HA UNA VISIONE OTTIMISTICA il
preside della Facoltà di Scienze
della Comunicazione Mario Morcellini riguardo alla diffusione delle nuove tecnologie, l’innovazione, l’avvento della società della comunicazione. I nuovi strumenti – sostiene - stimolano i rapporti interpersonali, hanno una loro spiritualità e riescono ad appassionare le nuove generazioni.
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Intervistato da Giuseppe Vasta per
@Review, la rivista trimestrale del
Ministero dell’Innovazione, il prof. Morcellini traccia i
caratteri principali della “società tecnologia”: primato dell’individuo sulla macchina; mondo giovanile motore del cambiamento; nuove forme di partecipazione.
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Morcellini ha affermato: “Il protagonista principe dell’innovazione è l’individuo profondamente integrato al contesto. Proprio la famiglia si trasforma nell’elemento innovativo per eccellenza, il più attivo e insieme il più ricettivo nei confronti delle novità”.
Rivolto ai giovani, queste le parole del preside di Scienze della Comunicazione: “Il mondo giovanile è ormai diventato il vero laboratorio sperimentale dei nuovi modelli che l’innovazione ci presenta”. Modelli orientati soprattutto alla “realizzazione di una serie di bisogni individuali e alla costruzione di nuove forme di partecipazione, fino ad ora non immaginabili con i vecchi mezzi di comunicazione”. Ecco perchè, è l’idea del prof. Morcellini, stiamo assistendo al passaggio dalla società dell’informazione, alla società della comunicazione, dove le nuove tecnologie svolgono un ruolo principale: “delocalizzare la fruizione”.
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“Le giovani leve – ha ricordato ancora il preside – usano le tecnologie, la comunicazione, Internet come uno strumento per la costruzione della loro identità e il perfezionamento di relazioni con l’ambiente esterno”. Tutto ciò “accorcia le distanze fisiche e simboliche allargando il consumo culturale”.
Ma le nuove tecnologie non sono aride e fredde? Niente affatto – sostiene il professore –danno piuttosto la possibilità alle persone d’interagire a distanza, “avvicinando virtualmente gli individui anche quando sono fisicamente lontani. In questo modo – conclude – gli strumenti che l’innovazione ci mette a disposizione intervengono sulla spiritualità prima ancora che sulla fisicità”.