisma perlopiù come “tragedia, paura, angoscia”, non esaurisce il bisogno informativo dei cittadini. Di fronte alle tragedie,è sempre poco opportuno  calcare la mano, enfatizzare dettagli emotivi, che nulla aggiungono a quanto si sa già. I mezzi di comunicazione, radio in testa, devono dare notizie.
Spiegare la situazione, aiutare la Protezione Civile, raccontare le storie di quei comuni più piccoli, dimenticati, magari lontani dall’epicentro centrale, che hanno comunque bisogno di aiuto. 
Un giornalismo utile, un giornalismo al sevizio del cittadino.

Come la radio ha affrontato il terremoto?
Questa volta i mezzi di comunicazione di massa sono stati abbastanza in grado di coprire quest'evento con molta efficacia. Io ricordo il terremoto dell'Irpinia in cui ci fu la polemica sui ritardi dei soccorsi e, in quel caso, non c'era la protezione civile, i colleghi giornalisti del giornale radio si sostituirono loro e fecero da fonte di informazione e da “rete” per fornire le comunicazioni alla gente per dire cosa dovevano fare e dove dovevano andare perché le “forze pubbliche”non erano in grado, a distanza di parecchie ore e forse di qualche giorno dal sisma, di fronteggiare la situazione dal punto di vista informativo. Questa volta la copertura è stata abbastanza efficace e devo dire che in particolare la radio si è dimostrata uno strumento senz'altro utile.

Ha individuato delle “parole chiave” ricorrenti nell'esposizione del terremoto da parte dei media?
Tragedia, paura, angoscia : il che, secondo me, non è sempre un'ottima cosa nel senso che, quando succedono eventi di questo genere, non bisogna calcare troppo la mano utilizzando parole che sicuramente descrivono la situazione ma rischiano di enfatizzarla. In questo caso l'importanza della radio è dare notizie, le notizie utili, andarle a scovare. Le notizie utili servono a salvare vite umane e facilitare anche gli interventi della protezione civile, a scoprire che in una tenda ci va l'acqua, che si muore di freddo, che in un altro posto si sono dimenticati di passarci. Quando ci sono i terremoti si pensa sempre all'epicentro, in realtà i comuni interessati non erano quattro o cinque ma una cinquantina,  però non da tutti e cinquanta abbiamo avuto un'informazione adeguata. Ecco in questo caso, i giornalisti ovviamente fanno quello che possono.  Non si possono mettere sul campo centinaia di giornalisti, ma sono queste le notizie che devono dare. Maggiore attenzione alle notizie e minore attenzione all'enfasi perché si sa che piangere sul latte versato non serve a niente.