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Dall'etere allo streaming

Dall'etere allo streaming

di PAOLO LATTANZIO (20 07 2006)

Innovazioni e continuità nei linguaggi radiofonici

Aprire nuovi canali di comunicazione ha da sempre costituito un obiettivo importante, soprattutto per coloro che risultavano non abilitati al ruolo di emittenti. E’ stato il classico rincorrersi degli “have Vs have not” della comunicazione che ancora oggi si ripropone con drammatica urgenza sotto forma di digital divide.

Negli anni Settanta in Italia fu fatto il tentativo di aprire nuovi canali comunicativi creando le radio libere,ossia delle irriverenti emittenti radiofoniche amatoriali con un limitato raggio di copertura che sorsero nell’etere italiano come funghi e che, con strumentazioni assolutamente economiche, riuscivano a trasmettere sfruttando le frequenze ancora libere nell’etere italiano.  Importante e al contempo emblematico risulta il caso di Radio Alice, l’emittente creativa bolognese che a partire dal 1976 propose un flusso magmatico e frammentato di suoni, parole, cronache, monologhi, appuntamenti fissi (pochi) ed estemporanei (molti) sempre nell’ottica di “aprire” il mezzo radiofonico ad ogni contributo.

Questa dinamica comportava una grande svalutazione dell’idea di palinsesto e una forte speculare valorizzazione dell’improvvisazione, intesa come libera espressione.

Radio Alice, infatti, tentò di non separare l’arte dalla vita e di far quindi confluire una grande pluralità di stimoli eterogenei all’interno del mezzo radiofonico, che funzionava quindi da amplificatore delle istanze e da aggregatore di esperienze, ponendo le basi per la valorizzazione anche mediatica di quello spirito di comunità che crescerà con la diffusione dei new media.

Il coinvolgimento e l’aggregazione del pubblico attorno alla radio puntavano ad unire competenze e saperi nell’ottica di una democratizzazione dell’accesso ai media che, del resto, è esattamente ciò che la rete Internet ha, almeno inizialmente, promosso.

Le radio libere hanno veicolato contenuti rivoluzionari soprattutto per lo sdoganamento di tematiche legate al corpo e ai temi “notiziabili”, in passato sotto lo stretto controllo della comunicazione ufficiale, ma hanno anche innovato la strategia comunicativa promuovendo un linguaggio “sporco” ed una sorta di guerriglia semiologia che si avvaleva del falso, dell’artefatto e della libera creatività per contrastare lo strapotere dei media ufficiali. Traccia di questo percorso è reperibile negli archivi de “L’Espresso” degli anni ‘76-‘77 dove Franco Bifo Berardi e Umberto Eco dettero luogo ad uno splendido carteggio sull’uso della lingua e della comunicazione che le nuove emittenti facevano, esperienza poi confluita nel libro “Sette anni di desiderio ”.

Il linguaggio delle radio libere venne innovato, oltre che nei contenuti, anche nella terminologia, soprattutto grazie alle influenze musicali e più genericamente artistiche provenienti dal mondo anglofono, e fu in buona sostanza svecchiato e liberato da quell’aura di serietà che lo rendeva adatto ad una gestione pedagogica e paternalistica dei mezzi di comunicazione, come era in Italia fino al parziale superamento del monopolio statale. E proprio questo tipo di innovazione di linguaggio costituisce un importante punto di contatto con quanto accade oggi nella comunicazione on-line dei new media.

E’ infattisufficiente pensare alle innovazioni che la comunicazione via internet ha introdotto in tema di linguaggio, soprattutto giornalistico. I blog, ad esempio, avendo un mezzo ed un pubblico nuovi che chiedono prodotti informativi peculiari per la comunicazione su internet, si fanno portatori di stili linguistici nuovi che hanno cambiato il modo di fare comunicazione, di veicolare contenuti e di costruire testi.

Le radio libere permisero per la prima volta di comunicare liberamente emozioni, idee e musica e le loro innovazioni principali non furono esclusivamente testuali, bensì di sistema, tanto da modificare il successivo modo di fare comunicazione.

La comunicazione praticata dalle radio libere è connessa alla diffusione dei moderni strumenti di comunicazione, come sono le web radio.

L’analogia non è solamente terminologica.

