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“Parlo come mangio”. Parola di Santanchè

“Parlo come mangio”. Parola di Santanchè

di FRANCESCO MARCHIANò (03 04 2008)

“L'Italia agli italiani”, uno degli slogan più noti della campagna elettorale della Destra, trova sempre più spazio nel linguaggio politico di Daniela Santanchè. Più che uno slogan esso assomiglia quasi ad una formula magica con la quale si possono trovare tutte le opzioni politiche necessarie. Essa può valere come soluzione per il problema casa (“prima la casa agli italiani”), per la vicenda Alitalia (“gli imprenditori italiani tolgano i soldi dal portafoglio sennò si venda ai francesi”) e perfino per le carceri (“i clandestini scontino la propria pena nei paesi di provenienza”).

 

Nel sua semplicità “l'Italia agli italiani” si configura come uno schema interpretativo che trova maggior possibilità di essere applicato quando si discute di argomenti cari alla destra sociale, com'è accaduto negli ultimi giorni di campagna elettorale. Pur se non detto esplicitamente esso evoca la proposta della preferenza nazionale cara al Front National di Le Pen, costituendo un ulteriore elemento che spinge ad assimilare la compagine della Santanchè ai partiti della nuova destra neopopulista.

Proposte forti come quelle avanzate dalla Destra ben si addicono ad un linguaggio molto popolare. “Parlo come mangio” afferma Daniela Santanchè che ad una sua raffinatezza personale affianca un lessico dove sono presenti parole che si rifanno al linguaggio della gente comune, quasi da bar, come “balle”, “inciucio”, “traditori”, “i denari”. A ciò abbina metafore poco ricercate come “Non siamo Alice nel paese delle meraviglie” o altre che sembrano più simili a proverbi: “Si nasconde quello che si ruba”; “Ho mangiato molto filo spinato e ne vado fiera”.

Anche lo stile argomentativo paga dazio a questa scelta. Esso si distingue per essere prevalentemente oppositivo e aggressivo soprattutto perché sovente Daniela Santanchè punta a contestare gli ospiti presenti e a polemizzare con loro. Un aspetto che, pur evidenziando le capacità del leader di tener testa ai suoi interlocutori, inficia l'esaustività delle sue argomentazioni.

Sarà anche per questo che si dichiara fiera di diventare un capopopolo.