Micro giornalismo
Micro giornalismo

Dal terremoto in Abruzzo alla febbre suina, con Twitter tutti possono essere giornalisti o almeno sentirsi tali. L’abbiamo sperimentato ad aprile con il sisma che ha colpito l’Abruzzo, quando le prime notizie circolarono proprio su questo servizio di micro-blogging, l’abbiamo rivissuto qualche settimana più tardi con la febbre suina. Con Twitter ogni internauta può trasformarsi in giornalista, basta aver assistito ad un evento e riportarlo sul proprio profilo, comunicandolo ai propri contatti.
E se sono gli stessi organi di informazione a trasferirsi su Twitter? Si pensi a Repubblica.it che ha seguito i congressi di An e Pdl con gli aggiornamenti proprio su questo servizio di microblogging. E che dire del “The Guardian” che dopo 188 anni di onorata carriera annuncia che sarà il primo giornale al mondo ad essere pubblicato esclusivamente su Twitter? Ogni articolo condensato in 140 caratteri?
D’accordo, questo è stato un Pesce d’aprile davvero simpatico ma al di là degli scherzi, episodi di questo genere offrono spunti di riflessione interessanti. Primo tra tutti: e se il futuro della comunicazione e dell’informazione on line non sia Twitter e la “fast information” di cui Twitter pare essere l’icona emblematica?
Cos’è? Twitter è una rete e un servizio di microblogging che permette ai suoi utenti di condividere in tempo reale i tweets, brevi aggiornamenti di stato (di un massimo di 140 caratteri) via e-mail, sms, widget o direttamente sulla home del sito.
Come funziona? La funzione di Twitter è di comunicare a tutti i propri followers ovvero contatti quello che si sta facendo in ogni momento della giornata. Non a caso lo slogan di Twitter è “What are you doing?” Gli aggiornamenti di stato sono mostrati immediatamente nella pagina di profilo dell’utente e vengono allo stesso tempo mandati istantaneamente agli altri utenti che si sono registrati per riceverli. L’utente può inoltre scegliere se inviarli solamente ai propri amici oppure renderli visibili a chiunque.
Cosa significa? Il nome “Twitter” deriva dal verbo inglese “to tweet” che significa “cinguettare”. “Tweet”, il termine con cui sono indicati gli aggiornamenti di stato di questo servizio di microblogging, è una parola onomatopeica indicante il cinguettio corrispondente al nostro “cìp” italiano. Il logo di Twitter è infatti un uccellino bianco, probabilmente uno degli elementi grafici di maggior successo della Rete. Il disegno, il cui autore è Simon Oxley, designer anglo-giapponese, era presente sul sito iStockphoto, un portale web dove professionisti ed appassionati di fotografia e web design possono pubblicare i loro contenuti e metterli in vendita a privati o aziende.
Quando nasce? Twitter è stato creato nel marzo 2006 dalla Obvious Corporation di San Francisco. Tre sono i padri fondatori: Biz Stone, Evan Willimas e Jack Dorsey. Dorsey all’epoca aveva messo in piedi, con pochi mezzi, una compagnia di servizi di consegna tramite Internet. Come molti altri ragazzi, aveva un suo blog, sulla piattaforma di LiveJournal.Com. Poi una notte arriva l’idea di realizzare un blog che fosse più vivo, come ha dichiarato lo stesso Dorsey al Los Angeles Times, “Un blog con aggiornamenti in tempo reale, anche dalla strada, in modo da poter dire cosa stai facendo e farlo sapere subito ai tuoi amici. Un posto dove condividere le informazioni ovunque ti trovi, anche tramite SMS”. Twitter è nato insomma dal bisogno di Dorsey di tenersi in contatto reale con i ragazzi delle consegne, finendo poi per diventare il sistema di microblogging più famoso del mondo. Su Flickr è possibile visionare gli appunti di Dorsey che sono alla base della nascita di Twitter.
