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Troppa pubblicità in tv fa male alla carta stampata

Troppa pubblicità in tv fa male alla carta stampata

di CHRISTIAN CAPUANI (07 06 2006)

Le proposte della Fieg per favorire la competitività del mercato dei giornali

PUBBLICITA' sempre più attratta dal mezzo televisivo, in attesa che anche l'Italia sviluppi maggiormente i nuovi mercati della rete. Questa situazione, come è noto, non va a genio agli editori degli altri media, che richiedono a gran voce "la tutela della concorrenza, la non discriminazione tra le tecnologie, la libertà e la possibilità di accesso ai diversi mercati".

L’appello a riequilibrare il flusso degli investimenti pubblicitari verso altri settori è nuovamente avanzato dalla Federazione Italiana Editori Giornali. L’occasione è la presentazione del documento “Proposte per la competitività e lo sviluppo dell’editoria”, illustrato dal presidente della Fieg, Boris Bianchieri.

 

Le proposte degli editori di quotidiani e periodici "hanno l’obiettivo di contribuire a determinare, nel nuovo scenario della convergenza multimediale, l’ambiente idoneo per imprese editrici economicamente sane e forti". In questo processo, secondo la Fieg, "la stampa può sviluppare modelli di business per sostenere le pressioni competitive che si accentueranno nei prossimi anni". Un business destinato non solo a sè stesso, ma a "garantire ai cittadini un diritto fondamentale della Costituzione": la libertà di informazione.
 

La ricetta della Federazione degli editori è contenuta nelle undici pagine del sintetico documento presentato il 5 giugno scorso dal presidente Bianchieri. Sono cinque le linee guida che riguardano i cambiamenti strutturali auspicati dalla Fieg: rispetto dei limiti di affollamento pubblicitario e nuove regole nel settore radiotelevisivo e della pubblicità, introduzione di norme asimmetriche nel mercato pubblicitario e della comunicazione pubblica, testo unico dell’editoria, modernizzazione ed informatizzazione della rete di vendita, eliminazione dei limiti fiscali al processo di convergenza multimediale.
 

Severo il giudizio sulla Gasparri ("ha certamente aggravato la situazione"), rispetto alla quale si richiedono alcuni passi indietro in merito all’affollamento degli spot in tv, reintroducendo ad esempio degli equi limiti antitrust per la raccolta pubblicitaria televisiva. Dubbi restano sul Sic, il sistema integrato delle comunicazioni al centro della riforma del sistema radiotelevisivo, che nella formulazione attuale della legge non permette una sua concreta individuazione.
 

Per bilanciare la distribuzione delle risorse pubblicitarie la Federazione italiana degli editori propone "l’introduzione di vincoli legislativi asimmetrici capaci di riequilibrare gli investimenti a favore della carta stampata". Si intende così superare quella che viene definita "una anomalia tipica del nostro Paese", visto che "nella maggior parte degli Stati europei la televisione ha una quota di mercato inferiore al 50% e, fatta eccezione per la Spagna e il Belgio, la stampa è ovunque il primo veicolo pubblicitario". In Italia, nel 2005, la televisione ha raccolto il 56% degli investimenti pubblicitari a fronte del 38,5 raccolto dalla stampa.
 

Due, infine, le misure congiunturali richieste: la riduzione degli oneri fiscali, del costo del lavoro e del costo delle materie prime, investimenti e finanziamenti agevolati e la regolamentazione dei processi occupazionali.

Riferimenti

Il documento della Fieg

Il testo della legge Gasparri (l.112/04)

Un testo universitario per capire meglio la legge Gasparri