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“Era uno scherzo”. Il sabotatore di Wikipedia si scusa

“Era uno scherzo”. Il sabotatore di Wikipedia si scusa

di LUCIA LAUDANDO (12 12 2005)

Aveva alterato la biografia di un famoso giornalista USA. Ora viene allo scoperto

wikipediaAVEVA CREATO SCOMPIGLIO su Wikipedia, l’enciclopedia on-line più famosa del web, aggiungendo notizie false alla biografia di un noto giornalista americano. Dopo il tam-tam dei giorni scorsi il responsabile è venuto allo scoperto, chiedendo scusa. “È stato uno scherzo finito terribilmente male”, ha detto Brian Chase, impiegato in un’azienda di spedizioni di Nashville.


 

 

Il caso è cominciato nel maggio 2005, quando Chase aveva aggiunto alla biografia di John Seigenthaler – ex direttore editoriale di Usa Today – notizie false riguardanti la morte di John Fitzgerald Kennedy e di suo fratello Robert. Secondo quanto si poteva leggere fino a pochi giorni fa, Seigenthaler era direttamente coinvolto nei due omicidi, e per questo aveva vissuto nell’ombra in Unione Sovietica per diversi anni. Tutta un’invenzione, ammette ora Chase, messa su per fare uno scherzo ad un collega conoscente dell’editorialista.
 
 

Una burla che ha messo in agitazione il diretto interessato, che nei giorni scorsi ha pubblicato un articolo in cui metteva in dubbio la credibilità di Wikipedia. Da qui l’inevitabile strascico di polemiche e di interrogativi sul valore da attribuire ad informazioni, come quelle dell’enciclopedia on-line, che chiunque può manipolare a suo piacimento.
 
 

Le conseguenze sono state immediate: la nuova politica di Wikipedia prevede ora che solo gli utenti registrati possono inserire nuovi articoli. La vulnerabilità in ogni caso rimane alta, dato che chiunque può modificare articoli già inseriti da altri. Rimane ora da vedere se si verificheranno ulteriori casi di burloni che approfittano della libertà a loro disposizione. Il buon Chase è stato perdonato dalla sua vittima, anche se ha dovuto rassegnare le dimissioni al proprio datore di lavoro; chissà se ad altri andrà altrettanto bene.

Riferimenti

Wikipedia

Articolo sulla vicenda pubblicato su Wikipedia