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"Siamo solo noi"

Primo maggio dal basso

"Siamo solo noi"

di ANDREA SPORTILLO (12 05 2009)
http://www.flickr.com/photos/ucodep/
 

PROLOGO. Sono le 2 di un venerdi pomeriggio. Un limpido pomeriggio romano. Scendo le scale e mi butto in strada. Zaffate di aria calda mi imbrattano il viso. Viale Trastevere sembra un’autostrada dimenticata. Deserta. Asfalto e cielo azzurro. Tendo l’orecchio, sicuro di udire il familiare scampanellio del tram. Niente. Il gracchiare di qualche autobus, magari. No, niente. Uccellini che cinguettano e quel cavolo di mio compagno di stanza che fischia tutto il tempo. Che strano venerdi. E adesso a San Giovanni come ci arriviamo?

KEBAB. Aspetta, uno strano borbottio dal basso ventre. Fame. Lo sguardo esplora avido le saracinesche ai lati della strada. Una muraglia di ferro arrugginito. Tutte chiuse. Ma li avanti non ci stanno quei cinesi che fanno kebab? Si dai andiamo sul sicuro. Vaglielo a spiegare ai cinesi che al primo maggio non si lavora. Unto. Gocciolante. Sudato. Alito da omicidio. Si, era buono sto kebab cinese. Dai adesso troviamo un modo per attraversare la città. Si profila un ritardo epico. Stazione dei treni di Trastevere. Piccioni che razzolano sui binari. Qualche vecchietto abbacchiato sulle panchine. Treni, nemmeno l’ombra. Ah si, eccone uno, va a Ostiense. Dai meglio che niente. Metro B. Oh ma, dove sono finiti tutti? Carrozza tranquilla, sbadigli, infraditi, occhiali da sole. Termini. Metro A. Ah, eccoli qui. Il serpentone umano ci fagocita. Si entra in metro a scaglioni. Sgomito un pò, guadagno qualche metro, ok aspetto il prossimo. 

 
CAPOCCE. Re di Roma, veniamo rigurgitati fuori dai cunicoli della metro. Via Appia Nuova è un fiume. Di teste. Capocce, come dicono qui. Tante. Migliaia. Mi vibra la tasca. Si pronto, siamo arrivati, ok davanti Coin fra 5 minuti, a fra poco. Seguiamo la folla. Non vedo la strada, solo scarpe e gambe. Attorno a me parla mezza Italia. Dialetti, accenti, ad ogni passo ne distinguo uno nuovo. Pacche sulle spalle, strette di mano. Incrocio qualche sguardo incazzato. Ah si,  siamo in ritardo. Un frastuono, qualcuno ha iniziato a suonare. Vedo il palco. Dentro un maxischermo gigante. Cavolo, si vede bene, chi l’avrebbe mai detto. Non sono abituato ai concerti. Dai facciamo il giro, mettiamoci più avanti. L’avessi mai detto.
 
BOTTIGLIE. Ovunque. per terra, in mano, vuote, rotte, vino, birra, acqua. No, acqua no. Sia mai. Ci inerpichiamo tra la gente. Non so dove mettere i piedi. L’asfalto è ricoperto da un tappeto scivoloso e pericolante di vetro e carta. Scavalco persone, corpi arrossati dal sole, ammassati uno accanto all’altro alla ricerca di improbabili penniche. Sono le 4 del pomeriggio. Mi ritrovo una lattina di birra gelida in mano. Alzo lo sguardo. Un nordafricano mi fissa con un sorriso sdentato. 5 euro mi dice. No grazie. Continua a sorridere. Sa bene che di gole arse ce ne sono a migliaia. Centinaia di migliaia. E un paio di sorsate rinfrescanti in questi casi non hanno prezzo.
 
SUDORE. Magliette appiccicate a corpi in movimento. Capelli. Mani che sbattono. Il fiato alcolico di un ragazzotto al mio fianco mi ottura le narici. Ma chi me l’ha fatto fare? Brindisi. Una decina di bicchierini di carta vengono riempiti in pochi istanti da un liquido giallastro. Vodka alla pesca. Uno, due, tre sorsate di fila. Facce bronzee, sorrisi inebetiti, risatine prive di senso. Ma com’è bello sto primo maggio. Cominciano gli spintoni. Grovigli di braccia. Occhio agli zaini però. Qualcuno mi ruggisce in viso. Meglio finirla. Il telefono è inutilizzabile. Rete occupata. Guardo il cielo, limpido, nemmeno una nuvola. La gente e il cielo azzurro. La piazza è come un catino ricolmo di una marea urlante. Che bello sarebbe vederlo dall’alto.
 
EPILOGO. Gambe dolenti. Dagli zaini escono fuori le felpe, le giacche. La luna è appollaiata sopra la basilica di San Giovanni. Sul palco qualcuno suona ancora. Non mi interessa. Attorno a noi gli spazi vuoti sono aumentati, si distingue un pezzo di marciapiede, un aiuola. A turno alcuni ragazzi pisciano su di un muro. Ettolitri di birra da espellere. Etanolo e tossine accumulati per ore che si riversano sulla strada. Fame chimica. Le tasche dei paninari appostati nelle vie antistanti la piazza si riempiono di banconote. L’aria è impregnata di olio fritto. Mi giro un’ultima volta verso la piazza. Ma che bello questo venerdi pomeriggio.

 

 

Veramente bello! Bravo

Veramente bello! Bravo Andrea!

è delizioso leggere

è delizioso leggere articoli con una concreta "personalità". Complimenti!