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Mani pulite e coscienze sporche

Mani pulite e coscienze sporche

di ALBA GUIDI (21 11 2006)

Quarant'anni di campagne sociali, istituzionali e non Verso il 2007, anno delle Pari Opportunità

Il passaggio tra gli anni ‘70 e ‘80 segna per le donne un nuovo modo di intendere la propria soggettività rispetto al mondo maschile e alle istituzioni che lo rappresentano.

Gli anni ’80 si aprono in un pesante clima di restaurazione, dopo l’assassinio di Moro da parte delle BR e la strage alla stazione di Bologna. L’immagine dell’Italia è ancora fortemente sbilanciata tra un Nord in crescita e un Sud che arranca. Sono gli anni del consumo edonistico, del made in Italy, ma anche delle “tangenti” e della profonda crisi della politica e della coscienza civile che da tale sistema sono derivate.

Sulla scena internazionale c’è la guerra totale fra Iran e Iraq, Ali Agca ferisce gravemente Papa Giovanni Paolo II e, a livello ambientale, si verifica il più grande disastro dell'era moderna: l'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina. Ma sono questi anche gli anni che culminano con l'avvento al potere in URSS di Gorbaciov e la caduta del muro di Berlino, muro con il quale cade un simbolo che ha diviso l'Europa e il mondo per oltre trenta anni, i regimi dell'est entrano in crisi, finisce la "guerra fredda".

Anche in risposta a questo stato di cose si afferma negli  anni ‘80 quello che è stato definito "femminismo diffuso": il movimento sviluppa un nuovo rapporto con le istituzioni, proprio nell’intento di cambiare la cultura maschile di cui sono impregnati partiti, sindacati e amministrazioni locali, e fare spazio a un modo di fare politica diverso, quello delle donne. Le donne non vogliono assimilarsi, bensì relazionarsi e trattare per raggiungere obiettivi che diano loro accesso a nuovi e ulteriori spazi. Nasce un associazionismo femminile molto radicato nel sociale ma anche molto politico nei suoi comportamenti, che riesce a entrare in modo pragmatico e informale in contatto diretto con le donne delle istituzioni.

Nascono i Centri Donna, centri di documentazione, produzione culturale e relazione politica, nei quali possono circolare più liberamente le idee femministe. Le donne discutono i temi dell’8 Marzo e li portano in giro per le strade attraverso cortei che vengono ora organizzati in sempre più numerose città. Nel marzo del 1980 a Roma, nell’ambito di una grande manifestazione nazionale, vengono consegnate 300.000 firme per la legge contro la violenza sessuale e ad aprile c’è la sentenza finale al processo d’appello contro gli stupratori e assassini del Circeo.

Sono del 1984 e del 1988 le campagne di Pubblicità Progresso sulla prevenzione degli incidenti domestici e contro gli abusi verso i minori all’interno delle mura domestiche: si comincia a parlare di donne in casa non più soltanto in termini di “angeli” e di “focolari”, ma di persone che – anche quando non lavorano fuori - lavorano dentro casa, dove sono quotidianamente esposte ai rischi di varia natura che ciò comporta, e dove sono da sempre responsabili della sicurezza propria e dei propri figli (quando non anche di genitori anziani o malati), spesso senza alcun riconoscimento né alcuna collaborazione da parte dei propri mariti o partner, e in molti casi addirittura costrette a subirne le minacce e la violenza.

Campagne di Pubblicità Progresso sulla prevenzione degli incidenti domestici, 1984

Le parole d’ordine in questi anni sono sessualità, maternità, contraccezione, aborto, violenza, prostituzione, lavoro, famiglia: temi e valori che richiedono sempre più una presa di coscienza collettiva, azioni mirate e politiche di lungo termine.

