Progetti Rai: valorizzare la creatività, guardando alla BBC
Progetti Rai: valorizzare la creatività, guardando alla BBC
Autorevolezza e innovazione le caratteristiche per il nuovo volto del servizio pubblico televisivo
Il marcato orientamento commerciale dell’azienda Rai negli ultimi anni è considerato un punto da correggere all’interno di una ridefinizione complessiva del mercato televisivo. L’esempio illustre a cui tendere nell’ambito europeo è certamente la britannica Bbc, che non ha pubblicità all’interno della programmazione, si finanzia soltanto attraverso il canone e produce programmi di indiscussa qualità a livello mondiale. Per la Rai il tetto massimo di pubblicità è del 12% per ogni ora, per la BBC si parla del 5%. Il canone annuo in Gran Bretagna è pari a 165 euro, a fronte dei nostri 99,60.
La BBC si finanzia al 95% grazie al canone, e questo rende ai suoi programmisti la libertà di sperimentare, di innovare e di rischiare. L’immagine di indipendenza, autorevolezza e qualità, che la BBC si è costruita nel tempo, ora deve essere mantenuta. La Rai, che conta nel suo passato la lottizzazione prima e l’abbassamento del livello qualitativo dovuto alla logica commerciale poi, dovrebbe basarsi oggi su un progetto editoriale che ne restituisca l’autorevolezza e la capacità di sperimentare.
“Il vero problema” – dice il direttore di Rai Educational Minoli – “è che in Rai manca ormai la capacità di progettare programmi”. Si è passati dal 40% all’80% di programmi progettati all’estero e acquistati in Italia. E invece sono le idee che vanno progettate e vendute, per poi essere declinate sulle varie piattaforme. Il progetto che la Rai deve portare avanti deve essere un progetto editoriale, e non industriale. Bisognerebbe mantenere una quota di pubblicità che permetta alla Rai momenti di confronto sul mercato, e al tempo stesso lasciare al servizio pubblico la possibilità di essere titolare di diritti, e quindi di creare ricchezza. Essere titolari di diritti di programmi creati dovrebbe rappresentare infatti il patrimonio del nostro servizio pubblico.
Anni fa lo stesso Minoli aveva proposto di identificare i programmi finanziati dal canone attraverso un bollino visibile agli spettatori. Oggi questo progetto torna ad interessare il ministro delle Comunicazioni Landolfi. La soluzione del bollino avanzata da Minoli, sarebbe per Landolfi ottimale e rappresenterebbe, oltre che un principio di trasparenza sia per il cittadino che per l’azienda stessa, un buon inizio per poter aumentare il canone. Tutto ciò che l’azienda rappresenta – storia, tradizione, innovazione – andrebbe comunicato agli utenti differenziando i programmi che fanno servizio pubblico da quelli fondati sulla logica commerciale.
Secondo il ministro Landolfi non è detto che qualità e mercato non possano incontrarsi, anzi. Negli ultimi anni, cresciuta l’innovazione tecnologica, qualità e mercato hanno finito per coincidere nella domanda e nell’offerta, nel momento in cui il consumatore paga per vedere un determinato programma. I dati dicono che il pubblico della tv generalista invecchia progressivamente da almeno cinque anni: probabilmente questo accade perché i giovani e i bambini scoprono i canali tematici. In questo contesto il compito della Rai è di riunire in una “comunità televisiva” nazionale le varie comunità tematiche. Tornando ad avere quel ruolo unificante che in ambito televisivo può essere coperto solo dal servizio pubblico.
Caratteristiche del servizio pubblico in Europa
Articolo di approfondimento “Televisioni a confronto”