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Scrivere e votare al femminile

Scrivere e votare al femminile

di CLAUDIA POLO (13 02 2006)

Una tesi per l’anniversario del diritto di voto per le donne italiane

LA PRESIDENZA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI ha istituito in questi giorni un premio per celebrare il sessantesimo anniversario del diritto di voto alle donne. E’ prevista la pubblicazione della tesi di laurea vincitrice. I temi suggeriti sono: storia, significato e valore della conquista del voto da parte delle donne italiane; diritto di cittadinanza; rapporto tra donne e politica. Il premio è rivolto a sole candidate.

Bisogna però chiedersi in che modo, oggi, abbia senso proporre una lettura solo femminile delle tematiche politiche che riguardano le donne italiane. Nel 1977, Elaine Showalter, una delle fondatrici del criticismo femminista, mostra l’esistenza di una letteratura femminile rimasta spesso oscurata dalla tradizione maschile. [1] Secondo lo storico Arthur Schlesinger – almeno negli Stati Uniti - la scrittura e la storiografia femminile presagiscono tuttavia una frammentazione sociale e pongono a rischio una ideale unità politica: [2] insinuano, in altre parole, una condizione di ghettizzazione, dannosa per lo stesso fenomeno che rappresentano.

La scrittura al femminile è nata comunque dalla esigenza stessa di esprimere una realtà di fatto frammentaria e ghettizzata. Per questo, nel 1949, Simone de Beauvoir insegna a generazioni di donne che "donne non si nasce, ma lo si diventa": [3] il genere femminile è dunque qualcosa che varia nello spazio e nel tempo, non qualcosa di immutabile. La Beauvoir è stata fra le prime donne del Novecento a chiedere uguaglianza fra i sessi. Nondimeno, l’espressione uguaglianza non poteva realizzarsi senza una riscrittura dei diritti e dei doveri di ciascun sesso. [4]

Sono dunque lontani i tempi in cui l’autore del Decameron dedicava alle donne fiorentine lasciate sole dai mariti la propria raccolta di novelle. Tuttavia, il suffragio ‘universale’ italiano del 1912 di fatto aveva previsto il voto dei soli cittadini di sesso maschile, che avessero compiuto trenta anni e prestato servizio militare. [5] Nel 1926 le donne venivano escluse dagli insegnamenti di italiano, lettere classiche, storia, filosofia nei licei classici e scientifici, e, se già nel 1942 la moda proponeva gonne più corte e camicette senza maniche, Pio XII si diceva preoccupato di una moda “ardita e procace”. E ancora nel 1961 sono 3.297.432 le analfabete, contro 2.158.573 di analfabeti; a Pompei, nel 1968, i soli visitatori di sesso maschile sono ammessi nella casa dei Vettili per vedere gli affreschi di soggetto erotico.

Lo stile di vita, però, cambia col tempo, e le donne divengono compratrici e trasformatrici di beni di consumo per la famiglia. Gli anni che hanno preceduto e seguito la Seconda guerra mondiale sono stati caratterizzati da numerose trasformazioni nella esperienza femminile. Nel 1946 le donne italiane votano per la prima volta; [6] escono così dall’universo casalingo. La scrittrice Sibilla Aleramo espresse allora una forte emozione nel ricevere la sua prima scheda elettorale. Risaliva al 1906 il suo romanzo programmaticamente femminista Una donna, e allo stesso anno la provocazione di Maria Montessori che, sulla base di quanto già avvenuto negli Stati Uniti, invitò le donne italiane ad iscriversi nelle liste elettorali, trovando consenso presso la Corte di Appello di Ancona. [7] In effetti, il XX secolo comincia a proporre una concezione di uguaglianza basata sui diritti: la problematica dei sessi - come quella delle etnie, delle culture e delle religioni - portava ad una ridefinizione della democrazia e della cittadinanza. Era stata, forse, anche la scrittura femminile a favorire un ampliamento di tali diritti (e doveri).

Nei Paesi dove si sono affermati modelli culturali di stampo occidentale (sia per sviluppo interno che per influenze esterne) si pone oggi lo stesso interrogativo. Pensiamo all’Iraq. Nel gennaio 2005, quando i cittadini sono chiamati alle urne per le prime elezioni nazionali, le donne rappresentano il 45% dei votanti. Immagine-simbolo dell'evento diventa quella di una madre che inserisce la scheda elettorale nell'urna mentre tiene in braccio il proprio bambino. La riflessione su quella esperienza potrà avvenire solo attraverso una scrittura femminile?

[1] Cfr. Elaine Showalter, A Literature of Their Own. British Novelist from Brontë to Lessing, Princeton, Princeton University Press, 1977.

[2] Arthur Schlesinger, The Disuniting of America: Reflections on a Multicultural Society, New York , Norton, 1998.

[3] Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, Milano, Il Saggiatore, 1961 (ed. orig. Le deuxième sexe, Paris, Gallimard, 1949).

[4] Luce Irigaray, Io tu noi. Per una cultura della differenza, Torino, Bollati Borighieri, 1992.

[5] Giovanni Giolitti, quando nel 1912 aveva riconosciuto il diritto di voto a tutti gli uomini - analfabeti compresi -, aveva rifiutato di estenderlo alle donne, adducendo tra le cause proprio il loro diffuso analfabetismo.

[6] Grazie ad un decreto luogotenenziale emanato il 31 gennaio del 1945 dal Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi e redatto il primo febbraio. Inoltre, in un decreto del 10 marzo 1946, venivano dichiarati eleggibili all'Assemblea Costituente i cittadini e anche le cittadine italiane che, al giorno delle elezioni, avessero compiuto il venticinquesimo anno di età.

[7] La Corte d’Appello di Ancona non respinse le iscrizioni, ma la sua sentenza venne successivamente annullata in Cassazione.


Riferimenti

Il premio tesi istituito dalla Presidenza della Camera

Il Novecento delle italiane. Una storia ancora da raccontare, Roma, Editori Riuniti, 2001

Les femmes de Platon à Derrida, a cura di Françoise Collin, Evelyne Pisier, Eleni Varikas, Paris, Plon 2001

M.P. Bigaran, Donne e rappresentanza nel dibattito e nella legislazione tra '800 e '900, in La sfera pubblica femminile. Percorsi di storia delle donne in età contemporanea, Bologna, Clueb, 1992.

Miriam Mafai, Donne in cammino, in http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=918

Miriam Mafai, L´altra faccia della politica sessant´anni fa l´estensione del suffragio, in http://www.ecologiasociale.org/pg/dum_fem_voto3.html

Chiara Saraceno, La questione femminile, in Storia. I grandi problemi dal medioevo all’Età Contemporanea, vol.VI, Torino, UTET, 1988