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Datemi un lettore

L'intervista

Datemi un lettore

di RAFFAELLA MAZZEI (16 05 2009)
http://www.flickr.com/photos/andross/

In un contesto in cui la grande editoria tende a spazzare via le piccole realtà, cosa resta della creatività e qual è il ruolo dei lettori in tutto ciò? Risponde su questo tema Luigi Cozzi, editore della "Profondo Rosso Libri".

“La crisi c'è, inutile legarlo, e si inserisce sulla già preesistente crisi dell'editoria, aggravandola. Il problema è molto semplice: le piccole librerie stanno sparendo perché non riescono più a pagare spese e affitto dato che su ogni libro venduto prendono solo il 30%: oggi con questa percentuale di utile non si riesce più a tenere aperto un negozio. Restano le grandi librerie o, meglio, i grossi circuiti, che però, forti di questo fatto, pongono condizioni capestro agli editori. Pretendono altissime percentuali di utile (fino al 65% sul prezzo di copertina) e pagano poi con tempi lunghissimi, anche a un anno, tanto sanno di essere loro i padroni del mercato: o un piccolo editore accetta queste condizioni o non viene messo in vendita.”

È in questi termini netti che si pronuncia Luigi Cozzi, della Profondo Rosso Libri. Una piccola casa editrice la sua, che risente particolarmente della crisi del settore come tutte le altre realtà della medesima categoria. Ed è un peccato, un vera peccato, perché molto spesso sono proprio questi gli ambienti in cui la creatività e la libera espressione troverebbero più spazio e arriverebbero ai lettori con meno filtri e più mordente. La promozione di tutto questo deve in ogni caso abbassare la testa davanti alla legge del profitto, indispensabile per mandare avanti qualsiasi attività. Triste pensare, tuttavia, che la ricerca dell’utile porti ad uccidere la categoria capace forse più dei giganti dell’editoria di porsi come tramite tra gli scrittori e i gli amanti della lettura. Luigi Cozzi continua appunto dicendo che “I profitti per gli editori sono indispensabili in quanto senza utili come si pagano le spese generali, che oggi sono altissime anche per le piccole case editrici? Solo che oggi fare degli utili vendendo libri diventa sempre più difficile, meglio aprire una pizzeria o una panineria: la gente mangia tutti i giorni e più volte al giorno, mentre il libro lo compra solo quando ne ha proprio voglia”.
 
Ma questo è forse anche dovuto, in parte, ad una crisi delle idee che porta ad un conseguente disinteresse del destinatario? Il messaggio è forse ormai eccessivamente viziato dalla legge del guadagno, dalla ricerca del prodotto commerciale più che di quello creativo? Il dubbio, più che legittimo, è anche più che confermato: “Parlare di crisi delle idee è pleonastico: la crisi è solo dei lettori, ce ne sono troppo pochi e troppo saltuari, mentre le grandi librerie (come Mondadori e Feltrinelli) tendono a vendere sempre più solo i libri di loro produzione (Mondadori e Feltrinelli, appunto) o quelli propagandati dalla tv. Uno può infatti avere le più belle idee del mondo, ma se poi le condizioni del mercato sono queste, a che servono le idee visto che in pratica c'è una sorta di "sbarramento"?”
L’uscita in questi giorni del nuovo libro di Giorgio Faletti conferma palesemente questo discorso: un milione di copie per la prima stampa e pubblicizzazione direttamente nell’edizione serale del Tg1.
 
Quindi? Difficile trarre delle conclusioni edificanti a fronte del panorama appena descritto. Da un lato, infatti, il reale stato delle cose sembra tarpare le ali ai progetti creativi degli scrittori che non hanno le cosiddette spalle coperte da pubblicità o da ingenti progetti di marketing; dall’altro, sembra difficile immaginare in termini positivi la situazione in cui potranno trovarsi le piccole case editrici da qui a qualche anno. “Le piccole case editrici lavorano ormai con l'acqua alla gola: continuare a esserci sarà sempre più difficile, perché le grandi librerie sempre più raramente metteranno in vendita i libri prodotti dai piccoli: ormai queste catene costituiscono un vero e proprio "cartello", una sorta di racket legalizzato. Idem per le distribuzioni, il meccanismo è lo stesso. Questa è la situazione vera”.