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"ShareMedia": è l'ora della web tv

"ShareMedia": è l'ora della web tv

di GIUSEPPE BUCCI (07 12 2006)

La proposta di Unicity per una tv Interattiva e accessibile a tutte le aziende

La tv sul web resiste. Dopo anni di utilizzi in sordina, sperimentazioni e tentativi di convergenza col vecchio televisore (e dei suoi contenuti), le web-tv hanno forse trovato la loro strada. Le società che producono piattaforme di streaming e contenuti audiovisivi hanno imparato a gestire questo nuovo medium in maniera ottimale, trovando nuove strade e nuovi utilizzi per un mercato ancora quasi intatto e pieno di potenziali investitori. Un recente esempio è il nuovo progetto “ShareMedia”, sviluppato dalla società Unicity Spa, in collaborazione con partner come RAI e Publicis.

ShareMedia è una nuova piattaforma che permette la creazione e gestione di canali e format di Web Television rivolta alle aziende che vogliano farne uso interno (comunicati o formazione) o uso esterno (pubblicità, news, intrattenimento). Mediazone ha incontrato il dottor Massimo Temi, Direttore Tecnico di Unicity e gli ha rivolto delle domande per capire le potenzialità di questo progetto.

Oggi si parla molto di Digitale Terrestre, IP-Tv, TV on-demand: il lancio di questa web tv è un passo indietro o un voler riproporre qualcosa che ancora non decolla?

Facciamo subito una distizione: da un lato c’è l’IP-TV, da un lato la web tv. La prima soluzione la vediamo relegata a grossi proprietari di rete che usano un proprio sistema all’interno di una rete proprietaria, quindi diventano direttamente concorrenti, ad esempio, del digitale terrestre. Molto spesso sono repliche di canali esistenti, che vengono distribuiti su IP. Per “web tv” invece, immaginiamo proprio un nuovo prodotto di comunicazione, completamente aperta e non legata ad una rete TV proprietaria. Con la web-tv ci rivolgiamo ad un pubblico vastissimo ed eterogeneo, senza limiti geografici nè tecnici. Per cui non parlerei di riproporre qualcosa, ma pensiamo ad un prodotto nuovo, che è in continua evoluzione e che può garantire risultati innovativi.

Allo stato attuale, la “corporate” tv è l’unico modello di web tv che funziona davvero?

C’è molto interesse da parte degli investitori: utilizzare internet non solo per farne un portale ma farne una corporate tv. Le grandi aziende possono utilizzarla sia per uso interno che per uso esterno. Un punto però, va messo di sicuro sul problema dei contenuti, che non è semplice da gestire. Nella nostra offerta, infatti, puntiamo sulla “formazione” del nostro cliente alla produzione di contenuti, vista come parte “critica”. Solo le grandi aziende arrivano a porsi questi problemi e di conseguenza, proponiamo una sorta di training per le aziende. L’idea quindi non è solo quella di proporre una piattaforma ma anche aiutare il cliente nella produzione dei contenuti; un altro filone interessante è quello della info-tv: l’idea di avere degli schermi sparsi sul territorio o in punti specifici, che possano avere una sorta di programmazione “georeferenziata”; interessante ad esempio, per le stazioni, banche ed altri soggetti interessati a poter gestire contenuti specifici. Centralizzato da un unico punto di controllo, si avrà la possibilità di gestire canali singoli; valorizzare al massimo il canale di ritorno, ovvero permettere all’utente di interagire. Il dtt è limitato, attraverso un modem telefonico, con un ritorno di interazione basso: per la web tv si possono immaginare progetti di interazione di alto livello. La scelta dei contenuti, ad esempio, è un tipo di interazione già fruibile oggi. Inoltre, i costi bassi rispetto ad un intero canale televisivo satellitare o di dtt sarà un elemento ulteriore di attrazione.

E’ recente la notizia che gli investimenti pubblicitari sul web hanno di gran lunga superato quelli sui periodici e in tv. Quali sono e come sono strutturati i modelli di business che permettono di raccogliere introiti dagli investitori?

Sharemedia nasce sopratutto grazie alla sperimentazione con RAI e PUBLICIS, che in Italia è una realtà molto grande e consolidata. Con loro stiamo sperimentando dei format anche per vedere come, attraverso di essi, potremo presto invogliare gli investitori ad investire sulla web tv; Publicis, in particolare, ci aiuterà nella raccolta di pubblicità, creando proprio una sorta di “brand tv”, personalizzata su un brand o su marche in particolare e che farà da volano per altre situazioni.

Vede davvero un futuro per la web tv? La tanto osannata “convergenza” dei media è realmente possibile o continueremo ad usare il vecchio televisore per i normali contenuti?

 Io aggiungerei alla convergenza anche la “rimediazione”, quindi i vecchi media che si reinventano e si riappropriano di nuovi spazi; la convergenza, secondo me, è sicuramente sul media digitale, e su questo ci siamo già. Adesso, dire quale di questi modelli sarà predominante rispetto agli altri sarebbe prematuro. Di sicuro la banda larga ed esperienze diverse su internet creano un fortissimo attore e le possibilità che si intravedono oggi fanno ben sperare ad una convergenza sulla rete. C’è un dato interessante: Murdoch, nonostante abbia forti proprietà sul satellite, ha fatto grossi investimenti sul web. È un segnale forte, che viene da altri mondi e che bisogna tenere in considerazione.


Riferimenti
http://www.sharemedia.it/