Matti, fucili e uova: il bon-ton si fa da parte
Matti, fucili e uova: il bon-ton si fa da parte
Chi prometteva una campagna elettorale poco vivace, incolore e persino noiosa, dovrà ricredersi e registrare un'inversione di tendenza verso toni più aggressivi, rissosi, talvolta folcloristici. Insomma una marcata regressione al passato. Un déjà-vu .
L'ultimo martedì prima del voto si è aperto con un amletico dubbio sul futuro politico di Umberto Bossi: sarà di nuovo ministro se vince il centro destra? Tornerà davvero al governo, giurando fedeltà ad una Repubblica che disprezza, uno che ancora lancia minacce “ai romani” e capace di dire che se non si fa subito come dice lui “potremmo imbracciare i nostri fucili”? E meno male che Veltroni aveva appena inviato una lettera al suo avversario per invitarlo ad essere leale con la Repubblica , insomma a garantire un corretto funzionamento delle istituzioni e dei rapporti tra di essi. In un attimo siamo piombati nel passato, niente più promesse di riforme istituzionali fatte insieme, dei “comunisti” non ci si può fidare.
Il Paese normale non c'è, resta un sogno. In una sola giornata, in un solo comizio, in una sola frase, ricompaiono le accuse ai magistrati malati di mente, le donne di destra più belle di quelle di sinistra, il pericolo dei “comunisti” al potere, che si confondono con l'emergenza mozzarella, i voti della mafia, le cordate per comprare Alitalia. Mentre il nuovo motto Veltroni “chi avrà anche solo un voto in più governerà il Paese” trova un'eco forse distorta, ma certamente amplificata, nelle dichiarazioni del Cavaliere, che riscopre l'attacco politico più violento e minaccioso, le esternazioni più istintive, compreso l'ultimo coup de théatre , l'invito rivolto ai PM a sottoporsi a periodici test mentali.
Le strategie comunicative dei vari leader non sono efficaci televisivamente per tutti i tipi di pubblici, così anche i candidati premier maggiori ripensano la loro comunicazione politica.
Berlusconi, che appare sempre più affannato, ma sicuro di aver già incassato la vittoria, privato della stampella dei sondaggi, riscopre i suoi vecchi must : il comunismo, l'ostilità della magistratura, la stampa di sinistra. Un cambiamento significativo rappresenta il realismo del Cavaliere che prepara i cittadini alla coscienza di una grave recessione a livello mondiale con conseguenze anche per l'Italia, ma ciò non lo dissuade a promettere al suo elettorato il “Mese della Libertà”. D'altronde l'intero PDL continua compatto nella strategia della demonizzazione dell'avversario, precedendo ogni intervento con la premessa del “fallimento della sinistra”.
Veltroni si fa più agguerrito, sembra abbandonare la “pacatezza” della sua strategia soft, che forse non ha ottenuto gli effetti sperati ed elabora varie tattiche nella rincorsa del “leader dello schieramento a lui avverso” che comincia a chiamare per nome. Elabora “perfide” strategie per ottenere il vantaggio delle regioni in bilico e non si fa scrupoli di adescare l'elettorato di AN. La scommessa sul voto proiettivo, basato sulla “novità”, sembra far strada a toni più accesi, non più solo l'illustrazione del programma e risposte deboli agli attacchi, ma anche uno scontro più personale, come tanto piace agli italiani. Insomma, gli epiteti di buonista e parolaio illusionista all'improvviso non sembrano più adatti all'ex-sindaco della capitale, che a pochi giorni dall' elezione senza combattimento tira fuori le unghie. Chissà se è già troppo tardi.