Voglio un concerto spericolato
Voglio un concerto spericolato

Sono in mezzo alla folla. Dicono che siamo 800mila. Fa caldo, il sole picchia sulle nostre teste. Siamo in piedi da molte ore. Tutti in attesa del momento clou della serata: Vasco. Inutile negare che la maggior parte del merito del successo di questo concerto è la sua partecipazione. Grazie a lui sono presenti anche molti quarantenni e non solo i giovani. Non è di questo però che vorrei parlare.
È la prima volta che vengo al concerto. Gli anni scorsi ne vedevo al massimo qualche spezzone da casa. Non mi ero mai resa conto di cosa volesse dire esser lì in mezzo. Stare lì mi ha fatto osservare alcune cose che mi hanno portato a riflettere se ero realmente al sicuro tra la folla.
Tralascio i falsi moralismi su droga e alcol perché non è quello che qui mi interessa. Alcune cose mi hanno lasciata un po’ perplessa. La prima è sicuramente il tappeto di vetri e bottiglie che ricopriva piazza san Giovanni e le vie limitrofe. Molte persone sono sedute a terra. Alcune cadono spinte dalle altre. Tutti quei vetri non sono pericolosi? Non sarebbe stato meglio evitare e controllare che non entrassero bottiglie? Allo stadio non fanno entrare neanche i tappi delle bottigliette di plastica perché possono fare male se lanciati. E una bottiglia di vetro?
Nella possibilità che un battibecco si trasformi in rissa essa potrebbe diventare un’arma letale. Già il fatto di cadere sopra a dei vetri porterebbe comunque a dei punti e a delle medicazioni. Comprendo che gli accessi alla zona sono tanti però un minimo controllo su chi arriva e cosa porta potrebbe non essere una cosa inutile. Ad aggravare la situazione ci sono poi anche i venditori ambulanti abusivi che distribuiscono birre in lattina ma soprattutto in vetro. Come ci sono i cani antidroga (53 persone arrestate dai carabinieri e migliaia di dosi di cocaina, marijuana e hashish sequestrate) allo stesso modo potrebbero esserci delle forze dell’ordine che blocchino i venditori di bottiglie e ritirino le bottiglie rinvenute negli zaini dei ragazzi.
Certamente alcune bottiglie riuscirebbero a passare (come molta droga è sfuggita all’olfatto dei cani) però limitarne la quantità non sarebbe male, anzi. La cosa non è impossibile da realizzare: l’ultimo capodanno l’ho trascorso a Berlino alla porta di Brandeburgo. Anche lì si trattava di migliaia di persone in piazza. Prima di avvicinarmi alla zona del palco, ho passato ben 3 controlli di polizia, di cui l’ultimo con i poliziotti impegnati a tastare le persone una a una e a sequestrare tutte le bottiglie di vetro e gli oggetti pericolosi. Inoltre la zona in cui sarebbe avvenuta la festa era già stata recintata nel giorno precedente. All’interno dello spazio delimitato si vendevano solo bicchieri e bottiglie di plastica.
Un altro punto che ha catturato la mia attenzione è la mancanza di forze dell’ordine tra la folla. In caso di necessità un loro eventuale intervento non avrebbe potuto essere tempestivo. Vicino a dove ero io c’era ad esempio un ragazzo completamente ubriaco che cercava la rissa, spingendo e provocando chiunque gli fosse attorno: nessuno ha reagito alla provocazione ma se l’avesse fatto? Avremmo dovuto placare gli animi noi spettatori?
Molti hanno cercato posizioni “privilegiate” da cui osservare il palco: non sarebbe stato il caso di farle scendere? Se fossero caduti avrebbero potuto farsi del male loro e farlo agli altri. Ad esempio varie persone si sono arrampicate sui semafori: se uno di essi crollava le conseguenze avrebbero potuto essere gravi.
Ho visto inoltre portare via più di una persona in stato di semi-coscienza a causa dell’alcol. Tutte le volte l’arrivo dei paramedici è stato difficile: non sarebbe stato meglio dislocare più ambulanze e centri medici in mezzo alla folla? Oltre all’alcol molte persone si sono sentite male anche per il caldo, la stanchezza, la denutrizione. Posizionando più postazioni mediche gli interventi potrebbero essere più tempestivi permettendo ai paramedici di raggiungere in meno tempo le persone bisognose di cure. In piazza san Giovanni le tende allestite dall’Ares 118 erano cinque. La Croce Rossa Italiana era presente con circa 20 ambulanze, ognuna con un equipaggio di 4 persone. I mezzi e le risorse c’erano, sarebbe utile cercare di posizionarle al meglio. Sono stati infatti quasi mille gli spettatori soccorsi per le conseguenze di bevute eccessive, crisi di panico o svenimenti. Di questi, 66 sono stati portati in ospedale, con un caso di overdose grave.
Ultimo punto, forse il momento in cui la folla si è rivelata più incontrollata e possibilmente pericolosa: l’andare via dalla piazza. Certa gente ha cominciato a spingere violentemente in ogni direzione. Alcuni andavano via, certi a destra, altri a sinistra, altri ancora si dirigevano in senso contrario verso la piazza. Risultato: delirio totale. La legge del più forte nella speranza di non cadere e venir calpestati dalla folla. Una possibilità sarebbe stata regolare il deflusso verso le uscite con delle transenne se non altro per dettare il “senso” di marcia. La gente avrebbe spinto lo stesso ma almeno tutti nella stessa direzione.
Quanto detto parte da riflessioni fatte in considerazione di quanto vissuto e provato quella sera. L’obiettivo non è quello di denigrare o sottovalutare l’impegno e l’operato di forze dell’ordine e medici. L’unico scopo è quello di portare a delle piccole migliorie per poter far vivere sempre meglio agli spettatori lo spettacolo del concerto del 1 maggio.