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Le due campagne, Berlusconi tv old style

Le due campagne, Berlusconi tv old style

di MASSIMILIANO NESPOLA (26 03 2008)

Il popolo della libertà punta, in questo inizio di campagna elettorale, su toni pacati e identità rinnovate. Sia per quanto riguarda le apparizioni sui media che in riferimento ai discorsi del leader e del suo “braccio operativo”, la pacatezza e la “rassicurazione” fanno da contraltare al pathos idealistico degli altri candidati. L’uomo della concretezza si confronta con il nuovo di Veltroni, la rabbia di Casini, i clichè di Bertinotti e il credo de La destra.
 

La seconda settimana della campagna del Pdl propone, all’analisi, almeno tre dati significativi.  Il primo è un differente linguaggio, soprattutto rispetto a quello del leader del PD. Se Berlusconi si dà al presenzialismo televisivo è perché sa di padroneggiarlo meglio del suo avversario, che punta ad una campagna di contatto diretto con i territori, ma che influenza direttamente e fortemente i dibattiti e  l’agenda della stampa.
 
I giornali parlano di Berlusconi, perlopiù in relazione a quanto lui afferma su altri mezzi, primo fra tutti il tubo catodico. Quando poi a parlare sono i suoi alleati, o gli aggiunti dell’ultima ora, come Ciarrapico, oltre ad essere riportato dai quotidiani il dibattito si accende più del dovuto.
 
Il secondo distinguo si evidenzia in una lampante e nuova conduzione della leadership, rispetto a quella del 2006. Un Berlusconi maturato, apparentemente disilluso, che propone e sfrutta questa nuova identità per ricucire lo strappo tra società civile e politica, denunciato a suon di articoli e sondaggi sia dalla stampa che dagli istituti di ricerca. Su tale considerazione si innesta il terzo dato rilevante della campagna; non c’è ancora una rincorsa sfrenata alla presenza televisiva, né pare intravedersi all’orizzonte una volontà forte di confronto tra i candidati leader maggiori. Da ciò si evince la natura prevalentemente tattica di questa campagna che, nella settimana in corso, ha visto una conferma. Ognuno corre da solo, ma allo stesso tempo si intessono alleanze di governabilità. La mediazione dei quotidiani interviene solo entro margini prefissati.
 
Un ultimo rilievo è dato dall’attenzione dell’agenda internazionale alla situazione politica italiana. Salvo che per la tematizzazione di avvenimenti interni di particolare rilevanza, l’agenda internazionale concentra la sua attenzione su eventi molto più caldi quali il Kosovo e il Tibet, dando spazio solo a temi collegati: volendo soffermarsi più a lungo sul ruolo dell’Italia in tale contesto, la stampa ha ripreso parte degli avvenimenti della missione Nato di dieci anni fa, legandoli al presente.
 
Un’attenzione minima che si accompagna a una completa assenza di questi temi nelle varie agende della nostra campagna elettorale.

Riferimenti