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Non si tocca il canone RAI

Non si tocca il canone RAI

di VALENTINA TORTELLI (23 11 2005)

Per il 2006 non è previsto alcun aumento: le risorse aziendali verranno incrementate diversamente. Lo stabilisce il ministro Landolfi.

Buone notizie per gli abbonati Rai: il canone per l’anno prossimo non subirà aumenti di prezzo. Lo ha stabilito il ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi.
Non vi e' alcuna razionalita' nel perseguire una politica di aumento del canone che faccia gravare solo su una parte dei cittadini un costo che deve essere ripartito fra tutti", ribadisce il Ministro alla Commissione di Vigilanza sulla Rai.

Si spera in questo modo di contenere anche il fenomeno dell’evasione, limitando il numero di coloro che non pagano il corrispettivo dovuto.

Le risorse economiche per la gestione dell’azienda e per il rinnovamento tecnologico, andrebbero dunque ricercate altrove, ad esempio, attraverso accordi commerciali con altre aziende. Tuttavia, neanche gli introiti pubblicitari per l’anno 2005, sembrano essersi rivelati cospicui: stagnano rispetto al 2004 anche se per l’Upa il mercato in questo settore si rivela in crescita. Magre entrate per la Rai, dunque, se si paragona il guadagno pubblicitario al trionfo dell’audience, soprattutto in questo ultimo trimestre.
La raccolta di fondi attraverso i rapporti commerciali con le aziende rappresenta un elemento chiave per la Rai, soprattutto in termini di investimenti per lo sviluppo futuro, dato che l’importo del canone non viene aggiornato da due anni. Lo conferma l’Adrai, associazione dei dirigenti della Radiotelevisione Italiana.
Il nostro Paese, rivela la Direzione Amministrazione Pagamenti, ha il canone annuo più basso d’Europa: ogni cittadino deve pagare alla Rai 99,60 euro all’anno e con la possibilità di rateizzare l’importo, contro i 285 euro di Svizzera e Danimarca, prime in classifica.
Il canone è la principale fonte di finanziamenti per il servizio televisivo pubblico e deve essere corrisposto all’azienda di Stato per il possesso dell’apparecchio indipendentemente dal numero di televisori in casa. Non è determinante ai fini del pagamento, la scelta delle emittenti che il consumatore decide di seguire.