Le web-radio si presentano come mezzi di diffusione di contenuti sonori in streaming che simulano la fruizione della diretta radiofonica attraverso un server esterno.

Questi nuovissimi media si servono di software di semplice editing sonoro e di una connessione internet con un server icecast, in grado di garantire la diffusione dei contenuti agli utenti che si collegano al sito della radio.

L’esistenza di questa nuova forma di radiofonia, ibridata con le tecnologie digitali e con tutti i linguaggi per la comunicazione sonora e visuale connessi, ha permesso di creare un medium che mostra una serie di affinità proprio con l’esperienza della liberazione dell’etere italiano intrapresa negli anni Settanta.

Soprattutto se si tiene conto che le radio libere, oltre alle innovazioni di linguaggio, introdussero due elementi estremamente innovativi, ossia l’uso massivo del telefono in diretta e l’apertura fino alla smaterializzazione della redazione, che cessa di essere chiusa e precostituita. Questa innovazione permetteva di aprire la redazione nel senso che chiunque poteva, letteralmente, prendere la parola e costruire il proprio messaggio, proponendo qualunque contenuto e praticando lo stile che più preferiva rendendo le trasmissioni sfumate nei contorni e fluide nei contenuti. Le web-radio, del resto, offrono allo stesso modo una serie di strumenti comunicativi utili affinché anche questa redazione sia aperta ai contributi esterni, sia in fase di progettazione sia in diretta (chat, messenger, skype, mail, forum, etc)

Il nuovo stile, spinto all’estremo dalla bolognese Radio Alice, proprio grazie alla ricchezza dei contributi e degli stimoli era basato sulla contaminazione fra generi e sulla conseguente ibridazione fra esperienze di vita e di comunicazione.

Proprio questa ibridazione fra linguaggi è tornata, oggi, di grande attualità grazie ai media digitali che, a differenza dei predecessori analogici, non presentano confini netti fra i testi  prodotti, cosicché l’ibridazione è una necessità prima ancora che una virtù che porta ad unire frammenti visuali con frammenti sonori ed altri ancora che portano a prodotti editoriali sincretici.

E questo stile comunicativo è il tratto caratterizzante delle web radio, ed affonda le proprie radici nell’esperienza comunicativa delle radio libere, piuttosto che in quella delle radio commerciali in etere degli anni Novanta. Basti infatti pensare che queste si basavano sulla sola comunicazione audio e sull’utilizzo di contenuti e format standardizzati, che le moderne tecnologie del web hanno reso di colpo inadeguati per la comunicazione sui new media telematici.

E’ sufficiente pensare, a conferma di ciò, al bassissimo grado di interazione che esisteva nella tradizionali radio, private o pubbliche poco cambia, che affollano l’etere italiano.

La loro unidirezionalità, i ruoli fissi imposti, la limitatissima interazione con i propri ascoltatori sono elementi assolutamente improponibili per la moderna comunicazione in digitale.

Ed è proprio per questa ragione che le moderne web radio sono state chiamate a studiare e sperimentare in prima persona delle strategie comunicative differenti e adatte alla comunicazione globale on-line.

Pensando all’interattività non si può non pensare, come precedente ante litteram, al corrispondente agettone, figura-chiave delle radio libere autorizzata ad entrare in diretta e senza filtri in qualunque momento della diretta radiofonica, sia per fornire il proprio contributo alla cronaca, sia per introdurre nuove tematiche, sia per integrare il già detto. Questa nuova pratica permetteva quindi interazione e valorizzazione del ruolo degli ascoltatori, ora chiamati ad essere parte attiva della comunicazione mediatica e non semplice alter ego degli speaker.

Le radio libere non prevedevano infatti alcuna forma di mediazione e di censura, anzi avallavano la libera creatività ed espressività sia per arricchire e ringiovanire gli stili della comunicazione allora vigente, sia per stabilire contatti sempre più diretti con chi quella radio ascoltava, sentendosi quindi coinvolto anche dal tipo di linguaggio, familiare e condiviso, che Radio Alice e le altre utilizzavano.

