STAMPA TRADIZIONALE spaesata, calo di lettori di quotidiani come dato strutturale, carta stampata che continua a perdere colpi. E non solo in Italia, scivolata al 33° posto nella classifica degli indici di lettura, secondo la
World Association of Newspaper. Negli altri Paesi, benché non si assista ad una simile disaffezione alla lettura dei giornali, non sembrano intravedersi situazioni molto più floride. Bisogna fronteggiare la scomparsa di numerose testate e la recessione arriva a colpire anche le agenzie di stampa, che forniscono le notizie ai giornali.
Tra le cause di questa crisi, che sembra oggi inarrestabile, certamente una parte da protagonista la gioca internet, con un traffico di internauti che cresce a ritmi inimmaginabili.
Nei paesi sviluppati, molti si disinteressano alla stampa scritta e persino alla tv per ripiegare sullo schermo del computer. Tanto più che, con la diffusione della banda larga, anche molti dei limiti originari delle nuove tecnologie vengono superati, per consentire una fruizione dei contenuti digitali rapida e universale, a costi di connessione ridotti e senza rigide limitazioni di tempo.
Ma se è vero che internet è stato un fenomeno destabilizzante per la vita di tanti prodotti dell’editoria tradizionale, sarebbe parziale considerarlo l’artefice della crisi complessiva della stampa. Da parte dei “giornalisti di carta” non è sufficiente demonizzare il web come fosse l’unica causa dell’impoverimento di lettori della stampa tradizionale. Vi sono infatti innegabili
cause interne che sarà opportuno analizzare.
D'altra parte, nella migrazione verso il più leggero dei formati, quello digitale - che sia una testata riconosciuta, una forma nuova di pubblicazione, una sorta di
giornalismo stand alone, come lo chiamano alcuni blogger americani, stanchi di rientrare nel calderone indistinto dei bloggers – è sorto un problema fondamentale, con l’affermarsi dei modelli online: quali
strumenti adottare
per finanziarsi e sopravvivere senza vedersi sopraffare dalle spese di produzione.
Secondo la concezione tradizionale dei contenuti online, quella a cui ci siamo abituati dall’avvento di internet nelle nostre vite, il regno della rete è infatti quello della cosiddetta freelosophy, della condivisione gratuita, dei contenuti accessibili senza limiti di alcuna sorta. In realtà, se in una fase pionieristica è stato proprio questo il motivo portante dell’intero movimento online, il problema dei profitti ha iniziato a manifestarsi in concomitanza con la presa di coscienza che anche i contenuti online hanno un valore. E’ difficile imporre il pagamento di un bene, l’informazione, che si presume debba avere libera circolazione non un corrispettivo. Ma questo valore ha bisogno di essere riconosciuto. In che modo? Testate tradizionali e blogger autonomi hanno dato risposte simili e diverse.