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I lavoratori attivi iscritti alla Gestione Separata INPS nella Regione Lazio nel 2005

I lavoratori attivi iscritti alla Gestione Separata INPS nella Regione Lazio nel 2005

di PATRIZIO DI NICOLA E ZAIRA BASSETTI (21 03 2007)

1. Caratteristiche generali: ripartizione provinciale e settori di attività

Dallo studio condotto in precedenza sull’intero territorio nazionale il Lazio risulta essere, insieme alla Lombardia, la regione all’interno della quale il ricorso ai collaboratori è più forte che in altre aree. Tenendo presente che in entrambe le regioni pesa enormemente la presenza di alcuni grandi centri come Roma e Milano, si può osservare che al nel Lazio i lavoratori attivi iscritti alla Gestione Separata sono ben 225963.

Si pensi che la sola provincia di Roma raccoglie ben 204231 lavoratori ossia il 90,38% del totale regionale, con uno squilibrio nel territorio del Comune di Roma dove non solo si concentra il grosso della popolazione dell’intera Provincia, ma anche una quota consistente della popolazione lavoratrice dell’intera regione.

Inoltre se è vero che il lavoro flessibile è tipico di alcuni settori particolari quali i servizi, sia al pubblico che al privato, è vero anche che tali settori sono particolarmente sviluppati nei grandi centri urbani. Ed infatti la configurazione del mercato del lavoro laziale, così come emerge dalla nostra analisi, rispecchia la composizione e l’articolazione del mondo del lavoro tipica della capitale dove la maggior parte dei lavoratori si collocano nel settore della Pubblica Amministrazione locale e statale, e in tutta la vasta gamma di servizi ad essa correlati (34,73% a fronte del 22,6% a livello nazionale). Inoltre Roma si profila come sede principale della maggior parte degli esercizi e delle attività commerciali della regione.

Si tratta insomma di una prevalenza complessiva di quei settori che fanno parte tutti del contenitore più ampio denominato terziario, sia pubblico che privato.

Riportiamo graficamente la ripartizione degli iscritti alla Gestione Separata nel Lazio, per provincia (figura 1) e, a seguire, l’articolazione degli iscritti per settori di attività (figura 2).

Fig. 1 Distribuzione per provincia dei lavoratori attivi iscritti alla Gestione Separata nel Lazio

figura1

Fig. 2 Lavoratori attivi della Gestione Separata nel Lazio, per settori di attività (%)

figura2

2. La ripartizione di genere nel Lazio

In generale, gli iscritti attivi laziali sono distribuiti quasi equamente tra i sessi: poco più della metà (52% pari a 117623 unità) sono uomini, mentre il restante 48% (ossia 108340 unità) sono donne. Questo significa che la differenza tra la presenza femminile e quella maschile nel nostro campione è di soli 4 punti percentuali, mentre a livello nazionale tale distanza è ben più accentuata attestandosi sui 15 punti percentuali.

Fig. 3 Ripartizione per genere dei lavoratori attivi alla Gestione Separata nella regione Lazio

figura3

Anche la maggiore componente femminile della Gestione Separata nel Lazio, rispetto al resto d’Italia può essere spiegata attraverso la conformazione del mercato del lavoro laziale, caratterizzato dalla preponderanza dei servizi e del terziario in generale.

Infatti nel Lazio trova conferma quello stereotipo che contraddistingue i percorsi di ingresso e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, che vedono “la manodopera femminile incunearsi negli interstizi creatisi nel mercato del lavoro, che sempre più richiedono abilità e competenze cognitive e relazionali”[1], e pertanto attuare una divisione del lavoro basato sul genere.

Le due tabelle riportate di seguito supportano quanto appena affermato: nel Lazio gli unici settori di attività all’interno dei quali la presenza femminile risulta maggiore rispetto a quella maschile sono l’area della comunicazione (Poste e Telecomunicazioni 53,6% a fronte di un 46,64% di uomini), Servizi alle imprese e consulenze (57,88% contro il 42,12% di uomini), Istruzione (61,59% verso 31,60%) e Sanità (68,40% rispetto a 38,37%).

