Obiettivo decenza
Obiettivo decenza
La testimonianza di un venticinquenne volontario a L’Aquila nella settimana successiva al terremoto. Il quadro che ne esce è quello di un sistema mediatico in parte viziato e forse spesso incapace di darsi degli obiettivi ma solo di utilizzare in maniera discutibile quelli delle telecamere.
TELECAMERE - “Era già passato qualche giorno da quando eravamo arrivati sul campo e la stanchezza cominciava ad affiorare; così in un momento di relativa tranquillità mi sono sdraiato tra due tende e mi sono coperto il viso con il cappello. Poco dopo è venuto a svegliarmi un altro dei nostri per farmi notare i due cameraman e il fotografo che mi stavano puntando gli obiettivi addosso”. E’ solo uno degli episodi che racconta Giovanni, 25 anni, volontario a L’aquila nei giorni tra il sisma e Pasqua.
“L’associazione di cui faccio parte ci ha chiesto espressamene di non rilasciare mai dichiarazioni ai giornalisti per il semplice fatto che quella di uno di noi poteva essere utilizzata come voce dell’associazione; e se prima di partire potevano sembrarmi esagerate certe raccomandazioni, beh, arrivato sul campo ho capito bene che così non era”.
FOCUS - Giovanni prosegue con il racconto: ”Sento spesso parlare della differenza tra libertà di informazione e abuso di essa, adesso mi è molto più chiara. Non si può entrare, e l’ho visto fare più volte, in una tenda con due telecamere e i faretti che già a distanza ti accecano; non si può pensare di chiedere sempre e comunque tutto a tutti, senza fare alcuna distinzione di situazioni, momenti, e anche luoghi.”
“Sono consapevole del fatto che senza testate sul luogo non avremmo avuto la straordinaria gara di solidarietà che c’è stata, ma dobbiamo renderci conto che il pericolo che ci si dimentichi del terremoto quando non se ne parlerà più non solo è reale, ma è già latente nelle zone colpite dal sisma. Quando sono arrivato a Piazza d’Armi, dove si snodano sia gli aiuti che le attività giornalistiche ho trovato container stracolmi di beni di ogni genere, tanto che gli spazzolini e i dentifrici che avevamo nei nostri scatoloni sembravano inutili; il giorno di Pasqua sono arrivate 40000 uova di cioccolato, un numero evidentemente sproporzionato a quello delle persone che erano lì. E pochi chilometri più in la, tendopoli più piccole rimaste fuori dal circuito mediatico dove ti sentivi dire che erano quattro giorni che non ci si lavava i denti. Se vi dicessi che questo mi ha sconvolto userei un eufemismo”.
FORTE E GENTILE - Giovanni è abruzzese, e ci tiene a sottolineare l’atteggiamento che ha visto nei comportamenti e negli occhi dei suoi conterranei: “Non pensavo che un numero così grande di persone potesse reagire con tale dignità ad una sciagura simile. Ho visto l’Abruzzo forte e gentile. Mi è capitato di parlare con un uomo che ha estratto dalle macerie i corpi di sua moglie e sua figlia; alla fine della conversazione gli è uscita una lacrima, e addirittura scusandosi si è congedato dalla conversazione. E naturalmente lì dietro c’era qualcuno pronto a chiedergli un’intervista!”.