C’è crisi. Si sa e si vede. Come un potente tornado, la crisi globale, ha travolto tutti settori senza esclusione alcuna. La depressione economica ha inferto, nell’ultimo anno, un duro colpo al già fragile mondo dell’editoria e dei giornali.
I primi segnali arrivano, come sempre in anticipo, dagli Stati Uniti, con le ultime notizie, davvero drammatiche, che parlano di bancarotta per il gruppo Tribune (editore, fra gli altri, del
Los Angeles Times e del
Chicago Tribune) 161 anni dopo la sua fondazione.
Visualizza il tracollo dell'editoria made in Usa in una mappa di dimensioni maggiori
L'editore del Philadelphia Inquirer e del Philadelphia Daily News ha, invece, annunciato il ricorso alla protezione dai creditori prevista dal Chapter 11.
Quotidiani storici come il Rocky Mountain News e il San Francisco Chronicle hanno subito uno la chiusura, l'altro una drastica riduzione per tentare di sopravvivere in quella che secondo gli analisti è una stagnazione a lungo termine, con i ricavi pubblicitari per i quotidiani Usa precipitati lo scorso anno del 15%.
Non sono bastati 146 anni di storia, tradizioni e penne illustri per fronteggiare la chiusura del Seattle Post-Intelligencer. Il 17 marzo 2009 ha sospeso definitivamente le pubblicazioni cartacee e si è trasferito online. La migrazione del Seattle P-I, sussurrano gli esperti, potrebbe essere soltanto la prima di una lunga serie. Il caso del quotidiano dello stato di Washington sottolinea la profondità della crisi delle editoria. I lettori, trovano sempre più le notizie online e una forte recessione riduce gli investimenti pubblicitari a livello mondiale. La transizione al digitale del Seattle Post-Intelligencer porterà non solo un ridimensionamento dell'organico che passerà da 165 a 20 giornalisti, ma anche ad una profonda riorganizzazione interna. “Nel nuovo progetto non è prevista distinzione tra reporter, editor e produttori -spiega PaidContent - tutti gli effettivi della redazione dovranno essere in grado di scrivere, fare foto, costruire e montare prodotti multimediali”. Se l’esperimento Seattle Post-Intelligencer del dovesse fallire sarebbe un pericoloso precedente per il già traballante mondo dell’informazione americana.
La crisi non risparmia neanche le testate più solide e blasonate. Il New York Times, che controlla anche il Boston Globe oltre al prestigiosissimo International Herald Tribune e ha deciso di accendere un’ipoteca sulla nuova sede realizzata da Renzo Piano.
I motivi di questa debacle li ha riassunti molto bene Sam Zell, l'immobiliarista che aveva acquisito un anno fa il gruppo Tribune: "Il repentino declino dei ricavi e la crisi economica combinati con le difficoltà riscontrate sul mercato del credito hanno reso estremamente difficile fare fronte ai nostri debiti".