E’ difficile non vedere in queste ultime dinamiche un parallelo con quanto avviene oggi nella comunicazione audio via internet, in quella nuova forma di medium che è la web-radio. Ritroviamo infatti nella comunicazione delle web-radio, ma anche nei primi siti internet (simili a vere e proprie bacheche online), la scomparsa del ruolo del mediatore, cosicché ogni utente ha potuto “prendere la parola” in prima persona. E in questo aspetto risiede l’uso consapevole e veramente innovativo del World Wide.

Grazie, infatti, al livellamento verso il basso delle competenze necessarie a sviluppare un proprio percorso comunicativo multimediale, si è data la possibilità a tutti di diventare in pochi minuti editori di se stessi.

Ed è importante constatare che questa possibilità non riguarda solamente la scrittura alfabetica, ma ogni forma di comunicazione che, ora sul web, è davvero alla portata di tutti: vedere i casi di blog, ma anche di esperienze come Fotolog e Flickr, nonché Itube.

Ed è proprio questo il passaggio che ci interessa. La radio, che alla fine dei ‘90 era data per morta, ha trovato nei new media e nella comunicazione digitale telematica nuova linfa vitale. I new media hanno infatti permesso di integrare e rivitalizzare funzioni e potenzialità della radio, pur circoscrivendo apparentemente il pubblico, e arricchendola in realtà di nuovi linguaggi.

E’ quindi ora possibile realizzare sia trasmissioni in diretta, con spesa minima, ma anche diffondere contenuti con altre formule, in streaming sincronizzato, in modalità download e in podcasting. Le web-radio, nate sul web e per il web, hanno sviluppato soluzioni che fossero in grado di garantire uno sfruttamento massimo delle caratteristiche del web stesso; si sono quindi dovute costituire come emittenti non verticali né verticistiche, che facessero dell’interazione una caratteristica basilare.

Pensare una comunicazione sul web con dei ruoli fissi e unidirezionali avrebbe infatti portato al fallimento del medium; così le web radio hanno proposto percorsi condivisi, agevolate in ciò dal fatto di essere organizzate sulla base di un sito internet che attraverso forum, chat e scambi di mail permette la collaborazione. Così come era successo per le radio libere italiane degli anni Settanta, anche ora lo spirito di comunità che pervade tutti coloro che condividono un medium e che si sentono partecipi di un oggetto comune ha caratterizzato la versione telematica della radio.  

Ruolo fondamentale ha avuto la condivisione di saperi e di simboli che internet, con la sua predisposizione naturale all’apertura, ha garantito.

Nonostante le grandi possibilità manifestate da una comunicazione veloce, leggera, evocativa e coinvolgente come quella radiofonica, la diffusione del mezzo non è stata semplice, anche a causa di alcuni equivoci iniziali che hanno portato a vedere, ed utilizzare, la web-radio da un lato come replica esatta della versione in etere già esistente, dall’altro come semplice conduttore entro il quale far transitare a ritmo scandito da una playlist tutta la musica. Questa mistificazione iniziale ha portato a perdere di vista la possibilità che un mezzo così innovativo e particolare come Internet offriva...anche alla radio.

La realtà odierna, fortunatamente, sta mutando e oltre alle radio in etere che hanno proposto la propria presenza online integrando il tasso di interattività possibile, iniziano a diffondersi anche radio nate per il web . Quest’ultimo tipo di esperienza fa della specializzazione delle tematiche e della musica, da un lato, e della comunitarietà, dall’altro, i propri punti di forza.

La comunicazione rivolta a nicchie di mercato e la pubblicizzazione di prodotti iperspecialistici si trovano a convivere con la potenziale e contemporanea apertura potenziale a tutto il mondo connesso che, sulla base della condivisione della lingua, può ora fruire e partecipare a percorsi comunicativi specifici.

Le caratteristiche di questa nuova forma di radio partecipata, interattiva, ibrida risultano riportare direttamente all’esperienza delle radio libere, dimostrando un collegamento che rispetta una linea di filiazione basata sui linguaggi comunicativi adottati piuttosto che sul medium vero e proprio.

E il fatto che le moderne web radio si approprino di spazi liberi da regolamentazione, al fine di eludere l’occupazione totale delle frequenze, è un punto di contatto decisivo e finale per comprendere il legame con Alice e le altre, che dovettero salire in prima persona sui tetti delle città italiane per posizionare le proprie antenne e prendere la parola.