Mappe concettuali e motori web semantici per lo studio della soddisfazione per il lavoro
Mappe concettuali e motori web semantici per lo studio della soddisfazione per il lavoro
L’ affascinante esperienza di un seminario didattico
“Se vuoi trasformare un uomo in una nullità
non devi far altro che ritenere inutile il suo lavoro”
Fedor Dostoevskij
Nella società contemporanea, definita post industriale [Bell, 1973], il mondo del lavoro e delle organizzazioni ha subito e sta subendo repentini cambiamenti. Innumerevoli sono gli studi che confermano tale metamorfosi: che il lavoro cambi e cambi in fretta appare un fatto incontrovertibile.
Per alcuni lavori sembrano modificarsi i contenuti, che diventano più intellettuali e relazionali e meno “faticosi” e manuali. In altri, sembrano evolvere i margini di autonomia e la partecipazione al processo decisionale. Molti lavoratori conoscono importanti cambiamenti nella gestione dello spazio e soprattutto del tempo dedicato al lavoro: aumentano orari e calendari anomali, sistemi di turnazione e forme di flessibilità temporale. Oltre a ciò, i rapporti di lavoro si modificano fino a frantumarsi in tante nuove fattispecie contrattuali [Gallino, 2006].
Un’autorevole scuola di pensiero [Dahrendorf, 1980; Offe 1992; Gorz, 1988] sostiene che il lavoro, a causa della riduzione degli orari, dell’allungamento del periodo scolare e formativo e della riduzione dei tempi di occupazione, sta perdendo la centralità che aveva conquistato in epoca industriale. Altri [Accornero, 1997; La Rosa, 2002], al contrario, sostengono che proprio i recenti cambiamenti con i quali il lavoro ha dovuto confrontarsi lo pongono sotto i fari di una nuova centralità.
Quel che emerge chiaramente è che il lavoro si è trasformato ed è tornato al centro del dibattito culturale, sociale, economico e politico. Ha cambiato volto e modificato i suoi connotati senza perdere la sua importanza e il suo valore. Di conseguenza, le dimensioni di analisi e i significati ad esso associati diventano sempre più eterogenei e complessi.
Nel tempo, il lavoro ha assunto un significato differente rispetto a quello diffusosi in epoca industriale: in quanto mezzo di espressione delle proprie capacità, conoscenze e potenzialità incide ancora profondamente sull’identità personale in termini di ruolo, autostima e prestigio sociale.
Da un lato, il significato attribuito al lavoro si sta spostando da una prospettiva strumentale a una più focalizzata sui significati associati all’espressione di sé e delle proprie potenzialità. Dall’altro, pur continuando a costituire un contesto privilegiato per la costruzione dell’identità, cessa di essere una esperienza totalizzante e si affianca ad altri contesti e situazioni anche extra-lavorative.
Le trasformazioni e le transizioni che coinvolgono il lavoro possono essere considerate causa ed effetto dei differenti significati e delle diverse concezioni ad esso associate. In un contesto come quello odierno, contrassegnato da una crescente liquidità dei rapporti e delle relazioni sociali [Bauman, 2002] e da una profonda crisi dei paradigmi dominanti [Lyotard, 1999], il lavoro può essere considerato dall’individuo come valore o come mero strumento.
Questa è la vera ragione che ha ispirato e dato linfa vitale al seminario.
La curiosità circa il significato del lavoro oggi e il desiderio di scoprire cosa toglie o da soddisfazione all’uomo che lavora [Accornero, 2002] in una società in cui l’industria ha ceduto il passo al settore terziario; la manualità alle tecnologie; il corpo alla mente. Per tutti questi motivi si è deciso di riprendere in mano il tema relativo al rapporto tra individuo e lavoro, analizzando i significati della soddisfazione in una prospettiva storica.
In questa sede, vi presentiamo il racconto di una affascinante esperienza di studio e di ricerca, durata un anno (da aprile 2005 a aprile 2006), che ha permesso di trattare e manipolare conoscenze appartenenti al bagaglio “classico” della sociologia con strumenti e modalità inediti.
