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Giuseppe Tatarella, direttore di "Lo Sportsman": "Non toccate i miei fondi!"

Giuseppe Tatarella, direttore di "Lo Sportsman": "Non toccate i miei fondi!"

di LUCA BOLOGNINI (16 01 2006)

Il direttore del quotidiano di infomazione ippica giustifica i finanziamenti all'editoria

SE i finanziamenti potrebbero essere utilizzati meglio per servire altri scopi? Certamente. Quelli che riceviamo noi? Ah, no! Quelli no. Se ce li toccano dobbiamo portare i libri in tribunale”. Giuseppe Tatarella, direttore del quotidiano Lo sportsman – cavalli e corse, è un seguace della filosofia NIMB: not in my backyard. Tradotto, non nel mio cortile. Che i contributi pubblici all’editoria vengano sprecati è vero, ma non quelli che percepisce la sua testata.
 
 
Direttore, come avete fatto ad accedere ai finanziamenti?

“Siamo una cooperativa che ha sedici anni di vita, e da dodici percepiamo gli aiuti statali. Senza chiuderemmo certamente”.
 
 
Ma più di due milioni e mezzo di euro non le sembrano troppi? Molti pensano che questi fondi potrebbero servire a riempire il buco della sanità o a realizzare qualche opera socialmente utile.
“Il troppo e il troppo poco sono espressioni soggettive. Noi diamo lavoro a 27 dipendenti e a una cinquantina di collaboratori. E sono persone che, se chiudessimo, dovrebbero cercare lavoro altrove. In più gli dovrebbero essere versati i contributi per il mantenimento. Bisogna anche tener conto di quello che noi paghiamo allo Stato: quello che viene erogato rientra poi da un’altra parte nelle casse del Tesoro. Quelli che ci vengono dati non sono quattrini a fondo perduto. Per la valutazione dell’entità bisogna poi fare una precisazione: oltre ai contributi diretti esistono anche quelli indiretti. Società come Poligrafici Editoriale, come Rcs o Il sole 24 ore hanno una quota forte di abbonati. Mentre per noi, che tiriamo tra le 18.000 e le 20.000 copie, il numero dei lettori in abbonamento è pressoché insignificante. Così conta poco o nulla, per i piccoli gruppi, se lo stato finanzia le spedizioni al 50%. Per non parlare di quello che si incamerano per la carta i grandi periodici.”
 
 
Ne parli pure...
“Una volta il credito di imposta sulla carta non esisteva. Io ho lavorato in Mondadori per 25 anni, e stia sicuro che loro, come tanti altri, ce la possono fare benissimo anche senza agevolazioni. Queste stesse agevolazioni potrebbero tranquillamente essere girate a gruppi editoriali più piccoli, al fine di assicurarne la sopravvivenza. Noi sosteniamo costi che superano più del doppio i soldi che percepiamo come aiuto. Inoltre le cooperative non possono dividere gli utili tra gli azionisti. I soldi che incameriamo restano alla cooperativa. Discorso completamente diverso, invece, per le società: le agevolazioni possono anche finire direttamente agli azionisti”.
 
 
Finanziamenti, insomma, per garantire il pluralismo.
“Per garantire il pluralismo serve tutto”.
 
 
E il libero mercato che fine fa?
“Ma lei è sicuro che col libero mercato si garantisca il pluralismo?”.
 
 
In teoria…
“Eh, in teoria!”.