POSSONO risultare graditi o meno, possono abbellire qualche parete grigia e dare un tono di colore a qualche sottopassaggio in cemento armato, o ricoprire interamente un vagone della metropolitana e colorare qualche parete che non aveva affatto “bisogno di ritocchi”, fatto sta che i graffiti fanno ormai parte da anni del paesaggio urbano di qualunque città, e stanno ottenendo sempre maggiore considerazione nel panorama culturale italiano.
Settembre in particolare si è rivelato un mese molto positivo per la rivalutazione della cosiddetta
spryart. Dapprima sono giunte le parole del neoassessore alla Cultura del Comune Milano, Vittorio Sgarbi, intervenuto in difesa dei
graffiti sulle pareti del Leoncavallo, nel mirino della giunta meneghina e giudicati dal critico d’arte un’opera d’arte a cielo aperto: “Chiederò alla sovrintendenza di vincolare questi muri per proteggere i graffiti che vi sono dipinti” – ha detto Sgarbi – “Non possiamo permettere che queste mura, cuore pulsante della contemporaneità, vengano abbattute per poi rimpiangerle tra cinquant'anni. II Leoncavallo diventerà un museo a cielo aperto e sarà inserito il 14 ottobre nel programma della giornata del contemporaneo”.
Un invito ufficiale ai “graffitari” ad uscire dalla
clandestinità, nonché
un sensazionale e altisonante riconoscimento di valore, è giunto anche dal Fai (
Fondo per l’ambiente italiano) che ha messo a disposizione i giardini di Villa Della Porta Bozzolo, residenza cinquecentesca nel comune di Casalzuigno (Varese), per una mostra interamente dedicata alla
spryart e intitolata “Dal muro alla tela”. All’interno della manifestazione anche spazi a disposizione dei maggiori
writers a livello nazionale, cui è stata data così l’occasione di misurarsi in prestazioni di live panting davanti al pubblico accorso alla manifestazione.
Dalle cosiddette
tag dunque (le firme poste sui muri), a vere e proprie opere su tela: il salto è senza ombra di dubbio ampio, ma cosa ne pensano i grandi
writers dei graffiti che spesso e volentieri imbrattano opere d’arte e muri di palazzi storici? In realtà tra gli “autentici” graffitisti esiste una sorta di codice deontologico, che può essere riassunto da questa regola: mai rovinare un'opera d'arte perché esprime sempre uno stile, anche se diverso. Questo significa evitare di scrivere sui muri di luoghi di culto, monumenti e, in determinati casi, anche di strutture pubbliche.
“Chi compie gesti di vandalismo gratuito non appartiene certo alla nostra cultura” – ha dichiarato il
writer organizzatore dell’evento, nome d’arte Flycat, - “La gente che vale sa come comportarsi".
Che la si condivida o meno la spryart è oramai parte della nostra società, oltre che dei nostri paesaggi urbani, e malgrado alcuni suoi “esponenti” non contribuiscano esattamente a renderla se non gradita quantomeno tollerata da parte della popolazione, nel suo intento originario vuole solo essere una forma espressiva fuori dagli schemi, ma rispettosa di qualunque altra espressione artistica. Vale la pena di chiudere con le parole di Valeria Sessa del Fai, per far presente che per quanto sia doveroso e importante occuparsi della custodia e della salvaguardia del passato, “è necessario anche osservare e comprendere il presente”, e la spryart ne fa senza dubbio parte.
Grandissimo Fly,ammiro tanto
Grandissimo Fly,ammiro tanto la tua arte sei il numero uno!!Vorrei tanto ke l'Italia desse ankora più spazio a veri artisti come te e non alle gente ke vale davvero poko!!Onore e Rispetto x te!