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Bella giornata oggi, che faccia mi metto?

Bella giornata oggi, che faccia mi metto?

di ANTONELLA OLIVA (03 03 2006)

In un futuro non troppo lontano potremo scegliere di avere un nuovo volto grazie all’ingegneria genetica

 
A Carnevale…ogni faccia vale!
E’ questo il periodo dell’anno in cui è possibile fare quello che sovente è visto con sospetto: mascherare il proprio viso per trasformarsi in altre persone.
Perché a Carnevale nessuno immagina che sotto la maschera dell’uomo ragno o del maghetto Harry Potter possa nascondersi qualcosa di losco o nel peggiore dei casi una bruttezza fuori dal normale.
Il volto è un biglietto da visita universale con cui ci si presenta al mondo intero: racconta chi siamo, da dove veniamo e cosa proviamo (con ben 43 muscoli il viso può fare 10.000 espressioni).

E non a caso esiste il detto “perdere la faccia” quando si viene meno a se stessi e ci si imbatte in una figuraccia colossale.
 
Grazie a tecnologie digitali, l’unico momento in cui si potrà cambiare faccia non sarà più solo ed esclusivamente il periodo di  Carnevale.
I progressi in medicina stanno aprendo nuovi orizzonti: il volto sta diventando sempre più per l’appunto una maschera che, anche se somiglia a chi la indossa, può essere modificata a piacimento.
In casi estremi  può essere anche sostituita, com’è accaduto nel primo e molto discusso intervento di trapianto facciale eseguito in Francia pochi mesi fa.
 
La storia della chirurgia plastica, fin dagli albori, è curiosamente correlata a quella dell’arte.
Infatti, in passato, i medici chiedevano aiuto e collaborazione a scultori ed artisti per creare protesi che meglio si adattassero alle facce sfigurate e deturpate dei feriti di guerra.
E questo binomio inscindibile dura ancora oggi: l’artista inglese Paddy Hartley, per esempio, lavora insieme ad un noto chirurgo plastico inglese sugli impianti di bioactive glass ( vetro bioattivo), uno speciale materiale usato nelle operazioni di ricostruzione dell’ossatura del viso.
Inoltre quest’ultimo ha anche progettato una serie di “corsetti” che, indossati, alterano temporaneamente la struttura della faccia in modo da mostrare preventivamente ai pazienti come potrebbero diventare dopo l’operazione.
“Una volta creati i nuovi volti bisognerà quindi creare nuovi supermercati!”
Uno dei problemi più rilevanti, per chi decide di affidarsi al bisturi è proprio quello di vedere in anticipo l’ipotetico risultato finale.
Una pre-visione facilitata dagli speciali scanner tridimensionali in grado di misurare oltre 50.000 punti della superficie del volto, che viene successivamente riprodotto graficamente al computer e può essere modificato facilmente a colpi di mouse, secondo l’estro del chirurgo e i desideri del paziente.
 
Roland Barthes, autore del libro La camera chiara ha scritto che l’uomo davanti all’obiettivo è contemporaneamente: quello che pensa di essere, quello che vuole che gli altri pensino che lui sia e quello che il fotografo pensa che lui sia.
In altre parole, il viso quando è osservato si moltiplica in un gioco di specchi, riflettendosi anche sulla faccia degli altri!
 
Per gli attori e le celebrità di New York , che negli anni 20’, sfoggiavano maschere di carta laminata era soprattutto una moda.
Per gli uomini  dell’esercito americano è invece una questione di vita o di morte.
Infatti Al Soldier System Center di Natick (Usa) ha creato una speciale maschera che ricopre il viso come una seconda pelle ed è stata pensata per proteggere chi la indossa dal pericolo di armi chimiche o biologiche.
Sottilissima, poco meno di un millimetro, è fatta con un materiale microporoso che blocca piccole particelle e liquidi, ma non il vapore acqueo: per consentire alla pelle di traspirare.
E’ dunque il primo passo verso la creazione di un calco dell’intero corpo… per farne una sorta di vestito integrale a scopo protettivo.
 
E chissà che, un giorno… non lontano, non indosseremo tutti, come si fa oggi con orecchini o collane, una seconda faccia non necessariamente diversa da quella reale ma magari senza rughe o piccole imperfezioni!