LA REALTÀ
“Presidente si faccia processare!”
“Non perdo tempo a risponderle. Basta. Me ne vado o se ne va lei.”
Silenzio.
IL SOGNO
Adesso chiudete gli occhi per un attimo. Ripensate all’ambiente. Sala gremita di giornalisti.
“Non perdo tempo a risponderle. Basta. Me ne vado o se ne va lei.”
“La seconda che ha detto!”
Non ridete. È drammatico. All’università, nelle scuole di giornalismo insegnano come si fa un’intervista. “Costringere” (tra virgolette perché dovrebbe bastare la parola) l’intervistato a rispondere. Poi ti accorgi che non è così. Che non sei tu a decidere. Non ne hai il tempo, la possibilità. È l’intervistato stesso che decide a quali domande rispondere. Sognare non costa nulla. Sognare che al me ne vado io o se ne va lei i giornalisti si alzano e se ne vanno. Perché se la domanda è legittima, per quanto scomoda, chiunque tu sia, sei tenuto a rispondere. La faccia con le sedie la conferenza stampa. Oppure Lo scriva lei il pezzo e ce lo mandi in redazione. Arrivederci.
PREMIER vs REPUBBLICA
Il dialogo precedente era tra Silvio Berlusconi e Claudia Fusani, in
conferenza stampa a L’Aquila. Interessante anche la polemica con Repubblica. Che si trascina già da qualche giorno con la
botta e
risposta sui presunti segreti della festa di Noemi e le accuse di invidia e odio politico lanciate dal Premier a chi a quei segreti tentava di dare una risposta. Nella stessa conferenza stampa.
“Ma in Parlamento dirà tutte le cose che le abbiamo chiesto sul giornale?”
“Sì, non ho nessun dubbio a doverle dire. Ma sono risposte che riguardano il privato di una persona. Ma che cosa c’entra? Quando uno ha conosciuto l’altro, cosa c’entra? Ma che senso ha? Ma cosa c’entra?
“Lei è il Presidente del Consiglio?”
“MA COSA C’ENTRA? […] Ma con che diritto avete voi di chiedere queste cose? […] Avete montato una cosa indegna su questa cosa. Vergognatevi. E gli italiani sono con me. Sono con me. Settantacinque percento. No veramente, una stampa di cui doversi vergognare. Arrivederci.
E poco prima il Premier aveva rifiutato di rispondere ad una domanda dello stesso giornalista. “Se Repubblica cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo", così ha detto. Quale accordo? E la libertà di stampa?
La risposta di Ezio Mauro non si è fatta attendere. In prima pagina, il giorno dopo (20 maggio),
l’editoriale era chiuso da queste parole, inno, forse, ad una ritrovata dignità della stampa.
“Gli italiani stanno con me, con me”, ha urlato alla fine il premier. Intendendo che il numero dei consensi oltre al pieno diritto di governare gli conferisce anche l'immunità da critiche, osservazioni e domande. Non è così in nessun paese democratico, signor Presidente, s'informi, entrando finalmente in Occidente. Ma il fatto che lei lo pensi, per tappare la bocca ai giornali, ci fa davvero vergognare un po’.
DA TENER PRESENTE
Nel rapporto di Freedom House la stampa italiana è parzialmente libera.
Queste le motivazioni: a causa di un maggiore uso delle leggi sulla diffamazione per limitare la libertà di parola dei giornalisti, acute intimidazioni fisiche ed extragiudiziarie da parte della criminalità organizzata e di gruppi di estrema destra, le preoccupazioni sulla proprietà dei media e l'influenza politica. Il ritorno del magnate dei media Silvio Berlusconi per la premiership ha risvegliato il timore che la concentrazione di proprietà statale e privata sbocchi in un unico leader.
E Jennifer Windsom, direttore esecutivo di Freedom House, ha commentato che la vulnerabilità della stampa ha enormi implicazioni per la sua tenuta se i giornalisti non sono in grado di mantenere il loro tradizionale ruolo di cani da guardia.
COSA SUCCEDE IN ITALIA, INVECE
Martedì 19 maggio. Depositate le motivazioni della sentenza per la condanna di David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari. Ha mentito in due processi per favorire Silvio Berlusconi. Il premier attacca la stampa. Ancora una volta. Lo scontro frontale è, come visto, soprattutto con L’Unità e Repubblica. I quotidiani del giorno seguente aprono tutti con la notizia. Ma in prima pagina solo i due maggiormente chiamati in causa riportano le parole di Berlusconi come un attacco alla libertà di stampa. Repubblica con il citato editoriale di Ezio Mauro.
L’Unità con un commento alla vicenda:
Non alzi la voce. Non sempre si può comprare il silenzio.
Intanto in Inghilterra un’inchiesta del Daily Telegraph sulle note spese di parlamentari e ministri fa vacillare il governo. E nessuno se la prende con i giornalisti. Anzi, vigilare sul potere è proprio il loro mestiere. Cani da guardia, loro.
I TELEGIORNALI
Anche i
tg di casa nostra hanno parlato della notizia in modi differenti. Più spazio alle dichiarazioni del Premier o più alle motivazioni della sentenza. Non c’è chiarezza sulla posizione del Premier. Assolto secondo Studio Aperto, stralciato per il lodo Alfano secondo gli altri. Una curiosità. Il verdetto della sentenza, ovvero la condanna di David Mills è di 3 mesi fa. Allora passò sotto silenzio, “
offuscata” dalla vittoria di Cappellacci in Sardegna e dalle dimissioni di Veltroni dal PD.