ANCHE L’ITALIA fa il primo passo verso la nuova forma di democrazia elettronica. Il 29 novembre il
Consiglio dei Ministri ha varato un
decreto legge di fine anno. Scrutinio e
voto elettronico per dieci milioni di schede e centomila elettori. L’esperimento, condotto lo scorso 9 aprile alle regionali in Liguria, viene allargato a cinque regioni. Il 25% dei seggi accoglierà una nuova figura: l’ “operatore informatico”. Dotato di scanner e computer, identificherà l’elettore al momento del voto, espresso tradizionalmente con la matita copiativa.
La fase dello scrutinio sarà un misto tra manualità e software, un’operazione in tempo reale. Le schede, lette con un lettore ottico, saranno visualizzate sullo schermo del computer. Terminato lo spoglio, i totali verranno inviati in codice criptato al sistema centrale del
Viminale, via internet. Lo scrutinio elettronico su un terzo dei seggi, però, avrà valore solo se darà risultati uguali a quello tradizionale.
Soddisfatti i ministri Pisanu (Interni) e Stanca (Innovazione tecnologica): le novità faranno risparmiare il 65-70% sui tempi, perché le operazioni si ridurranno da nove a tre, e il 50% sui costi. Lo sforzo del governo replicherà quello già sperimentato lo scorso anno nei 235 comuni liguri. Allora, il ministro Stanca aveva inviato 3000 computer, divisi tra Prefettura, Regione e 1.800 seggi.
Il voto elettronico è previsto per i centomila elettori impossibilitati a recarsi alle urne per motivi di salute. Si creeranno dei “seggi volanti”. Si esaudisce così la richiesta dell’”
Associazione Luca Coscioni”, da tempo impegnata nella battaglia per garantire il diritto di voto a chi non può esercitarlo, perché malato o attaccato a macchinari per la sopravvivenza.
Garanti della correttezza delle procedure di voto saranno gli osservatori dell’
Osce (l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione). Si tratta di procedure di routine previste da accordi internazionali. Gli osservatori hanno già monitorato Spagna, Gran Bretagna e Russia.
Il decreto arriva in ritardo rispetto alle aspettative del governo. Berlusconi e Stanca, infatti, avevano previsto di scrutinare elettronicamente anche le Europee.
Il secondo ritardo riguarda il vero e proprio voto elettronico, quello con la schedina tipo bancomat. E’ una scheda magnetica con l’impronta dell’indice destro, il futuro del voto. Il progetto europeo è stato sperimentato in quattro città italiane: Avellino, San Benedetto del Tronto, Cremona e Campobasso. Su conteggio e voto continua a lavorare una commissione parlamentare trasversale.
Entusiasmo e soddisfazione per l’impulso tecnologico alla partecipazione politica. Chissà che le percentuali di italiani alle urne non subiscano, il 9 aprile, un salto in avanti di uguale entità.
Ce lo auguriamo.