Un settore che nel Lazio si dimostra a forte vocazione femminile è, un po’ al di là delle aspettative, è quello dell’Agricoltura, pesca e allevamento costituito nel 61,63% dei casi da manodopera femminile.

Tab. 1 Settori di attività dei lavoratori per genere (%)

 

Femmine

Maschi

Estrazione

42,54

57,46

Industria

36,60

63,40

Edilizia

18,95

81,05

Commercio

45,16

54,84

Alberghi ed esercizi pubblici

43,61

56,39

Trasporti

24,63

75,37

Poste e Telecomunicazioni

53,36

46,64

Banche, Assicurazioni, Finanza

41,71

58,29

Informatica

42,56

57,44

Ricerca

42,15

57,85

Servizi alle imprese, consulenza

57,88

42,12

Pubblica Amministrazione

37,22

62,78

Istruzione

61,59

38,41

Sanità

68,40

31,60

Altri servizi

48,39

51,61

Agricoltura, Pesca, Allevamento

61,63

38,37

Totale

47,47

52,53

 

3. Caratteristiche professionali

Quali sono le tipologie professionali prevalenti tra gli iscritti attivi alla Gestione Separata del Lazio? Più della metà del totale, e per la precisione il 68% circa sono collaboratori co.co.co. o co.co.pro. (+ 17 punti rispetto al dato nazionale). A seguire, ma a molti punti di distanza, troviamo gli amministratori o sindaci di società che costituiscono il 15,37% del totale, percentuale pari alla metà della quota fatta registrare a livello nazionale (32%). Questa tendenza è strettamente correlata alla particolare composizione del mercato del lavoro nel Lazio che, così come detto in precedenza, si caratterizza per la prevalenza dei servizi, settore in cui il ricorso a tipologie contrattuali flessibile è maggiore che in altri.

Osservando attentamente la tabella 2, si evince che ancora una volta le donne confermano la propria condizione di soggetto debole del mercato del lavoro: più dei tre quarti di queste si collocano nell’area dei collaboratori ex co.co.co. o co.co.pro. (77,3% vs il 59,3% dei maschi). Di contro la percentuale di amministratori e sindaci di società di sesso femminile crolla vertiginosamente a vantaggio della presenza maschile, maggioritaria in questa tipologia professionale (solo il 7% delle donne contro il 23% degli uomini).

Le donne sono la maggioranza anche nel gruppo dei dottorandi, che di fatto non hanno un vero e proprio contratto di lavoro poiché il reddito di questi soggetti deriva dall’essere titolari di borse di studio e tra i venditori porta a porta (52,17% dell’intero settore).

Tab. 2 Caratteristiche professionali dei lavoratori attivi della Gestione Separata 2005, nel Lazio, per genere

 

Femmine

Maschi

Totale

N.

%

N.

%

N.

%

Amministratore, sindaco società

7585

7

27136

23,07

34721

15,37

Collab. Giornali

973

0,9

1258

1,07

2231

0,99

Partecipante a Commissioni

896

0,83

4258

3,62

5154

2,28

Amministratore Enti Locali

40

0,04

63

0,05

103

0,05

Dottorando, borsista MIUR

3627

3,35

3299

2,8

6926

3,07

Co.co.co / pro

83737

77,29

69722

59,28

153459

67,91

Venditore porta a porta

626

0,58

574

0,49

1200

0,53

Collaboratori occasionali

1119

1,03

1298

1,1

2417

1,07

Lavoro occasionale autonomo

646

0,6

934

0,79

1580

0,7

Co.co.co pensionati e ultra 65 anni

469

0,43

1639

1,39

2108

0,93

Co.Co.Co nella PA

5214

4,81

4847

4,12

10061

4,45

Co.Co.Co. prorogati

1190

1,1

913

0,78

2103

0,93

Associati in partecipazione

2218

2,05

1682

1,43

3900

1,73

Totale

108340

100

117623

100

225963

100

Per concludere, possiamo affermare chee: anche nel Lazio, così come avviene nel resto del Paese, si conferma che la parasubordinazione è composta essenzialmente da due grandi gruppi professionali: da una parte i collaboratori e assimilati, dall’altra gli amministratori e sindaci di società.

