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Arresta il sistema

VIA AL DIGITALE TERRESTRE

Arresta il sistema

di VALENTINA RENNA (15 05 2009)

Addio tv del Carosello. L’analogico che ci ha sfamato per oltre 50 anni abbassa il sipario e DTT a tutto gas! Non è l’acronimo di un nuovo astruso virus funesto, ma sta per Televisione Digitale Terrestre. E l’Italia è tra i primi in Europa a sposare questa ragazzina e swich-offare (passatemelo) in tutta fretta la vecchia decrepita. Attenzione, è già in viaggio per alcune regioni d’Italia e terminerà la corsa entro il 2012.


Molti vantaggi. Ha numerosi programmi in più, un’eccellente qualità audio/immagine. Anche molte meno interferenze, che, diciamolo, puntualmente ti hanno fatto sfumare la visione del rigore decisivo nella partita che aspettavi con trepidazione da tutta una vita. Permette anche l’uso, tramite l’apparecchio televisivo di servizi di pubblica utilità, con la veste di un televideo messo in ghingheri. Meno inquinamento elettromagnetico, noto che la tv digitale terrestre, giovane e bella, esige una potenza di trasmissione inferiore a quella impiegata per l’anziana tv al capolinea. Non poteva disertare neppure la filosofia imperante dell’era 2.0 e di tutti gli appassionati facebookiani (passatemi anche questo) con l’ansia di influire nella rete pseudo reale: l’interazione. L’utente partecipa attivamente e subito ai programmi tv, magari votando, semplicemente con il telecomando, chi far entrare nella “casa”. O chi buttar giù dalla torre tra la Perego e la De Filippi.

Comunque non abbiamo opzioni.
E’ un’intimazione dell’Unione Europea. E nel caso della nostra penisola, il relativo decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 2008 pianifica un progressivo transito al digitale per le varie regioni italiane, suddivise in 16 aree. Secondo un preciso e rigoroso calendario, entro il prossimo anno, lo switch-off irromperà perentorio nel 70% delle regioni. Il 30% già quest’anno. Sardegna già espugnata, con non poche seccature. In Piemonte, dal 20 maggio 2009, Raidue e Retequattro sgusciano prima delle altre al digitale terrestre. E quasi tutti quanti noi italiani, dopo quest’estate, quando rincaseremo dalle spassose e frenetiche vacanze a papereggiare in acque cristalline temporaneamente lontano dal ronzio del tubo catodico, ci toccherà comprare il decoder! O un televisore che ce l’ha già integrato. Sempre se non vogliamo perderci la 9837esima puntata di Beautiful, che tanto saranno di certo rimasti nelle stesse brodaglie in cui li avevamo lasciati. Scherzi a parte, se vorremo continuare a vedere i nostri programmi tv (e tanti altri in più) dovremo stringere amicizia coatta con questa nuova apparecchiatura. Non ci sono alternative, ma vantaggi. E costi.

Non sono da meno le grane
infatti. E’ innegabilmente una sterzata epocale. Forse assimilabile a quella dal bianco-nero ai colori. Ma, nonostante le autorità assicurano gli aiuti, qualcosa la dobbiamo pur pagare. A partire dal fatto che non è una nostra autonoma preferenza collegiale. Nemmeno tanto il frutto delle esigenze di mercato. E’ una scelta politica, a cui non ci si può eludere. Solo ribellare forse, decidendo asceticamente di digiunare dal fascino della televisione. Ma a parte questo, ci tocca. Oneroso comprare i decoder o i nuovi televisori digitali, saperli gesitire soprattutto. Fastidiosi i problemi di ricezione del segnale che non riesce ad azzeccare le aree montane. Non poche ingerenze sulle antenne, talvolta addirittura sostituzioni. Il che può pesare sull’economia familiare o individuale. Ma batte e ribatte anche la questione del digital divide: si pensi agli anziani. Generalmente sono i più assidui consumatori di tv. Contemporaneamente, nativi analogici per eccellenza, sono i drammaticamente meno portati ad utilizzare le nuove tecnologie.

Come è il naturale corso di tutte le cose, siamo alla cerniera. Si sigilla un capitolo della nostra storia e se ne inaugura un altro. Nuovo, di vizi e virtù. Ma ci si domanda spontaneamente se non si fosse potuto procedere più adagio.

PIU ADAGIO DI COSI'

E' dal 2004 che ci portiamo appresso sta questione...