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Quando il motore di ricerca diventa poliziotto

Quando il motore di ricerca diventa poliziotto

di STEFANIA BELMONTE (09 09 2005)

Secondo "Reporter sans Frontières" Yahoo avrebbe contribuito all'arresto di un giornalista cinese Shi Tao è stato condannato a 10 anni di carcere con l'accusa di aver rivelato segreti di Stato

SAREBBERO FONDATE le accuse rivolte da Reporters sans Fontières al motore di ricerca Yahoo!.  Nel testo della sentenza sarebbe stata citata la sua collaborazione: dalla filiale di Hong Kong avrebbe infatti fornito informazioni sull'account usato in internet da Shi Tao, giornalista 37enne rintracciato dalla polizia nel novembre del 2004 proprio grazie a queste informazioni riservate. La denuncia arriva direttamente dall’Associazione Reporters sans Frontières, che accusa il motore di ricerca americano di collaborazionismo per la censura.


 

 
LA CONDANNA emessa dal tribunale cinese, lo scorso 30 aprile, è chiara: Shin Tao, reporter del Contemporary Business News, dovrà scontare 10 anni di galera per aver rivelato “segreti di Stato di alto livello”. Evidentemente, l’atto del giornalista di aver divulgato le intenzioni delle autorità cinesi riguardo ad una rievocazione storica, è stata giudicata un atto grave. Shin Tao aveva rivelato a siti web stranieri l’invito che le autorità del suo paese avevano rivolto agli organi di stampa: non commemorare il quindicesimo anniversario della repressione governativa nei confronti dei gruppi di piazza Tiennamen che nel 1989 chiedevano maggiore democrazia, e che invece sono stati vittime di un massacro.

 
 
 
 
 
 
SHIN TAO è solo l’ultimo dei 25 giornalisti, oltre ai 60 “cyber-dissidenti”, finito dietro le sbarre. La rete è diventata un mezzo del quale avere paura, almeno per i governi repressivi della libertà di informazione come lo è quello di  Hu Jintao, instauratosi da ormai 3 anni. L’opinione pubblica spaventa, perché rappresenta il maggiore mezzo di rivoluzione popolare mai esistito.