4. Caratteristiche anagrafiche

Rispetto a quanto emerso dall’elaborazione dei dati riferiti all’intero territorio nazionale, i lavoratori della Gestione Separata nel Lazio sono più giovani, di quasi tre anni, rispetto al resto del Paese. Infatti se l’età media a livello nazionale è di 41,18 anni, nel Lazio questa si abbassa a 38,40 anni. La differenza di età tra uomini e donne, tuttavia, si mantiene costante rispetto a quanto fatto registrare in tutta Italia: le donne, in media, sono sei anni più giovani degli uomini.

Per un’ulteriore conferma di quanto appena detto si osservi la tabella seguente in cui è riportata la suddivisione per classi di età e genere dell’universo analizzato: fatta eccezione per la fascia di età fino ai 20 anni in cui gli uomini e le donne sono equamente distribuiti, nelle coorti di età fino ai 40 anni le donne costituiscono la maggioranza, per poi diminuire in maniera consistente con l’età.

La tendenza registrata è simile all’andamento nazionale, anche se, nel Lazio, le differenze di genere dal punto di vista anagrafico sono meno accentuate che nel resto del Paese.

Un’ultima osservazione va fatta riguardo alla distribuzione del campione nelle diverse classi di età. Da essa emerge che una quota consistente dei lavoratori attivi della Gestione Separata (quasi il 75%) ha meno di 45 anni, mentre una quota consistente pari al 40% circa del totale ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni.

Tab. 3 Lavoratori attivi del Lazio iscritti alla Gestione Separata nel 2005, per genere e fascia di età (valori %)

 

Femmine

Maschi

Maschi e Femmine

Fino a 20

49,04

50,96

1,11

Da 21 a 25

55,40

44,60

10,59

Da 26 a 30

58,04

41,96

19,99

Da 31 a 35

55,20

44,80

19,64

Da 36 a 40

51,34

48,66

12,97

Da 41 a 45

46,77

53,23

10,05

Da 46 a 50

41,73

58,27

7,32

Da 51 a 55

35,37

64,63

5,38

Da 56 a 60

26,62

73,38

4,93

Da 61 a 65

21,65

78,35

3,92

Da 66 a 75

14,99

85,01

3,64

Oltre 75

15,11

84,89

0,47

Età Media

35,49

41,32

38,40

 

 

5. Imponibile e reddito

Quanto guadagnano, o meglio, a quanto ammonta il reddito imponibile dichiarato dai lavoratori attivi iscritti del Lazio e sul quale viene poi calcolato il contributo previdenziale che ciascun lavoratore dovrà versare? Ed esistono delle differenze tra l’imponibile dichiarato dal committente per le lavoratrici e per i lavoratori?

Dai risultatiche mostriamo nelle tabelle e grafici di seguito sembrerebbe proprio che i lavoratori laziali non vivano una condizione di benessere economico, almeno quando il loro unico reddito provenisse dalle collaborazioni. D’altronde questa è la stessa tendenza registrata a livello nazionale.

Tuttavia nel caso del Lazio la situazione è ancora più grave, se si pensa che la maggioranza dei lavoratori della Gestione Separata (oltre il 66%), non raggiunge i 10 mila euro di reddito dichiarato (grafico 3). Il dato è ancora più preoccupante, e comporta una riflessione più approfondita, se si guarda a quel 30% circa di lavoratoriil cui reddito non supera il tetto dei 2500 euro annui. Oltre tutto, se a livello nazionale la quota di chi ha un reddito superiore ai 50 mila euro è una minoranza che arriva appena al 7%, nel caso del Lazio tale percentuale è ancora più bassa e supera di poco i 3 punti percentuali.

Fig. 4 Distribuzione percentuale dei lavoratori attivi della Gestione Separata 2005, per classi di imponibile

figura4

Il quadro venuto fuori, non certo incoraggiante, si dimostra ancora più drammatico per le lavoratrici. Certamente allarmante è, infatti, quel 33,32% di collaboratrici (a fronte del 27% circa degli uomini) che non toccano la soglia dei 2500 euro all’anno.

