Immagina i diritti delle donne...
Immagina i diritti delle donne...
Quarant’anni di campagne sociali, istituzionali e non Verso il 2007, anno delle Pari Opportunità
Questa breve ricognizione e analisi delle campagne di pubblicità sociale sui diritti delle donne dagli anni ’70 a oggi – un terzo di secolo che ha cambiato la vita all’ “altra metà del cielo” – nasce dall’esigenza di dare (o meglio: ridare) voce e volti alle donne e agli uomini che per il riconoscimento di tali diritti si sono impegnati e continuano a impegnarsi, con mezzi, linguaggi e tecniche di volta in volta nuovi e sempre più raffinati. Perché, come sostiene Mariella Gramaglia, Assessore alle politiche per le pari opportunità del Comune di Roma: «Il punto è trovare […] il linguaggio giusto per comunicare con le più giovani. […] Il mondo rischia di farsi sempre più piccolo, i linguaggi tendono a specializzarsi, a diventare chiusi e criptici. Anche noi abbiamo spesso usato, e usiamo, un gergo un po’ iniziatico, che allontana e restringe la possibilità di comunicare. E che non permette alle esperienze individuali e collettive di essere raccontate e di non andare perdute» [1] .
Negli ultimi quaranta anni si è passati dagli slogan di partito stampati su volantini spesso clandestinamente ciclostilati e distribuiti alla gente o affissi per le strade, ai sottili giochi di parole e immagini che strizzano l’occhio o fanno il verso alla pubblicità commerciale.
Pubblicità commerciale dalla quale si è detto che quella sociale abbia finora “mendicato” mezzi e risorse e che in alcuni casi oggi vediamo invece paradossalmente rifarsi proprio ai linguaggi e ai messaggi della pubblicità sociale per vendere, in assonanza con le più attuali strategie di cause-related marketing.
Il fatto che durante l’ultima campagna elettorale i politici si siano contesi il voto dell’elettorato femminile, facendo promesse “a destra e a sinistra” sulla realizzazione delle donne nel mondo della politica e del lavoro come protagoniste del processo di rinnovamento e crescita dell’intero paese, è la dimostrazione di una presa d’atto delle sempre maggiori esigenze e istanze ma anche capacità e potenzialità delle donne stesse. Fattori sui quali sia il mondo imprenditoriale che politico dichiarano di voler investire sempre più.
Ed è importante notare come le immagini delle donne che vengono veicolate dai manifesti, dalle pagine di giornale, dalle locandine e dai volantini – così come quelle, pubblicitarie e non, veicolate dai mass media in generale – influenzino sia la percezione che le donne hanno di sé, che quella che le donne hanno delle altre donne, che quella che gli uomini hanno delle donne.
Come afferma Elisa Manna (Censis), in un’intervista [2] sui risultati di una ricerca sull’immagine della donna nella tv presentati nell’ambito della Conferenza europea Women and media in Europe svoltasi nel febbraio scorso a Roma, «Molte persone non hanno la consapevolezza di aver interiorizzato degli stereotipi. C’è bisogno di un percorso interiore che nella maggior parte dei casi non viene neanche avviato» e suggerisce che in tal senso un lavoro di Media Education di genere nelle scuole potrebbe rivelarsi molto utile.
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[1] Da Parole per giovani donne, di Monica Lanfranco, Solfanelli Editore, 1994
[2] Pubblicata sul numero de Il Paese delle Donne del 7 aprile 2006