Chi è il laureato in comunicazione? E come è cambiato il suo profilo con il
passaggio al 3+2?
L’ultima indagine condotta dal consorzio interuniversitario
AlmaLaurea, su
24 atenei e quasi
cinquemila laureati, ne traccia un
rassicurante identikit.
Laurea in tempi brevi, ottimi voti, buona padronanza dell’inglese e degli strumenti informatici. Ha frequentato regolarmente le lezioni e svolto stage o tirocini durante gli studi. Una facoltà tinta di rosa, in cui è netta la prevalenza delle donne, che costituiscono il 66% dei laureati quinquennali e ben il 71% di chi consegue la laurea di base. L’età del conseguimento del titolo si abbassa dai 25 ai 23 anni, ma nella corsa verso il primo traguardo si affievolisce la spinta all’eccellenza: mentre per i laureati senior la media si attestava intorno al 107, i junior raggiungono quasi il 105.
L’iter di studio post-riforma sembra ricalcare l’articolazione temporale tipica del vecchio ordinamento. L’84% dei dottori triennali decidono di completare il regolare percorso di studi iscrivendosi ai corsi di laurea specialistica. La riforma ha inciso positivamente anche nelle attività di tirocinio e stage, quasi raddoppiate, ma perde appeal l’esperienza di studio all’estero (25% per il vecchio ordinamento, 10% per il nuovo).
Come si comportano i neolaureati in comunicazione alla prova con il mercato?
Ad un anno dalla laurea poco più della metà (54%) trova un’occupazione, sebbene solo per il 24% si tratta di un lavoro stabile. Va meglio se si considera la condizione dei dottori a cinque anni dall’ingresso nel mercato del lavoro: il 94% trova un’occupazione e per il 72% è arrivato un contratto a tempo indeterminato. Accanto a pubblicità e commercio, quasi la metà dei soggetti intervistati svolgono attività di comunicazione nella Pubblica Amministrazione, nelle Poste, comunicazioni e telecomunicazioni, ma anche in ambiti relativi ai servizi alle imprese e a quelli ricreativi, culturali e dello sport.
Il guadagno non è dei migliori, ma non ci si può lamentare: si passa dai 900 euro circa al mese

per i neolaureati, ai 1300 euro dopo il primo quinquennio. Una curiosità: se inizialmente le donne hanno un’entrata mensile lievemente inferiore a quella degli uomini, nel lungo periodo il loro stipendio supera, seppur di appena 200 euro, quello dei loro colleghi. Infine il dato più incoraggiante: resta alta l’
efficacia della laurea, le competenze apprese durante gli studi trovano piena corrispondenza con le richieste del mercato del lavoro. In questo senso, i
corsi di laurea in Scienze della comunicazione si rilevano
del tutto efficaci non solo sul piano teorico, ma soprattutto per la capacità di offrire reali possibilità di sviluppo e di implementazione di conoscenze operativamente applicabili. Un background culturale fatto di saperi e abilità al tempo stesso specialistiche e polivalenti, spendibili in maniera dinamica e flessibile all’interno di qualsiasi ambito lavorativo.
Guardando al contesto romano, dalle ultime indagini di Unimonitor.com, Osservatorio su lavoro e formazione nel campo della comunicazione, emerge chiaramente come rispetto al totale dei laureati in comunicazione che svolgono professioni pertinenti, i due terzi esercitino specifiche attività di comunicazione. Nel dettaglio, quasi la metà è impiegata nell’area della comunicazione pubblica e aziendale e in particolare nel settore pubblicitario e nella gestione della comunicazione aziendale (48%), un quarto nelle redazioni che operano nei new media, mentre un quinto è in qualche modo entrato nelle redazioni radio-televisive e giornalistiche.
L’Osservatorio ha attivato nella seconda parte del primo semestre il Laboratorio Unimonitor.com, volto ad individuare i punti di incontro tra domanda e offerta di lavoro, analizzando il valore formativo del corso di laurea in comunicazione e la validità della formazione post-universitaria.
Insieme ad approfondimenti sui concetti di base e sulle tecniche di analisi, gli studenti saranno coinvolti nell’indagine sul campo. Un’opportunità per interpretare il cambiamento in atto, capire l’università e le tendenze del mondo del lavoro.
Riferimenti
Rapporto Unimonitor