In linea generale è possibile notare come al crescere dell’imponibile, la presenza femminile diminuisce in maniera accentuata. (tabella 4).

Tab. 4 Distribuzione percentuale dei lavoratori attivi della Gestione Separata 2005, per classi di imponibile e genere

Imponibile in classi

Femmine

Maschi

Maschi e Femmine

Fino a 2500

33,32

26,66

29,85

Da 2500 a 5000

18,25

13,83

15,95

Da 5 000 a 10 000

22,15

18,65

20,32

Da 10000 a 15 0000

12,53

12,95

12,75

Da 15 000 a 20 000

6,22

8,21

7,25

Da 20 000 a 30 000

4,40

8,16

6,35

Da 30 000 a 50 000

2,07

5,83

4,03

Oltre 50 000

1,07

5,73

3,11

Totale

100

100

100

Oltre al genere, un fattore fortemente discriminante riguardo il reddito imponibile dichiarato è l’età, così come dimostra la tabella 5 che segue. Come era lecito aspettarsi, e il dato del Lazio non si discosta da quello nazionale, al crescere dell’età aumenta proporzionalmente anche l’imponibile dichiarato. Tuttavia i risultati non sono confortanti dal momento che i lavoratori ancorché quarantenni hanno ancora un reddito inferiore a quello medio.

Non vi sono ampie differenze di genere poiché sia per i lavoratori che per le lavoratrici si verifica lo stesso fenomeno. Ma le donne raggiungono comunque un primato negativo poiché il loro reddito è sempre, in qualsiasi fascia di età, inferiore a quello degli uomini: il reddito imponibile delle donne ammonta, in media, a 6000 euro in meno rispetto a quanto dichiarato dai loro colleghi maschi. Inoltre sebbene all’età corrisponda un imponibile dichiarato maggiore, la forbice con il reddito degli uomini si allarga sempre più.

Tab. 5 Imponibile medio in Euro, per genere e classi di età dei lavoratori attivi della Gestione Separata del Lazio nel 2005

 

Femmine

Maschi

Fino a 20

1383,40

1834,67

Da 21 a 25

3678,70

4194,28

Da 26 a 30

5980,09

7453,76

Da 31 a 35

7963,81

10765,16

Da 36 a 40

8959,30

13973,97

Da 41 a 45

9738,96

16848,50

Da 46 a 50

10276,52

18327,01

Da 51 a 55

11495,78

20066,63

Da 56 a 60

13265,68

21289,12

Da 61 a 65

16175,75

23981,40

Da 66 a 75

14751,09

21351,90

Oltre 75

15334,16

10647,09

Imponibile medio

7862,90

13932,17

Se poi incrociamo l’imponibile per la tipologia di professione emerge che le classi reddituali più alte sono appannaggio degli amministratori e sindaci di società ed enti assimilati (proprio quelle tipologie professionali, come detto in precedenza, caratterizzate dalla maggiore presenza maschile).

6. La committenza

Un altro fattore molto importante di forte differenziazione per i lavoratori attivi della Gestione Separata, è la unicità o meno dei committenti. Va detto che a livello nazionale i lavoratori della Gestione Separata, in larghissima maggioranza (89,4%), hanno un unico rapporto di lavoro, assomigliando, in ciò, più a lavoratori tradizionali che a free-lance d’impresa. A livello nazionale sono solo 156 857 gli individui (pari al 10,6% del totale) per i quali è stato effettuato un versamento da più di una azienda, e che sono pertanto definibili come “pluri committenti”. Lavorare soltanto per una impresa, evidentemente, costituisce un importante indicatore di dipendenza economica del lavoratore dal proprio datore di lavoro.

Dal grafico sottostante emerge che, anche nel Lazio, prevalgono in maniera schiacciante (85,67% del totale, pari a ben 193 583 unità) i lavoratori che hanno un unico rapporto di lavoro, mentre il restante 14,33% ha ricevuto versamenti da più di un committente.

