TREDICI MILIONI di lettori unici al mese, una media di 381 mila copie al giorno nel mese di maggio. I numeri del
Guardian sono notevoli. Eppure è arrivato il momento di cambiare qualcosa per un mondo in trasformazione. Il direttore della testata britannica,
Alan Rusbridger, ha detto: “Se non ci svegliamo e capiamo che siamo in competizione con avversari che possono anticiparci di 12, 18 o anche 24 ore sulle notizie, diventeremo inutili”. Il che, in pratica, significa arrivare quanto prima sulle notizie. Ma come? Semplice, mettere subito online i reportage di inviati e corrispondenti, senza dover attendere il giorno successivo per l’uscita in edicola.
Qualcuno, però, ha sollevato perplessità. Il ruolo di interpretazione e approfondimento del giornalismo della carta stampata può coincidere con il ruolo di aggiornamento continuo tipico del giornale online? Come può il redattore calarsi nei due ruoli senza problemi? Come scrivere un pezzo completo e ragionato che andrà in edicola la mattina successiva e subito dopo piegarsi alla logica del quotidiano in rete scrivendo un pezzo che richiederebbe continue modifiche, specie per quanto riguarda storie in sviluppo?
Secondo il direttore del Guardian il dilemma non ha ragion d’essere, un concetto che traspare chiaro dalle sue dichiarazioni e dai provvedimenti assunti dalla direzione per risolvere la questione. La volontà di dare la precedenza alla versione online non mira solo a battere la concorrenza, ma ha motivazioni ancora più pratiche, e proprio a favore dei giornalisti. Non ci saranno più le “ristrettezze di spazio che affliggono i giornali di carta”, ha affermato Rusbridger, per cui non si verificheranno più gli odiati “tagli selvaggi” che riducono le capacità espressive dell’articolo. Inoltre il gruppo dirigente ha stabilito che di volta in volta si deciderà quali avvenimenti coprire nella versione online con informazioni di agenzia e quali storie esclusive destinare al giornale cartaceo.
Volendo andare ancora più a fondo nella questione, c’è un dato che non è di sicuro passato inosservato nella redazione del giornale inglese: il sorpasso da parte dei siti ai danni dei quotidiani nazionali nel mercato pubblicitario. E questa è tutt’altro che un' argomentazione “spicciola”.