Nel corso di un seminario didattico svolto all’interno del LabLav – Laboratorio sul lavoro e l’impresa della Facoltà di Scienze della Comunicazione - è stato affrontato uno dei temi classici della sociologia industriale e delle organizzazioni con l’obiettivo introdurre gli studenti al delicato rapporto tra soddisfazione e lavoro.
Il tema, nato in termini di gioia e pena per la propria attività lavorativa [De Man, 1931], è complesso e di difficile definizione. Dagli studi effettuati in questo settore, emerge che la soddisfazione è influenzata da un ampio range di variabili correlate tra loro, e, in particolare, da:
La tematica è stata affrontata rintracciando e approfondendo le conoscenze emerse attraverso l’analisi di studi classici (le teorie) e studi empirici (le ricerche) che abbracciano diverse discipline: dalla sociologia del lavoro, alla psicologia sociale e alla sociologia dei gruppi passando attraverso la sociologia industriale o la sociologia dell’organizzazione.
Tenendo sempre ben presente la complessità e l’intricata composizione di questa tematica, il seminario ha avuto l’obiettivo di individuare e sistematizzare ciò che “altri” hanno studiato e ricercato sul tema della soddisfazione per il lavoro. Adottando come disciplina di base la sociologia dell’organizzazione e concentrando l’analisi soprattutto sui fattori organizzativi che influenzano la soddisfazione, sono stati presi in considerazione sia gli studi classici che quelli empirici.
In particolare, dopo una prima lezione teorica introduttiva, organizzata al fine di fornire al gruppo un corpus di conoscenze omogenee sul tema, il seminario ha assunto un carattere operativo. Le attività si sono basate su approfondite ricerche bibliografiche che gli studenti sono stati chiamati ad effettuare con l’obiettivo di individuare quanto e cosa è stato prodotto e scritto sul tema. Come chi vuol fare un piccolo passo in avanti non può far altro che guardare al cammino già fatto, ci siamo quindi guardati indietro e abbiamo deciso di analizzare come gli autori della sociologia e non solo avevano affrontato il tema nelle loro principali opere e ricerche empiriche. Successivamente gli studenti sono stati stimolati ad effettuare una lettura critica ed approfondita dei testi selezionati che li ha portati ad analizzare e recensire le teorie e le ricerche individuate.
Ma il cammino intrapreso non finisce qui, anzi. Il lavoro sul campo, l’attività laboratoriale e il feeling nato all’interno del gruppo ha facilitato il sorgere di idee creative che hanno portato a rielaborare le conoscenze acquisite attraverso strumenti tecnologici innovativi che si confanno meglio alle modalità comunicative e relazionali dei giovani della moderna network society [Castells, 2002]: la cosiddetta Google generation [De Kerchove D., 2006], una generazione che vive una condizione di connessione continua ed utilizza le nuove tecnologie della comunicazione per qualsiasi scopo ed obiettivo, individuale e sociale.
Sfruttando un’idea nata dagli studenti stessi si è deciso quindi di avventurarsi nella realizzazione di un cd multimediale e interattivo contenente le parole chiave in tema di soddisfazione per il lavoro. Dopo un’attenta analisi delle modalità di progettazione, non solo dal punto di vista tecnologico ma anche e soprattutto da quello metodologico, si è deciso di rielaborare il tema mutuando due strumenti nati e tradizionalmente utilizzati in contesti differenti da quello della didattica: le mappe concettuali e i motori web semantici.
La metodologia delle mappe concettuali applicata alla soddisfazione
Per rielaborare le conoscenze acquisite nella prima parte del seminario si è deciso di utilizzare lo strumento delle mappe concettuali. L’obiettivo alla base del lavoro è stato riuscire a rappresentare in maniera chiara e accessibile il patrimonio conoscitivo acquisito dagli studenti.
In generale, come illustrato dalla figura 1, i passi da compiere per raggiungere questo scopo posso essere identificati in tre fasi di ricerca, organizzazione e rappresentazione delle conoscenze:
§ FASE 1: individuazione dell’inventario delle conoscenze;
§ FASE 2: sistematizzazione delle conoscenze;
§ FASE 3: rappresentazione delle conoscenze.