Considerando che la maggior parte del nostro campione, si colloca per lo più nell’area delle collaborazioni, una percentuale così elevata di lavoratori e lavoratrici che svolge la propria attività per un solo committente, sottintende non solo una effettiva dipendenza economica da un unico soggetto, ma lascia supporre che in molti casi, purtroppo non quantificabili a partire dal nostro archivio,  le collaborazioni si configurano come lavoro dipendente a tutti gli effetti, seppur innestate in forme contrattuali flessibili alternative a quelle tradizionali.

Fig. 5 Lavoratori attivi della Gestione Separata secondo la tipologia di committenza (%)

figura5

A conferma di quanto detto si veda la tabella 6: nel Lazio, la monocommittenza prevale in tutte le tipologie professionali, ma nelle collaborazioni coordinate e continuative attivate nella PA, in quelle prorogate e tra i pensionati si avvicinano a costituire il 100% dei rapporti di lavoro in essere. Le uniche professioni caratterizzate da una percentuale significativa di pluricommittenza sono quelle degli amministratori e collaboratori di giornali.

Tab. 6 Tipologia di committenza per professione

 

Monocommittente

Pluricommittente

Amministratore, sindaco società

77,28

22,72

Collab. Giornali

77,45

22,55

Partecipante a Commissioni

81,61

18,39

Amministratore Enti Locali

76,70

23,30

Dottorando, borsista MIUR

79,50

20,50

Co.co.co / pro

86,81

13,19

Venditore porta a porta

96,42

3,58

Collaboratori occasionali

89,99

10,01

Lavoro occasionale autonomo

86,77

13,23

Co.co.co pensionati e ultra 65 anni

95,26

4,74

Co.Co.Co nella PA

94,35

5,65

Co.Co.Co. prorogati

98,81

1,19

Associati in partecipazione

95,59

4,41

Totale

85,67

14,33

 

7. Gli “esclusivi” e i “concorrenti”

 

A rinforzare l’ipotesi che in buona parte dei casi i collaboratori del Lazio assomigliano ai dipendenti tradizionali più che free lance, intervengono i risultati riportati nella figura 6: per l’82% degli iscritti attivi, la formazione del reddito del lavoratore dipende esclusivamente dai compensi ottenuti da contratti atipici.

Il risultato assume maggiore importanza se confrontato con la quota di “esclusivi” registrata nell’intero campione nazionale dove i lavoratori attivi che non hanno redditi aggiuntivi sono il 69,5% del totale. Ciò significa che nel Lazio i lavoratori che non hanno altri redditi al di fuori di quello dichiarato all’interno della Gestione Separata sono ben 12,5 punti percentuali in più rispetto a quanto si verifica nel Paese.

Fig. 6 Lavoratori a carattere “Esclusivo” e “Concorrente” nella Gestione Separata del Lazio (%)

figura6

Anche nel Lazio l’esclusività e la concorrenza delle attività svolte dai lavoratori della Gestione Separata variano a seconda della professione.

In linea con la tendenza nazionale la maggiore quota di lavoratori esclusivi registrata tra i collaboratori coordinati e continuativi o a progetto. Essi nel Lazio, nella quasi totalità dei casi (92,2%), svolgono la propria attività in via esclusiva, con una percentuale che è di quasi 8 punti superiore al dato nazionale (84,52%).

Tab. 7 Lavoratori “esclusivi” e “concorrenti” per tipologia professionale

 

Condizione

 

Concorrente

Esclusiva

Totale

N.

%

N.

%

N.

