I NUMERI della frode musicale aumentano, di anno in anno.
A parlare è la
Federazione contro la pirateria musicale (FPM). E lo fa in maniera chiara, rendendo note le cifre più imponenti dell’illegalità. Secondo stime recenti, infatti, i “pirati”degli mp3 sarebbero 5 milioni solo in Italia, 1.700.000 invece sono i cd sequestrati nel 2005, e addirittura 900 milioni sono i file audio che circolano illegalmente.
Naturalmente sono cifre che pesano enormemente sull’industria discografica: negli ultimi tre anni il livello occupazionale nel settore è calato del 30%; se poi consideriamo lo spinoso e delicato problema dei diritti d’autore, il danno per il mancato riconoscimento di essi ammonta all’esorbitante cifra complessiva di 4.2 miliardi di euro (considerati anche i settori video, software ed editoria).
D’altra parte, c'era da aspettarsi che non sarebbe bastata la sentenza contro Napster per fermare il circolo di musica pirata in internet. Infatti, dopo la sconfitta giudiziaria del sito più frequentato del pianeta per il download di mp3, i cosiddetti
programmi di file sharing sono stati messi a disposizione degli utenti, permettendo ad ognuno di condividere e duplicare file musicali non più tramite sever, ma direttamente tra privati e dando così la possibilità di appropriarsi di musica nell’alveo di una semi-legalità.
In sostanza la musica pirata cresce secondo il ritmo vertiginoso con cui la tecnologia invade le case e scardina le vecchie abitudini, stravolge i modi di pensare, si insinua nelle consuetudini assuefacendo al linguaggio dei bit l’universo giovanile. E non solo…
E’ chiaro quindi che non sono previste inversioni di tendenza e le possibilità di arginare le frodi sono sempre più rare se non addirittura inesistenti. Il destino del fenomeno - in evoluzione già da anni - è in ascesa, e aumenterà in corrispondenza con la sempre maggiore dimestichezza con cui giovani e giovanissimi utilizzano i computer e navigano nel web.