La Dott.ssa Maria Maddalena Cacioppo, Logopedista e laureata in Lettere, è docente al Diploma di Laurea breve in Logopedia alla “Sapienza”.
Di quali strumenti (tecnologie) si serve un logopedista?
Cacioppo: Dal punto di vista teorico gli strumenti sono per esempio la linguistica, la neurolinguistica, la neuropsicologia, cioè tutto quello che riguarda le conoscenze in campo cognitivo generale. E poi questi strumenti si utilizzano sui pazienti con esercizi , giochi, costruzioni di parole, ecc.
Quali sono i pazienti che vengono trattati da un logopedista?
Cacioppo: Tantissimi, perché la laurea in logopedia può passare dalla rieducazione delle dislalie infantili, la "r moscia" per esempio, ai problemi di sordità, di disartria (deficit di articolazione del linguaggio, ndr) alle alterazioni del linguaggio da lesioni del cervello.
Possiamo parlare di una riabilitazione della comunicazione?
Cacioppo: Nel caso di pazienti adulti
afasici (deficit di espressione e/o di comprensione di linguaggio, ndr)
non si riabilita la comunicazione, ma si riabilita lo strumento per comunicare.
E’ molto raro che esistano disturbi primari della comunicazione, probabilmente quelli rientrano in campi più di tipo psichiatrico, ma dal punto di vista neurologico, la capacità di comunicare di solito è intatta, ma è lo strumento comunicativo che o non cresce nei bambini o si deteriora negli adulti.
Può dare una definizione di comunicazione?
Cacioppo: Una definizione data senza preparazione è: la comunicazione è la capacità di trasmettere ad un’altra persona delle informazioni . Di solito questa capacità riguarda la possibilità di trasmettere emozioni, conoscenze, la capacità di chiedere informazioni, nozioni ecc. attraverso uno strumento che può essere anche linguistico vero e proprio.
Nell’era della tecnologia multimediale si sta modificando l’apprendimento del linguaggio e in che modo?
Cacioppo: Sicuramente si, nel senso che questa è un’epoca in cui l’ambiente che circonda gli esseri umani, soprattutto i bambini, è cambiato moltissimo e il linguaggio si sta un po’ impoverendo come vocaboli perché lavoriamo moltissimo sulle informazioni visive, la televisione, il cinema, eccetera. Abbiamo un’esigenza di velocizzare al massimo la comunicazione, per cui si ricorre a sigle, a gergo che riducono la ricchezza dei vocaboli che c’era prima, ma questo è fisiologico perché la lingua cambia in continuazione. Dai tempi antichi a oggi l’italiano è diventato tuta un’altra cosa e noi parliamo in modo diverso dagli italiani di 20-40 anni fa.
Krugman ha detto che le nostre strategie di elaborazione delle informazioni sono cambiate radicalmente con l’avvento della TV: secondo la sua ipotesi,
bambini cresciuti davanti alla TV non guardano le cose al modo degli altri ragazzini: invece di usare gli occhi sequenzialmente come quando venivano allenati dalla scrittura i bambini lanciano delle rapide occhiate.
Questo è vero anche per l’acquisizione del linguaggio scritto?
Cacioppo: Probabilmente si, tanto è vero che questa è un’epoca in cui ci sono molti più casi di bambini dislessici (deficit di lettura ndr), anche in Italia dove il linguaggio scritto è trasparente ( ad esempio in Inghilterra la dislessia è sempre stato un problema perché il linguaggio non è trasparente). In Italia è sempre più facile che esistano bambini dislessici.
Uno studio eseguito a Toronto indica come i bambini piccoli, addirittura neonati, riescano a percepire verosimilmente una grande varietà di suoni . Per alcune ore, forse giorni dalla nascita, i bambini riuscirebbero anche a cogliere le differenze tra le differenti lingue. Questa facoltà sembra scomparire piuttosto presto, non appena il bambino comincia a collocarsi nel proprio ambiente linguistico materno.
Questo è quanto succede nell’apprendimento del linguaggio?
Cacioppo: Sì, questo è anche fisiologico nel senso che il bambino va modellando il proprio strumento di acquisizione del linguaggio sull’ambiente in cui si trova e quindi all’inizio ha tutte le potenzialità di entrata, cioè di ascolto che poi si modellano e mano a mano che si modellano perdono gli elementi ridondanti che non interessano quella lingua specifica. E quindi creano un udito fonematica nella propria lingua. Dirò di più: anche nel produrre i neonati mano a mano che cominciano a produrre suoni sono abilissimi, fanno suoni che nessun adulto potrebbe fare. Quando poi passano da questa produzione di suoni non linguistica alla produzione di suoni del linguaggio diventano meno abili, per cui bambini che sanno dire suoni stranissimi possono poi dire la "r moscia" per esempio.
Cosa avviene e che cosa sta cambiando nel cervello umano che si adatta ad un linguaggio multimediale?
Cacioppo: Questa è una domanda piuttosto difficile. Sicuramente c’è un cambiamento perché il cervello umano si adatta agli stimoli esterni e modifica le sue capacità a seconda dell’ambiente in cui deve vivere ed interagire. Il fatto che viviamo in un mondo multimediale probabilmente determinerà un arricchimento di informazioni di tipo concettuale astratto ed un impoverimento della capacità di cogliere informazioni realmente esistenti (analitiche, ndr) nell’ambiente circostante. Per esempio noi siamo molto bravi a discriminare i suoni dei nostri telefonini, anche i vari bip che li differenziano e non sappiamo distinguere alcuni suoni dell’ambiente esterno perché diventiamo agnosici (deficit di riconoscimento simbolico, ndr) ossia non ne abbiamo la conoscenza. Facciamo degli esempi pratici: un indigeno della Papuasia riesce a sentire tutti i suoni delle foglie che cadono. Ossia esistono delle abilità percettive specifiche gnosiche legate all’ambiente. Solo in questo senso il cervello cambia. Il cervello fa il suo lavoro: si rapporta all’ambiente. Il nostro ambiente essendo molto multimediale lo stimola a lavorare su elementi meno appartenenti alla natura.
Riferimenti
HE Krugman, Memory without recall. Exposure without perception. Journal of advertising Research, 1997;7:4
S. Trehub. B Schneider (eds). Auditory development in infancy. New York, Plenum Press, 1985.
D. de Kerckove. La pelle della cultura. Costa & Nolan, 2003.