I pubblicisti sono aumentati ma con quali prospettive affrontano la professione?
“In Italia purtroppo non c’è la cultura del freelance, mentre sembra l’unica via percorribile. Negli ultimi anni, l’Ordine dei giornalisti ha riscontrato un sostanziale aumento degli iscritti all’Inpgi2 (co.co.co, co.co.pro ), piuttosto che all’Inpgi (giornalisti professionisti). La loro situazione, però, è molto difficile soprattutto perché il loro reddito annuo, in media, non supera i 5.000 euro”.
Cosa pensa delle Scuole di giornalismo?
“Forse, quello che dirò risulterà impopolare, visto che molti giornalisti professionisti in pensione sono impegnati in questo tipo di attività. Il problema è che queste scuole immettono sul mercato troppi disoccupati. Tutto ciò ha alterato il sistema provocando poi la precarizzazione della categoria. Oggi il mercato è fortemente inflazionato e anche gli editori non sono più propensi a concedere il praticantato a chi da anni lavora nelle redazioni. Questo vuol dire non diventare mai professionisti”.
Quindi quale è la situazione del mondo editoriale?
“La professione sta cambiando radicalmente, ma il giornalismo esercita sempre un forte appeal sui giovani. Coloro che intraprendono questa strada sono fortemente penalizzati, perché le porte sono chiuse. Il futuro della professione sta andando nella direzione del precariato. Nelle redazioni gli articolo uno (redattori) saranno chiamati soltanto a fare “desk” e questo vorrà dire perdere l’abitudine alla pratica della scrittura. I collaboratori saranno le uniche fonti, per le redazioni, di informazioni e notizie”.
In questo momento così difficile e incerto qual è il ruolo del sindacato?
“Il sindacato, purtroppo, è molto debole di fronte agli ostacoli che quotidianamente è chiamato a superare. Soprattutto sono difficoltosi i rapporti con le redazioni provinciali e con i loro collaboratori, che rappresentato la maggior parte degli iscritti. Molti di questi non sanno neppure che esiste un sindacato al quale possono rivolgersi. Ma stiamo lavorando per migliorare i contatti e creare una rete di solidarietà coesa e forte”.