A Ryszard Kapuscinski il Premio Ilaria Alpi alla carriera
A Ryszard Kapuscinski il Premio Ilaria Alpi alla carriera

In Campidoglio la consegna al reporter polacco del premio che l’anno passato fu di Enzo Biagi
Settantaquattro anni, emozionato come un praticante alle prime armi, con sguardo fiero e commosso, Kapuscinski ascolta la motivazione per cui, il 4 marzo a Roma, è stato insignito del Premio alla carriera Ilaria Alpi 2006. In piedi. Accompagnato dallo sguardo dei presenti, fa qualche passo avanti verso il microfono: “Noi reporter – ha commentato – siamo una famiglia e si
amo fieri che Ilaria Alpi ne faccia parte. Consideriamo la nostra professione, non solo un lavoro, ma una missione per la ricerca della verità. E la verità spesso è una dea molto capricciosa che per essere conquistata a volte richiede il sacrificio più alto. Ma non c'è altra strada, è solo grazie a lei che possiamo esistere. Il nostro dovere, il nostro orgoglio è ricordare il nome di Ilaria nel mondo. Ricevere questo Premio alla carriera è un grande onore”.
sta”, “Il fantasma di Abu Ghraib” e “Uranio impoverito, guerra e bugie”, indagine che ha svelato la presenza di Uranio Impoverito a Nassiriya. Tra i membri della giuria anche Paolo Ruffini, Direttore di Rai 3 e l’Inviato Speciale del Corriere della Sera Ettore Mo. Sessantasettenne, anche lui come Kapuscinski, alto rappresentante di un giornalismo non convenzionale, frutto della condivisione delle esperienze di vita con chi s’incontra, fondamentale alla crescita del senso civile e promotore di una professionalità seria.
collegamento con la consapevolezza dell'uno o dell'altro di quanto si e' detto da parte di certo giornalismo d'inchiesta che non merita questa definizione”. Durante la cerimonia, queste parole riecheggiano nella sala del Campidoglio, negli sguardi dei presenti, negli occhi lucidi e commossi dei genitori, lieti e onorati di consegnare a Ryszard Kapuscinski il premio intitolato alla loro figlia. Sono le parole che hanno segnato la conclusione dei lavori della commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Carlo Taormina, sull’omicidio di Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin. Da sempre in prima linea per scoprire la verità sull’omicidio di Ilaria, Giorgio e Luciana Alpi, con dolore hanno accolto la relazione finale, accusati oltretutto di aver contribuito a creare teoremi falsi rispondenti a logiche partitiche distorte.
golare che la tesi del fallito tentativo di sequestro come causa dell’omicidio, sia da sempre sostenuta dal maggiore indagato, l'imprenditore Giancarlo Marocchino. Il presidente della Commissione ha altresì ritenuto come “la lunga storia delle inchieste giornalistiche sulla connessione dell’omicidio con i traffici illegali di armi e di smaltimento di rifiuti tossici e dell'impegno civile della famiglia sia stata in realtà un'operazione politica contro Craxi e Berlusconi per coinvolgere i partiti della prima repubblica nei traffici illeciti in Somalia”.
seria e impegnata, ma è un modo per non dimenticare di dire che c’è altro; c’è chi nonostante tutto, ricerca ancora la verità delle cose”. Ilaria e Miran rivivono in queste parole, rivivono in tutti i professionisti che attraverso l’inchiesta interpretano in modo straordinario quella funzione sociale e civile che il giornalismo dovrebbe avere. In tutti i corrispondenti di guerra che ogni giorno devono “stringersi alla vita, perché fuori scoppia la notte…”. Applausi, applausi, applausi.Le inchieste di RaiNews24 sull'utilizzo bellico dell'Uranio Impoverito 1
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