Figura 1 - Definire la mappa delle conoscenze
Costruire un inventario significa raccogliere, analizzare e sintetizzare le conoscenze che si desidera mappare. Questa fase può essere suddivisa a sua volta in tre momenti che possono non seguire un preciso ordine cronologico, ma sovrapporsi durante tutto l’arco della ricerca.
Gli step che conducono e che, anche nel caso del seminario sulla soddisfazione per il lavoro, hanno portato alla costruzione di un inventario e di una mappa sono:
§ il censimento delle conoscenze - che gli studenti hanno effettuato attraverso la ricerca bibliografica volta ad individuare gli studi classici e le ricerche empiriche sulla soddisfazione nel lavoro;
§ la selezione delle conoscenze - che è stata realizzata selezionando i testi da prendere in analisi;
§ l’individuazione e la scelta di criteri di codifica delle conoscenze – operazione che è stata concretizzata attraverso la compilazione di form di analisi molto dettagliati che, mediante specifici criteri di codifica, hanno permesso di approfondire e sistematizzare quanto appreso sul tema, ricostruendo le principali aree semantiche e le dimensioni relative al delicato rapporto tra soddisfazione e lavoro.
Con l’obiettivo di leggere quanto raccolto in maniera trasversale, il bagaglio di conoscenze individuato attraverso le tre fasi illustrate è stato valorizzato e messo a sistema rappresentandolo attraverso lo strumento conoscitivo delle mappe concettuali.
Per quanto concerne la geografia, una mappa è la rappresentazione grafica parziale e semplificata di un luogo, grazie alla quale è possibile conoscere meglio quel territorio, scoprire la collocazione delle principali città, il tragitto delle strade e così via. In questo senso, la mappa serve per orientarsi, definire un percorso e scegliere consapevolmente un tragitto fra i molti possibili. La similitudine appare scontata ma efficace: proprio come una carta geografica, una mappa è un mezzo per interpretare, rielaborare e trasmettere le conoscenze, i concetti principali, i molteplici legami che essi stabiliscono e, di conseguenza, i possibili percorsi di ragionamento e approfondimento.
All’interno di quello che potremmo definire il dominio di conoscenza relativo alla soddisfazione nel lavoro, sono state individuate una serie di parole e concetti chiave che rappresentano porzioni minime, pillole di conoscenza. Successivamente, queste porzioni sono state raggruppate e ordinate semanticamente fino a costruire una vera e propria mappa concettuale organizzata su livelli di approfondimento crescente.
Il termine mappa concettuale è stato coniato da Novak e Gowin della Cornell Univerity.
I due studiosi, partendo dalla teoria cognitivista dell’apprendimento significativo, sostennero, sin dagli anni 60, che la rappresentazione grafica delle conoscenze è un metodo per far emergere i significati insiti nei materiali da apprendere in quanto invita a riflettere sulla tipologia delle conoscenze e sulle relazioni che vi intercorrono.
Le mappe concettuali, infatti:
§ sono una rappresentazione grafica della conoscenza in cui i concetti sono inseriti in forme geometriche dette nodi ed i collegamenti tra questi ne esplicitano le relazioni;
§ descrivono, in modo articolato e completo, la struttura della conoscenza del dominio preso in considerazione;
§ si presentano come il risultato principale dell’attività di analisi e modellizzazione del sapere.
Articolando la conoscenza attraverso lo strumento conoscitivo delle mappe concettuali, è stato possibile costruire il sapere della soddisfazione per il lavoro basandosi su una struttura verticale che, attraverso collegamenti inclusivi, esplicita il rapporto che intercorre tra un concetto gerarchicamente superiore e posto in alto ed uno o più concetti gerarchicamente inferiori e posti in basso. Da un primo concetto generale, quindi, è possibile passare gradualmente a concetti più specifici, sviluppando una ramificazione tassonomica che conduce a pillole di conoscenza.
Successivamente ogni singola parola chiave è stata esplosa scrivendo una definizione capace di proporre una lettura trasversale delle schede redatte anche attraverso l’ancoraggio (tramite la creazione di link) ai format compilati.
In questo modo, lo strumento conoscitivo delle mappe ha consentito di ottenere un’organizzazione delle conoscenze su base gerarchica la cui lettura approfondita permette di passare dal generale al particolare e viceversa. Ottenuto questo obiettivo si è pensato di fondere vecchi saperi e nuove tecnologie progettando un percorso interattivo e multimediale che permettesse di navigare nel mare della soddisfazione per il lavoro.
