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La comunicazione "tradizionale"

Dallo schermo al graffito

La comunicazione "tradizionale"

di PIETRO LOMBARDI (03 06 2009)
http://www.flickr.com/photos/_d_1/

Tra estorsioni, intimidazioni, dimensione cinematrografica e graffiti, ovvero: la prassi comunicativa "tradizionale"

Esistono alcune forme comunicative criminali diventate “tradizionali”, le cui immagini la cinematografia ha contribuito a sedimentare. Chi non ricorda, ad esempio, la memorabile sequenza del “Padrino” in cui Sonny Corleone scopre che “Luca Brasi dorme coi pesci”, o quella in cui Vito Corleone “convince” un produttore ad affidare la parte del protagonista in un film di guerra al suo protetto, Johnny Fontane? Il cinema, in questi casi, non è lontano dalla realtà.


Le intimidazioni sono spesso efficaci “messaggi”, divenute un irrinunciabile rituale criminale. Colpi di kalashnikov diretti alle vetrine, auto date alle fiamme e colpi sparati in aria. Talvolta, però, i messaggi diventano più “simbolici”. Un esempio su tutti.

Nel settembre 2008, dopo una discreta serie di edifici abusivi spianati dalle ruspe, il responsabile dell’ufficio antiabusivismo del comune di Ercolano ha ricevuto, sul pianerottolo di casa, una testa di maiale mozzata. A corredare il regalo,un coltellaccio piantato nel cranio e un foglio d’insulti. Chiara allusione alla considerazione della persona e ai “rischi” potenziali del suo lavoro.

Il fascino esercitato dal cinema sui membri delle organizzazioni criminali, del resto, è già stato sottolineato da diversi osservatori. Soprannomi cinematografici, ville hollywoodiane o ricalcate su quelle di celebri film, atteggiamenti e vite stesse improntati a modelli immortalati dalla macchina da presa. Pellicole come Pulp Fiction, Scarface e Il Camorrista (la cui colonna sonora ha raggiunto “vita” propria, spopolando in discoteche e sui cellulari) sono elementi fondanti dell’immaginario criminale.

Graffiti. Una voce tornata nuovamente in auge nel dizionario comunicativo dei criminali. Le scritte oscene tracciate sui muri del casertano come codice per indicare i luoghi per lo scarico abusivo di rifiuti tossici sono solo un caso. Ancora una volta la realtà ercolanese fornisce un ottimo esempio. Anzi due. In pochi mesi due punti centrali della città sono stati addobbati con scritte che non lasciano spazio al minimo dubbio. La prima, risalente al periodo di Natale 2008 e tracciata a caratteri cubitali con vernice nera nei pressi della Posta centrale, era rivolta al clan perdente: un laconico “Birra game over”. L’11 maggio 2009, invece, è comparsa la scritta “Viva la camorra” su un muro nei pressi dello stadio comunale. In entrambi i casi, pennello e vernice alla mano, il sindaco ha cancellato le scritte.