UN DITO medio
divide questa riforma dal mondo accademico. Il dito medio è dell’onorevole Daniela Santanchè, la
riforma è quella della docenza universitaria, firmata dalla ministra Moratti, in procinto di una candidatura alla poltrona di sindaco di Milano. Il mondo universitario si era ritrovato in piazza il giorno dell’approvazione della riforma in senato; scontri, tafferugli e quel dito medio, segno di tracotanza e volgarità, avevano accolto la protesta. Quali sono i contenuti di questa riforma che per la ministra Moratti: “Porta il sistema universitario italiano a livello dei Paesi più avanzati”?.
La prima novità della riforma è il ritorno al concorso nazionale per il reclutamento dei docenti “per evitare-sostiene il ministro- il ripetersi di fenomeni di localismi e clientelismo”.
Il secondo punto, controverso, riguarda la scomparsa della figura del ricercatore che viene sostituito dal ricercatore co.co.co., così è stato ribattezzato nel mondo accademico; per chi ricerca, insomma, è riservata la possibilità di un solo contratto di durata triennale, con una precarizzazione della figura stessa del ricercatore.
Il ministro spiega che solo in questo modo ci sarà una minore fuga dei cervelli “causata- conclude Moratti- dal fatto che in altri paesi si guadagna di più, ora in avanti con i contratti a tempo determinato le università potranno pagare come e quanto vogliono”.
Il punto in questione suscita critiche e contestazioni da più parti, sembra centrale una domanda, rivolta alla ministra dal rettore della Sapienza di Roma, Renato Guarini: “Ma dove prenderanno i soldi le università? La riforma viene varata a costo zero e – denuncia Guarini - i nostri stanziamenti sono scesi in cinque anni di 69 milioni di euro”.
Il terzo punto riguarda i professori ordinari e associati che potranno godere di un “trattamento accessorio”, in aggiunta alla retribuzione base, se hanno compiti didattici, di ricerca o gestionali in più. Viene introdotta la figura del docente straordinario che può ricoprire un ruolo nella vita universitaria ma sarà intermante retribuito da enti o aziende esterne.
Queste in sintesi le linee guida della riforma tanto contestata. L’ultimo atto di questa querelle è l’appello del coordinamento nazionale delle conferenze dei presidi di facoltà al presidente della Repubblica perchè non promulghi la legge di riforma dello stato giuridico dei docenti universitari. “All'appello - dice una nota dell'Andu (Associazione nazionale docenti universitari) - hanno già aderito migliaia di docenti, di ruolo e precari, e di tecnico-amministrativi”. “Una riforma – continua la nota- che secondo la stessa commissione affari costituzionali della Camera è incostituzionale, e avrebbe l'effetto di umiliare l'università pubblica, accelerandone in maniera irreversibile il declino”. L’approvazione della riforma ha trovato il consenso unanime della maggioranza, secondo il ministro degli esteri Fini: “La meritocrazia e la competizione finiranno per stimolare la ricerca”.
Restano due dubbi sull’intero progetto di riforma: la netta contrarietà dell’intero mondo accademico e come sottolineava Dacia Maraini sul “Corsera” l’incapacità della ministra di ascoltare le parti, ponendo la fiducia su un provvedimento tanto importante quanto decisivo. Forse sarebbe bastato abbassare quel dito medio e provare a parlare.
Riferimenti
Il testo del ddl approvato