La rappresentazione grafica delle conoscenze: il glossario
La rappresentazione grafica delle parole chiave e di tutto il glossario è stata realizzata prendendo spunto dai motori web semantici. La musa ispiratrice è stata la rappresentazione grafica utilizzata da grokker (www.grokker.com), un motore di ricerca che è in grado di organizzare il materiale individuato sul web - in seguito a una ricerca lanciata da un utente - secondo criteri di vicinanza semantica dei contenuti e attraverso una grafica strutturata a cerchi concentrici. Analogamente, per il glossario sulla soddisfazione per il lavoro, è stata implementata un'animazione in grafica vettoriale, volta a rappresentare visivamente la mappa concettuale elaborata con le relative definizioni delle parole chiave. Per fare ciò sono state scelte figure geometriche di natura e colori differenti capaci di mettere in evidenza la profondità e l’inclusività dei termini che popolano il glossario. Le figure geometriche e i colori scelti ben rappresentano e differenziano i tre livelli di profondità su cui è strutturata la mappa: le macroaree, i livelli intermedi e le pillole di conoscenza.
Figura 2 - Macroaree, livelli intermedi e pillole di conoscenza
La grafica messa a punto, che è basata sullo sviluppo di una struttura HTML e sulla sincronizzazione delle animazioni e dei contenuti attraverso l’utilizzo del linguaggio actionscript, ha consentito di presentare in maniera accattivante non solo i contenuti ma anche l’importanza delle relazioni semantiche tra parole chiave appartenenti a diversi livelli di approfondimento del tema.
Figura 3 - immagine dal glossario online
Contemporaneamente, ricorrendo al linguaggio XHTML, si è pensato di realizzare anche una versione del glossario di più facile fruizione che fosse di natura accessibile e consentisse una lettura lineare delle parole chiave.
Figura 4 - immagine dal glossario online
La versione XHTML realizzata offre benefici per possessori software e hardware obsoleti in quanto è fruibile attraverso sistemi e periferiche non comuni e tecnologie assistive. Inoltre, grazie all’utilizzo dei fogli di stile che controllano sia gli attributi del testo che la struttura, consente un facile caricamento delle pagine ed è estremamente semplice da utilizzare.
Il cd messo a punto, quindi, prevede una doppia modalità di navigazione: attraverso animazioni flash che rendono il contenuto accattivante e mediante il linguaggio XHTML che risulta di più facile lettura e accessibile anche a persone diversamente abili. Mentre la prima modalità di navigazione si presta ad un’analisi dei contenuti su livelli di profondità crescenti; la seconda offre una visione più chiara e globale di tutte le parole che compongono le macroaree del glossario.
Il prodotto così realizzato è protetto da licenza Creative Commons.
Per visionarlo consultare il sito: www.lablav.it
Per concludere
Il Glossario sulla Soddisfazione per il Lavoro offre una chiara testimonianza della possibilità nonché grande opportunità di affrontare argomenti teorici classici attraverso metodologie didattiche innovative capaci di sfruttare a pieno le potenzialità delle nuove tecnologie. I modelli di intelligenza collettiva o connettiva teorizzati da Pierre Lévy [1994] e Derrick de Kerchove [1999] non sono modelli astratti, ma riflettono fortemente la struttura e le modalità di vita e lavoro della società contemporanea.
In questo contesto, i giovani costituiscono i principali driver del cambiamento soprattutto nell’uso delle nuove frontiere tecnologiche e delle reti di comunicazione [Morcellini, 2004]. E le Università sono chiamate a costruire e proporre modelli formativi che non dispensino staticamente nozioni, ma che sappiano coltivare nei giovani l’attitudine a trattare le conoscenze ricorrendo alle tecnologie anche per lo studio e per la formazione. La testa ben fatta a cui accenna Edgar Morin [2000] deve diventare il punto di riferimento: uno stile cognitivo, una forma mentis, un pensiero complesso o, ancora, una grande capacità di adattarsi a scenari sociali che cambiano a tutti i livelli e a velocità accelerata [Morcellini, 2006].
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