Amministratore, sindaco società

16044

46,21

18677

53,79

34721

Collab. Giornali

513

22,99

1718

77,01

2231

Partecipante a Commissioni

4484

87,00

670

13,00

5154

Amministratore Enti Locali

54

52,43

49

47,57

103

Dottorando, borsista MIUR

817

11,80

6109

88,20

6926

Co.co.co / pro

11986

7,81

141473

92,19

153459

Venditore porta a porta

113

9,42

1087

90,58

1200

Collaboratori occasionali

575

23,79

1842

76,21

2417

Lavoro occasionale autonomo

654

41,39

926

58,61

1580

Co.co.co pensionati e ultra 65 anni

2017

95,68

91

4,32

2108

Co.Co.Co nella PA

3063

30,44

6998

69,56

10061

Co.Co.Co. prorogati

201

9,56

1902

90,44

2103

Associati in partecipazione

   

3900

100,00

3900

Totale

40521

17,93

185442

82,07

225963

Infine un'osservazione riguardo le differenze di genere nel Lazio: nel nucleo dei concorrenti prevalgono gli uomini (77% circa dell’intero gruppo), mentre la condizione di esclusività è appannaggio delle donne che costituiscono oltre la metà di questo insieme (53% circa degli esclusivi).

Tab. 8 Lavoratori “esclusivi” e “concorrenti” per genere

 

Femmine

Maschi

Totale

Condizione Concorrente

23,07

76,93

40521

Condizione Esclusiva

53,38

46,62

185442

Totale

47,95

52,05

225963

8. Atipici e a rischio precarietà

Dopo aver descritto l’universo della parasubordinazione nella sua complessità, vale la pena soffermare l’attenzione sul gruppo di lavoratori atipici. L’individuazione e il raggruppamento di questo segmento è avvenuta tendendo in considerazione diversi fattori. In primo luogo la professione dichiarata che nella maggior parte dei casi costituisce l’unica fonte di sostentamento per questi lavoratori, caratterizzata dalla mancanza di stabilità contrattuale ed economica; in secondo luogo si è fatto riferimento all’imponibile dichiarato, che il più delle volte si pone al di sotto della media[2].

Tale gruppo è composto anzitutto dai collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, sia che operino nella PA che nel settore privato, dai  collaboratori di giornali, i dottorandi di ricerca ed i borsisti MIUR, i lavoratori autonomi occasionali, i venditori porta a porta e gli associati in partecipazione. Considerando tutte le categorie professionali menzionate e le loro caratteristiche risulta che il nucleo degli atipici del Lazio è composto da un gruppo di 183877 individui, pari all’81,37% dell’intero universo degli iscritti alla Gestione Separata.

Fig. 7 Lavoratori tipici e atipici nella Gestione Separata del Lazio (%)

figura7

Anche nel Lazio, così come risulta su base nazionale, l’atipicità lavorativa è condizione prettamente femminile. Oltre il 90% delle donne iscritte alla Gestione Separata svolge una delle professioni precedentemente citate. Gli uomini costituiscono quasi il 79% nella professioni cosiddette tipiche , mentre oltre la metà degli atipici (54%) sono di sesso femminile.

Anche nel Lazio le attività atipiche predominano tra le collaborazioni svolte a titolo esclusivo (73,44%); al contrario il lavoro tipico risulta quasi equamente distribuito tra chi svolge attività a titolo esclusivo (8,6%) e chi a titolo concorrente (10%).

Ne consegue che i lavoratori che hanno un contratto atipico ed esclusivo con un solo committente rappresentano i i soggetti a maggiore rischio di precarietà.

Dalla tabella sottostante, si nota che nel lavoro tipico, specialmente se svolto in maniera concorrente con altre attività, prevalgono  gli uomini, mentre nel lavoro atipico, in particolar modo in quelle attività svolte a titolo esclusivo la presenza femminile risulta essere ampiamente maggioritaria.

In altre parole ciò significa che le donne, in ampia percentuale, sono a maggior rischio di precariato in quanto destinatarie di lavori flessibili caratterizzati dalla temporaneità, dall’atipicità contrattuale e da bassi livelli retributivi.

Tab. 9 Condizione lavorativa dei lavoratori della Gestione Separata per genere

 

 Femmine

 Maschi

Totale

Tipico/esclusivo

5296

4,89

14191

12,06

19487

8,62

Atipico/esclusivo

93694

86,48

72261

61,43

165955

73,44

Tipico/concorrente

3694

3,41

18905

16,07

22599

10,00

Atipico/concorrente

5656

5,22

12266

10,43

17922

7,93

Totale

108340

100

117623

100

 

225963

L’atipicità, e soprattutto l’atipicità associata all’esclusività dell’attività svolta, non è un fenomeno prettamente giovanile, e ciò è vero specialmente nel Lazio, come si veda dal grafico seguente. Il fatto che, ancora a 45 anni, quasi i due terzi dei lavoratori laziali si trovi nell’area del precariato rende difficile sostenere che il lavoro atipico rappresenta la via privilegiata ma temporanea per entrare nel mondo del lavoro, preludendo poi ad una condizione di maggiore stabilità contrattuale.

