Essere “Professionista” non ha nulla a che vedere con l’essere pagati
Essere “Professionista” non ha nulla a che vedere con l’essere pagati
Quando parliamo di “professionisti”, credo che il vero argomento sia la “professionalità”, ovvero l’insieme di aspettative su come una persona dovrebbe comportarsi. Cercherò di mettere in fila quelle che credo siano queste caratteristiche.
La prima è “presentazione”.
Di solito questo lo chiamavo “fottersene”, ma sto usando troppe parolacce per un discorso accademico. Cosa intendo per presentazione: diciamo che state scrivendo una lettera di lavoro, ed è piena di errori di battitura e grammatica. Questo non è professionale. O magari siete il direttore di un’agenzia funebre, e vi sedete accanto alla famiglia del deceduto indossando una maglietta dei Ramones. Pure questo non è professionale. Quello che sto dicendo è che c’è una certa aspettativa sul modo in cui un professionista si presenta, che sia di persona o tramite la scrittura. L’obiettivo è quello di fare in modo che il pubblico vi veda nella luce migliore possibile, il che significa correggere quello che si è scritto e indossare una maglietta pulita.
Essere professionista vuol dire presentarsi come un professionista.
La seconda caratteristica dell’essere professionale è l’accuratezza.
Se sei un ragioniere e metti fuori posto un decimale, non è professionale. Se sei un chirurgo e tagli il braccio sbagliato, quello è sbagliato e poco professionale. E agghiacciante.
La terza caratteristica è la consistenza.
Facciamo che state andando in un ristorante, e sapete che cucinano ottimo cibo messicano. La volta dopo vi servono solo cibo ungherese. Ci tornate una terza volta?
La consistenza è parte dell’essere professionista. E’ produrre quello che la gente si aspetta, ogni volta. E chiaramente bisogna essere puntuali. Se l’unica cosa in cui siete consistenti è arrivare in ritardo, non è professionale.
Prossimo: responsabilità.
Questo significa che alla domanda “chi ha fatto questo?” voi possiate alzare la mano e dire “l’ho fatto io”. Sono stato responsabile. In un certo senso la responsabilità è l’opposto dell’anonimato. E’ il motivo per cui vedete le firme alla fine degli articoli di giornale.
L’ultima caratteristica della professionalità, o almeno l’ultima che mi viene in mente, è “raggiungere gli standard della professione”.
Questo significa che all’interno della categoria delle persone che fanno quello che fate si è d’accordo su cosa sia e non sia accettabile. A volte questo è scritto su carta, come nel caso delle grosse agenzie immobiliari, o degli avvocati e i loro ordini. Spesso questo accordo è meno formale, ma non vuol dire che non esista. Che siano i camerieri che condividono le mance con i ragazzi che cambiano i servizi da tavola, o gli studenti che si scambiano gli appunti prima dei test, c’è un accordo piuttosto chiaro su cosa vada bene o meno. E soprattutto ci sono conseguenze se queste aspettative non sono raggiunte.
Riassumo gli elementi della mia definizione di Professionista.
Non esce un buon acronimo, ci ho provato. Ma credo che questi cinque elementi siano dietro ad ogni discussione sull’uso della parola “professionale”.