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Doppio tradimento

Doppio tradimento

di REDAZIONE COMUNICLAB (26 09 2005)

Un racconto tra letteratura e cinema

 
La primavera era sbocciata con i suoi deliziosi profumi, arricchita di allegria variopinta.Natura e paese, insieme, assopiti durante il lungo inverno, si arricchivano di una densa vitalità, sostenuta dal caldo sole di aprile.Tutto questo mentre un dolore nuovo e insieme antico, sbocciava in un cuore di donna.Una donna con il nome di una Madonna, ma nello stesso tempo forte, ribelle, idealista e passionale.

Maria passeggiava con un’espressione rapita da mille pensieri sul viale del parco affollato di gente anonima, insieme alla sorella. I suoi timidi piedi nei sandali rossi furono bloccati da un bisogno impellente di confessione. E di comprensione, forse.Una solidale comprensione da parte di chi, da sempre, aveva quasi il suo identico volto, tranne che per delle minuzie che solo un occhio attento e ben allenato avrebbe potuto cogliere.
Doveva finalmente dirlo a qualcuno, doveva riuscire a pronunciare quelle fatidiche parole che la soffocavano, come il pallido cielo giallastro che tra pochi mesi avrebbe sovrastato e arso il suo piccolo e sconosciuto paese di Sicilia.Doveva scacciarle via, in qualche modo, quelle parole ricorrenti e fastidiose, come fitta pioggerellina che rende superfluo il riparo, ma inumidisce i vestiti e le ossa.
«Clelia, mio marito mi tradisce. E non sono una visionaria.Ne ho le prove, credimi» disse Maria, fermandosi di scatto.
Clelia, forte nella sue logiche argomentazioni di donna meridionale rassegnata e sottomessa, implacabilmente rivolta alla sorella: «Spesso crediamo di avere delle prove, scaturite dalla nostra brillante intuizione femminile, o meglio ancora, sentiamo la certezza che un tradimento sia stato perpetrato ai nostri danni. Ma, credimi, spesso è solo insicurezza..L’insicurezza di guardarti ogni giorno allo specchio e vederti il volto segnato dal tempo, l’ormai pallido ricordo di quell’emozione febbricitante del corteggiamento che ci arrossava le gote e che ora sembra persa negli anni.Ricordi le nostre passeggiate in piazza dopo la scuola con i primi batticuori? ».
«Ma non è più il tempo di pensare a queste cose.Abbiamo dei figli da accudire e proteggere e una famiglia da mandare avanti. »
Clelia continuò dopo aver preso fiato, con tono sentenzioso:
«Sorella mia, non ti resta che rassegnarti: ogni uomo, prima o poi, tradisce la moglie.. Devi soltanto attendere che gli passi l'infatuazione!Anche a me è successo. E non una volta sola, credimi.Ma lui è sempre tornato dalla famiglia, come puoi vedere»
Seguì un lungo silenzio, ma in Maria non subentrava la rassegnazione, non l’accettava, non poteva accettare, come Clelia: « La passività non è una virtù, bensì cela assenza di coraggio di difendere le proprie convinzioni».Maria ne era certa da sempre.
Le due si sedettero aspettando i bambini di Clelia che giocavano instancabilmente nel parco e Maria pensava a quanta spensieratezza ci fosse in quel gioco, in quei vaghi ideali ancora mai traditi. Il tramonto intanto tingeva il cielo di un rossore vago, ma filtrato dal suo umore diveniva cupo come sangue.
Clelia interruppe quel silenzio «Cosa intendi fare?»
«Non lo so ancora con certezza. Subire senza un lamento, come fai tu, di certo non rientra nei miei piani».
Clelia ammirava fin da bambina la determinazione di Maria e, in un certo senso, la invidiava.Loro che avevano vissuto da sempre in seno ad una società dominata dagli uomini, con leggi, usi e costumi che ritagliavano sempre un ruolo subordinato e marginale per le donne. Lei non ne sarebbe stata capace. E mentre pensava questo osservava gli occhi di Maria incupirsi per la sofferenza e sentì una morsa empatica al cuore e un senso di colpa che avrebbe voluto lavare via dalla sua coscienza.
«Tocca a te decidere.Sono sicura che arriverai a fare la cosa più giusta» asserì, infine Clelia posando una mano sul braccio della sorella, in un tenero gesto d'affetto che le era abituale.
 
 
Un desiderio di vendetta e sgomento, rimpianto e determinazione danzavano vorticosamente nel cuore di Maria, mescolandosi in un caotico groviglio di sensazioni e sentimenti (Infranta questa continuità, si sentiva sminuita, disprezzata e, strano, anche un po’ colpevole).
 
Mentre preparava la cena ripensava a quell’amara telefonata, ascoltata per caso quella mattina.Ricordava ogni singola parola e i risolini soffocati di suo marito, i dolci appellativi che rivolgeva a quella donna senza volto.E lei, piccola piccola in un angolo in penombra nello studiolo, non era riuscita a reagire.Era rimasta a piangere per ore, ma con il corpo immobile.
(Non può essere così. E se fosse proprio lei?)
 
Le chiavi girarono nella serratura.Non ce la faceva più a tacere con chi era la causa di questo suo improvviso tumulto interiore.
Maria pose con cura la cena sul tavolo, come ogni sera.Sedette pazientemente, aspettando il momento giusto per iniziare.
L’uomo le stava di fronte, con gli occhi fissi sul piatto e inaspettatamente la precedette: «Devo farti una confessione, Maria».
«Di' pure» lo esortò la donna.
«Senza indugiare troppo.Avrei dovuto dirtelo da tempo.Da qualche mese ho una storia con un’altra donna» asserì. «Non potevo continuare a vivere sotto lo stesso tetto e continuare a mentirti». Il tono era afflitto, il volto mesto, l'accento sincero. O almeno così sembrava.
L'uomo allungò una mano a carezzare il volto della moglie.(Perché questo gesto, ora?).
 
Uno sguardo saturo di rabbia catturò il marito fedifrago.
L'amore e l'odio, si sa, sono sentimenti confinanti, divisi da una sottile linea chiamata “fiducia reciproca”.Quando questa linea viene spezzata, l'uno confluisce nell'altro, e la confusione regna sovrana nei cuori e nelle menti, come accadeva in questi attimi a Maria.Chiuse gli occhi, avrebbe voluto tornare anni indietro, avrebbe voluto scappare all’aria aperta, scalza sui prati come faceva da bambina.Non ne voleva di queste responsabilità.Forse avrebbe preferito non scegliere, alla fine?
 
Mentre fissava negli occhi il marito, con la mente ricostruiva alcune sue frasi, le reticenze, le menzogne, i gesti di quegli ultimi mesi che si mescolavano prendendo corpo in una danza diabolica e confermavano il suo angosciante dubbio.Un dubbio che aveva cancellato durante tutta quella giornata ma che ora ritornava prepotentemente ad affermarsi nella sua mente.
Non poteva accettare con rassegnazione quella disperata verità, quello no.Ma non poteva nemmeno scatenare un inferno, fare le valigie e andare via.Ora non ce la faceva.Le tremavano le gambe.Era agghiacciata da quel doppio tradimento.
Pensava a quel volto identico al suo che entrava nella sua casa, indossava i suoi vestiti, rideva come faceva lei, si contorceva fra le sue lenzuola.
Fermò i pensieri e di colpo chiese conferma, titubante, rinviando quell’attimo in un crescendo di sensazioni.
L’uomo che le stava accanto da 15 anni ammutolì e abbassò lo sguardo.