Arianna, la donna che sussurra all'informazione
Arianna, la donna che sussurra all'informazione

In un momento delicato per l'editoria, in cui il giornalismo sembra attraversare una profonda crisi identitaria, l'esempio di Arianna Huffington e del suo "HuffPost" sembrano ridare ossigeno e speranza.
Il vaccino contro l’influenza del giornalismo è targato (o taggato?) Arianna Huffington: direttrice e co-fondatrice (assieme a Kenneth Lerer ) de “ The Huffington Post” , e neo vincitrice del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo.
Un riconoscimento quest’ultimo quanto mai singolare, che prende atto delle trasformazioni in atto nel mondo giornalistico. Il premio assegnato ad una web-giornalista è, allo stesso tempo, un premio assegnato alla Rete, come riconoscimento dell’ importante ruolo svolto, accanto ai media tradizionali, nel veicolare le notizie e nella formazione dell'opinione pubblica. La sua creatura, “The Huffington Post” , difficilmente “etichettabile” in maniere univoca, a causa della sua eterogeneità e ibridazione, è un formidabile aggregatore di blogger e news che conta 20 milioni di utenti unici al mese. In appena 4 anni di vita, è riuscito a imporsi tra i “blog” più influenti degli States.
I risultati straordinari della piattaforma, aggiornata quotidianamente al pari dei siti delle grandi testate, si registrano anche sul fronte del fundraising, ovvero nella raccolta fondi. E questo diviene tanto più singolare se inserito in un contesto di metastasi editoriale: tagli al personale e ai costi di gestione, disquisizioni sulle sembianze che il quotidiano cartaceo debba assumere nell’era di internet, interrogativi su nuovi modelli di business legati anche all’attuale gratuità dei contenuti giornalisti on-line, chiusura di redazioni. Si potrebbe continuare all’infinito.
Alla luce di queste considerazioni, la scelta di Arianna Huffington sembra, quindi, stringere la mano a coloro che profetizzano un definitivo passaggio al web. Nonostante la sua scelta, però, dalla regina del web arrivano consolanti rassicurazioni sul destino dei giornali cartacei, in seguito al necrologio fatto dal Financial Times all’industria giornalistica: “ I necrologi per la carta stampata sono prematuri. Fino a quando la generazione che è cresciuta prima dell’era di internet non sarà estinta, ci sarà un mercato per i quotidiani stampati. E’ qualcosa del nostro dna collettivo”. Ma, al di la di inutili elogi, ciò che interessa notare è la volontà di cambiare, di offrire un giornalismo vitale, attivo nel suo ruolo, e capace di ridare fiducia al sistema mediale.
Quel giornalismo, latitante da parecchi anni. Testimonial di questa volontà è ( o può essere?) l’ Huffington Post Investigative Fund: un fondo di 1,75 milioni di dollari a sostegno di reporter e freelance, ma anche di giornalisti licenziati o costretti al prepensionamento, che hanno ancora le loro storie di proporre. Un evidente tentativo di ridare anima e forza al giornalismo investigativo tradizionale, che oggi ha perso vigore, anche a causa della crisi. L’obiettivo è ritrovare il giornalismo portatore di democrazia e interfaccia tra il mondo mediale e il mondo mediato.
Anche nei rapporti con il potere si cerca di influenzare la politica solo attraverso le notizie e non con l’attivivismo: “ C’è una differenza. Vogliamo fare del giornalismo che abbia dei risultati. Significa, per esempio, che cerchiamo di restare fedeli a un’inchiesta, di non lasciarla morire. I media tradizionali trovano una notizia e poi la abbandonano rapidamente. Per ottenere dei risultati, invece, bisogna perseverare su quella storia fino a che la gente non è stufa”- risponde la Huffington in un’intervista per il mensile Wired.
Un modello, quello dell’”HuffPost” , che trapiantato in Italia, potrebbe servire a ridare vigore e credibilità al giornalismo italiano. Ma l’Italia non è ancora pronta: “ la convergenza è ancora in corso. Ci sono troppi ruoli separati tra le redazioni di carta e quelle on-line, tra i giornalisti e i blogger, tra le varie gestioni. Hanno bisogno di integrarsi, com’è successo in America: basta guardare come funzionano il New York Times e il Washington Post”. Quella che, nella classifica stilata del “Time”, appare fra le cento persone più influenti d’America, azzarda un pronostico sull’avvenire dei media: “Il futuro è ibrido: i vecchi editori e lettori abbracceranno i newmedia (la trasparenza, l’interattività e l’immediatezza) ei nuovi media adotteranno le pratiche migliori dei vecchi media: onestà e accuratezza”. Se il destino è questo, chi/ cosa stiamo aspettando?