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Due Italie a confronto

Due Italie a confronto

di ALESSANDRO MASTROLUCA (12 04 2006)

Il voto spacca il Paese: destra contro sinistra, nord contro sud Nelle singole regioni esiti diversi rispetto alle amministrative

DUE ITALIE. Il voto fa emergere una spaccatura forte nel Paese, spaccatura segnata più dalla linea gotica che dall’appartenenza politica. Più che la destra alla  sinistra, insomma, queste elezioni hanno contrapposto il nord al sud. 


 

 
Il dato certamente più eclatante è l’apertura della cosiddetta “questione settentrionale”. Le regioni industriali del settentrione hanno premiato la politica, l’ideologia, la persona del premier. Evidentemente la sua immagine di Italia come di un’azienda ha fatto breccia tra gli imprenditori piemontesi e nelle zone sviluppate del nord-est. Il riconoscimento verso la sua politica, che promette di non toccare i risparmi, ha convinto pienamente chi si professa self-made man. Le nuove leve di piccoli e medi imprenditori, le cui parole d’ordine sono impegno, lavoro, risparmio, hanno drizzato le orecchie quando il premier ha annunciato l’abbassamento dell’Ici.


La forza di Berlusconi in queste aree è data comunque dalla sua persona: è una politica che cammina. Porta con sé un’immagine forte, è l’evocazione del sogno di qualunque imprenditore, di qualunque industriale: iniziare da zero e diventare tra gli uomini più ricchi del mondo. Ed è significativo che abbia ottenuto grandi consensi nelle aree a maggior sviluppo industriale. Aree dove, evidentemente, la retorica leghista, ormai arrugginita, perde presa anche per la forzata marginalità cui la malattia ha costretto il leader Bossi.
 
 
Dal centro in giù c’è un’altra nazione, c’è un’Italia che non crede alle promesse fantasmagoriche, che non vede la stessa Italia che i numeri di Berlusconi disegnano. Se è vero che le imprese quotate in Borsa sono salite del 350%, molti cittadini del sud non arrivano a fine mese. Questa frattura tra un’Italia virtuale, racchiusa nei numeri propinati da Berlusconi e nei flussi di Borsa, e un’Italia reale è stata avvertita con più forza al sud, dove invece buona presa ha avuto la retorica curiale di Prodi.


Concordia, coesione sociale, felicità non saranno promesse pratiche, ma si appellano ai bisogni principali delle aree del Paese dove il tessuto sociale si sgretola ogni giorno di più. La speranza di vedere aumentare il costo del lavoro, nell’abbassamento del cuneo fiscale (che comporta meno detrazioni in busta paga) ha fatto breccia, ha lasciato il segno.
 
 
Da questa spaccatura geografica piuttosto netta che il voto ha delineato, emerge un’altra considerazione, di natura squisitamente politica: la differenza, nelle singole regioni, rispetto al voto delle amministrative. Il popolo, in sostanza, è maturo e sa discernere chi votare e per cosa votare a seconda delle situazioni. Finita l’era delle appartenenze forti, il voto diventa espressione di un pragmatismo dominante che rende difficili le previsioni (con buona pace della Nexus). L’idea che il plebiscito gauchista delle amministrative si ripetesse alle politiche è del tutto naufragata. Il voto, più che di una volontà, diventa espressione di un interesse da tutelare. Si vota per sé e non per il partito.