Fig. 8 Lavoratori a rischio precariato iscritti alla Gestione Separata in Italia e nel Lazio (%)

figura8

I settori a maggiore rischio precarietà sono le Poste e telecomunicazioni (90,26% vs 83,62%) e i servizi alle imprese (88,89% vs 77,46%), seguiti da informatica, sanità ed istruzione. L’esposizione al rischio di precarietà nel Lazio è distribuita in modo pressoché uniforme in tutti i settori di attività fatta eccezione per la Pubblica Amministrazione dove si registra un’inversione di tendenza: 41,89% a fronte del 62,44% del dato nazionale.

Tab. 10 Settori di attività a rischio precariato, nel Lazio e a livello nazionale (%)

Settore di attività del committente

A rischio precariato nel Lazio

A rischio precariato a livello nazionale

Estrazione

65,04

45,81

Industria

58,84

30,89

Edilizia

50,14

30,19

Commercio

64,57

43,03

Alberghi, esercizi pubblici

73,78

51,99

Trasporti

75,78

56,10

Poste e Telecomunicazioni

90,26

83,62

Banche, Assicurazioni, Finanza

57,23

41,58

Informatica

84,89

66,99

Ricerca

73,80

74,06

Servizi alle imprese, consulenza

88,89

77,46

Pubblica Amministrazione

41,89

62,44

Istruzione

81,42

71,23

Sanità

82,81

73,48

Altri servizi

70,56

61,51

Agricoltura, Pesca, Allevamento

85,62

44,56

Totale

73,09

53,22

Nel Lazio si conferma la tendenza ad un maggior rischio di precarietà anche se si prendono in considerazione le diverse tipologie professionali, come fatto nella tabella 11.

Tab. 11 Tipologie professionali a rischio precariato, nel Lazio e a livello nazionale (%)

Tipologie professionali

A rischio precariato nel Lazio

A rischio precariato a livello nazionale

Collab. Giornali

77,01

72,91

Dottorando, borsista MIUR

88,20

89,84

co.co.co / pro

92,19

84,52

Venditore porta a porta

90,58

90,38

Collaboratori occasionali

76,21

69,45

Lavoro occasionale autonomo

58,61

50,13

Co.Co.Co nella PA

69,56

67,27

Co.Co.Co. prorogati

90,44

81,76

Associati in partecipazione

100,00

100,00

Totale

73,44

54,48

             

 

Per concludere la tabella 13, che conferma come, nella nostra Regione, siano proprio le lavoratrici che, a cuasa delle situazione concomitante di atipicità/esclusività sono maggiormente esposte al rischio di rimanere ingabbiate, per molti anni, in un lavoro precario che potrebbe preludere ad una esistenza precaria.

Tab. 13 Lavoratori a rischio precariato per genere

 

 Femmine

 Maschi

Totale

A rischio precariato

93694

86,48

72261

61,43

165955

73,44

Non a rischio

14646

13,52

45362

38,57

60008

26,56

Totale

108340

100

117623

100

225963

100


 

Ciò suggerisce di concentrarci in un altro articolo sul segmento femminile dei lavoratori atipici, estendendo l’analisi all’intero campione nazionale.


[1] Fontana R., Il lavoro di genere. Le donne tra vecchia e nuova economia, Roma, Carocci Editore, 2002

[2] Per saperne approfondiredi più sull le caratteristiche dei gruppi professionali individuati come atipici si veda: Nidil – CGIL (a cura di), 1° Rapporto Osservatorio Permanente sul lavoro tipico in Italia – 2006, febbraio 2007, Pag. 21


Riferimenti
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