Citizen journalism? In occasione del terremoto che ha colpito l’Abruzzo lo scorso 6 aprile, sono comparsi nella notte proprio su Twitter decine e decine di messaggi del tipo “Appena sentita la scossa mi sono collegato per saperne di più”o anche “La casa tremava come una foglia. Terribile”, molto prima che i canali di informazione tradizionali diffondessero le prime notizie sulla scossa delle 3.32 che ha colpito l’Aquila. Prima i messaggi di paura, disorientamento. Poi iniziano le domande: cosa è successo?Ci sono vittime? Dove? I danni quali sono? Poi arrivano anche le traduzioni dall’inglese all’italiano delle prime informazioni trasmesse dai canali tv all news e dai siti web di giornali e agenzie di tutto il mondo.
O ansiogena disinformazione? L’emittente americana CNN ha accusato Twitter di cattiva gestione delle notizie relative all’emergenza per l’influenza messicana. L’allarme, generato dal tam tam di informazioni sull’epidemia, è stato eccessivo, creando panico e falsi allarmi. Per la CNN la maggior parte dei messaggi scambiati su Twitter riguardanti la febbre suina avrebbero riportato notizie infondate.
Tutti lo vogliono Il primo della lista degli acquirenti è Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, voleva comprare Twitter nel 2008 ma la trattativa è poi fallita. Poi ad aprile 2009 le voci sulla candidatura di Google pare disposta ad uscire 250 milioni. Anche Microsoft sarebbe interessata. E a maggio i primi rumors sul Web: la voce senza conferme parla di 700 milioni di dollari che la Apple sborserebbe per acquistare Twitter.
Il boom di Twitter Non è stata twitter-mania fin dall’inizio. Il sito di microblogging attualmente più famoso al mondo ha impiegato tre anni per decollare dal 2006, anno della sua nascita, fino all’inizio del 2009, quando c’è stata l’invasione improvvisa dei vip: politici, cantanti e attori si sono improvvisamente accorti di Twitter ed è così iniziata la maratona per iscriversi al servizio. “Probabilmente - spiega Biz Stone, cofondatore del sito - i vip sono attratti dalla possibilità di poter essere in contatto con i loro fan senza intermediari. Senza aspettare, insomma, che agenti e giornalisti si occupino di loro. Quando abbiamo iniziato non ci aspettavamo questa evoluzione. Ma visto che ci ha aiutato a promuovere il prodotto, non possiamo esserne che felici” Solo per fare qualche nome oggi sono presenti su Twitter Barack Obama, Al Gore, Ashton Kutcher, Oprah Winfrey, quest’ultima, conduttrice e opinion maker, nel giorno della sua iscrizione ha fatto registrare una crescita del 24% degli utenti registrati.
Per citare qualche numero, a marzo 2009 negli USA Twitter è cresciuto del 76% rispetto al mese precedente, e del 1302% rispetto a marzo 2008: in un anno è passato da 1.077.000 a più di 14.000.000 visitatori unici al giorno. Ed il fenomeno non è limitato ai soli Stati Uniti: ritmi di crescita eccezionale sono stati riscontrati in Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Europa.
Una mania che dura poco A svelarlo è stata una recente ricerca condotta dalla società Nielsen Online (specializzata nella misurazione del traffico Internet). La Twitter-mania dura solo un mese. Pare infatti che dopo l’entusiasmo iniziale, il 60 per cento degli iscritti ha abbandonato il servizio dopo appena un mese. In altri parole il tasso di mantenimento dell'audience, o la percentuale di utenti di un certo mese che ci sono ancora il mese successivo, è di circa il 40 per cento. Si pensi a siti concorrenti come MySpace e Facebook che hanno invece un tasso di fedeltà del 70 per cento. La stessa Oprah sembra essersi stancata, riducendo notevolmente il numero di tweet pubblicati sul suo profilo. Lo studio di Nielsen mette in guardia i fondatori del sito, spiegando che un tasso di mantenimento del 40% limiterà la sua crescita. “Semplicemente a un certo punto non ci saranno abbastanza nuovi utenti per controbilanciare quelli che abbandonano il sito" ha dichiarato David Martin, vice presidente di ricerca primaria di Nielsen Online.