Nel 1984 vengono istituiti la Commissione Nazionale per la realizzazione della parità tra uomo e donna e il Comitato Nazionale per le Pari Opportunità presso il Ministero del Lavoro. E – a proposito di parole d’ordine - la Commissione Nazionale per la realizzazione della parità tra uomo e donna pubblica poco dopo Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, aprendo il dibattito sulla “non neutralità” del linguaggio. Infatti, seguono immediatamente la denuncia del maschilismo dei libri di testo per le scuole elementari, e la denuncia del sessismo nella pubblicità.

Apre in questi anni anche la nuova - significativa - sede per il Movimento femminista romano: il Buon Pastore, ex convento per “fanciulle traviate” (ex prostitute, adultere, madri nubili, donne con disagi, donne ripudiate dai propri mariti o non in regola con gli obblighi religiosi), diventa la «Casa delle donne».

Nel 1985, per la prima volta, la Corte di Assise condanna per violenza carnale un marito denunciato dalla propria moglie - ma solo nel 1996 verrà approvata la Legge n. 66 “Norme contro la violenza sessuale” (dopo venti anni di dibattito in Parlamento e fra le ONG e chissà quanti decenni di dibattito tra le donne stesse).

Anche se purtroppo dovrà passare ancora del tempo prima che la violenza esercitata contro le donne in famiglia non sia più considerata un affare privato bensì venga riconosciuta come un crimine da parte della società e delle autorità.


[6] Riguardarsi - Manifesti del movimento politico delle donne in Italia, a cura di E. Baeri e A. Buttafuoco - Milano Fondazione Badaracco, 1997 

[7] Vedi “Politically Un-correct - seconda Conferenza internazionale sulla Comunicazione Sociale”, organizzata da Pubblicità Progresso e svoltasi presso l’Università degli Studi di Milano, in videoconferenza con l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, il 17 e 18 ottobre 2006. In tale ambito, l’attuale Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha infatti riconosciuto che il nostro paese è stato un po’ più refrattario di altri nei confronti della pubblicità sociale, ma ha fatto anche notare come negli ultimi anni lo scarto si sia notevolmente ridotto, paventando inoltre l’ipotesi che nel rinnovato ambiente sociale e culturale italiano a farla da protagonisti saranno proprio i nuovi media. Come ha fatto notare Stefano Zecchi - docente di estetica presso l’Università degli Studi di Milano -, ci si deve porre però anche il problema di considerare il rapporto tra etica ed estetica e prendere atto del fatto che probabilmente la pubblicità sociale deve collocarsi nel mezzo, conciliando il suo bisogno di rompere gli schemi più convenzionali della comunicazione con il bisogno di ritrovare il senso della relazione e di costruire socialità che invece è proprio del concetto stesso di comunicazione. In tal senso, Mario Morcellini - preside della facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma - mette anche in guardia nei confronti di una pubblicità sociale che, attraverso l’utilizzo di linguaggi e mezzi sempre più sofisticati, finisca per rivolgersi più alle comunità colte – dunque paradossalmente a minoranze d’elite - che a quegli strati della società che maggiormente necessitano di acquisire conoscenza e consapevolezza su certe tematiche. L’opinione espressa da Maurizio Sala  - presidente di ADC Italia – è stata infatti che la pubblicità sociale non sia qualcosa che tutti i creativi possono fare, e che non si debba solo prendere in considerazione la questione «politica» di trovare gli spazi e i fondi necessari, perché a monte è indispensabile che ci siano innanzitutto la capacità di immedesimarsi e l’intento sincero di migliorare la realtà, indicando nuovi modi di vederla prima ancora forse che nuovi modi di essere rispetto ad essa. Come ha suggerito infine Franco Moretti - chief group creative director di Leo Burnett Italia -, in tal senso «accademici e creativi possono creare una sinergia utilissima per conciliare rischio e responsabilità».

[8] Dati forniti dalla LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori.

[9] Non toccate le bambine, inchiesta di Fabrizio Gatti pubblicata sul numero de “L’espresso” del 2 novembre 2006


Riferimenti
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