Lo scorso 15 novembre la più grande tv satellitare in lingua araba ha inaugurato
“Al Jazeera International” (nota anche come Al Jazeera English), il nuovo
canale all news in inglese con una diffusione via satellite e via internet che punta all’obiettivo iniziale di 40 milioni di spettatori, supportata dalle sue 4 sedi di Londra, Washington e Kuala Lumpur, oltre a quella storica di Doha nel Qatar, da dove Al Jazeera iniziò le trasmissioni esattamente dieci anni fa con un ingente contributo finanziario del governo del piccolo stato arabo.
La programmazione del nuovo canale al momento è di 12 ore al giorno ma punta all’H 24 in tempi brevi, ed è costituita per il 50% da notiziari e per l’altro 50% da approfondimenti, talk show e reportage.
Solo questione di lingua? Decisamente no: la scelta di puntare su un nuovo canale in inglese ha dato vita ad una
svolta ulteriormente occidentalizzante in termini di contenuti e formati del network (che dai modelli delle tv satellitari occidentali ha già comunque attinto a piene mani per le trasmissioni in arabo). Gli studi, più raccolti nella versione araba, qui sono ampi e rotondi, con conduttori in piedi e redazione aperta davanti ai conduttori, sul modello di Sky inglese. Al Jazeera International ha inoltre inaugurato le trasmissioni con un’intervista al premier britannico Tony Blair, e nella pattuglia di cronisti e corrispondenti del nuovo canale sono stati reclutati alcuni dei più noti giornalisti dei più importanti canali occidentali come David Frost, unico reporter ad aver intervistato gli ultimi 7 presidenti Usa e gli ultimi 6 premier britannici; i reporter della Bbc Shiulie Ghosh e Rageh Omaar (quest’ultimo divenuto famoso per la copertura dell’invasione dell’Iraq del 2003); l’ex anchorman della Cnn Riz Khan, e la nostra Barbara Serra. Il canale inoltre ha già importanti accordi con alcuni network via cavo come
Globe Cast, sussidiaria di France Telecom, e con operatori di
streaming on-line come Jump Tv e Bdc. Sopravvive comunque il punto di vista dell’emittente nel racconto dei fatti: quella che i nostri media definiscono a Baghdad “guerra civile”, diventa “scontri etnici”, mentre l’occidentale “terrorista palestinese” viene definito “combattente”.
Negli obiettivi di Al Jazeera International c’è anche un’attenzione particolare al continente africano, manifestata con l’intento di aprire sedi al Cairo (Egitto), Abidjan (Costa d’Avorio), Nairobi (Kenya), Johannesburg (Sud Africa) e Harare (Zimbawe). La tv satellitare del Qatar dunque si propone come forza alternativa ai canali occidentali non solo come presenza sul mercato, ma anche per l’attenzione a issues ritenute di secondo piano dai media internazionali, come ad esempio proprio le tematiche riguardanti alcuni paesi africani o del cosiddetto “terzo mondo”.
Donatella Della Ratta, ricercatrice sui
media arabi e autrice del libro “Al Jazeera. Media e società araba nel nuovo millennio”, ha sottolineato come il nuovo canale anglofono segni una
snaturalizzazione per la tv del Qatar, che aveva avuto “il coraggio di rompere il tabù dell’informazione araba” e che ora invece “segue i modelli delle sorelle occidentali Cnn e Bbc”.
Al Jazeera è da sempre oggetto di accuse e opinioni contrastanti: ritenuta la voce ufficiale di Al Qaeda dagli Stati Uniti, nel mondo arabo è accusata di filo-occidentalismo. Anche il nuovo canale in inglese ha suscitato pareri discordanti; interessante è indagare ciò che si dice in Israele: da un lato il prof. Gabriel Weimann, esperto di comunicazione dell’università di Haifa, mette in guardia da un rischio di spostamento dell’opinione pubblica anglofona su posizioni più pro-palestinesi e anti-israeliane; anche il ministero degli Esteri denuncia la faziosità di Al Jazeera e teme peggioramenti con l’arrivo delle news in inglese. Di parere opposto Danny Seaman, portavoce del governo israeliano, convinto che Al Jazeera International sarà più imparziale con Tel Aviv di quanto non lo siano Cnn e Bbc, e che avrà “un effetto positivo nel mondo arabo proprio come fece il canale originale”. Insomma, la scelta editoriale di Al Jazeera è solo una questione di lingua? La risposta sembra proprio essere un no .