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We blog, dieci anni dopo

La rivoluzione in una frase

We blog, dieci anni dopo

di ALESSANDRO GIUSTIZIERI (04 06 2009)

Da zero a 150 milioni in dieci anni. Non si tratta di chissà quale diavoleria motoristica o della tanto agognata macchina del tempo: stiamo parlando di blog.

10 ANNI DI BLOG - Sono passato dieci anni da quando Peter Merholz scrisse, maggio 1999, "we blog", inteso come “noi blogghiamo”, sulla fascia laterale del suo sito. E in quel momento il verbo to blog – o bloggare per noi blogger (perché non bloggatori?) italici – è diventato un termine d’uso comune.

 

I primi abitanti della blogsfera, novelli pionieri in cerca di un far west tutto digitale, hanno avuto una semplicissima idea: scrivere. Scrivere quello che pensavano, che conoscevano, o che credevano di conoscere, e farlo senza chiedere permessi o autorizzazioni.

 BLOGSFERA - Oggi, a dieci anni di distanza siamo un mondo di blogger, una blogsfera appunto: 150 milioni di blog di vario argomento; nascono come funghi nuove e modernissime piattaforme dove è possibile tenere un blog, sempre più facili da usare e, la maggior parte, a costo zero.

Libertà di pensieri e parole, a decidere chi vale e chi no non c’è una gerarchia, ma un sistema molto più democratico: il numero dei contatti e dei link.

COMUNICARE PER LINK - Proprio i link sono la chiave del linguaggio della blogsfera. Il gioco è, anche stavolta, semplice: se dici qualcosa di interessante io ti cito; a quel punto tu leggerai quello che dico io e, guarda un po’, tu citi me. Se tu citi me i tuoi lettori leggeranno quello che scrivo e diventeranno miei lettori e viceversa. Il traffico dei blog cresce proprio per questo: il passaparola, la più utile e la meno costosa delle campagne pubblicitarie.

FAMA DA BLOG - Con questo schema sono nate delle vere e proprie corazzate editoriali: ormai negli USA, l’”Huffington post” è una redazione con moltissimi collaboratori, anche grandi firme del giornalismo d’oltre-oceano. Nuova testata? No, un blog, nato nel 2005 dall’iniziativa di Arianna Huffington che ogi, dopo quattro anni di post, link e contatti, è uno dei più importanti editori online d’America.

MICROBLOG - Ma il mondo dei blogger non è solo quello dei casi internazionali: che dire dei milioni di iscritti a Facebook o Twitter: non si tratta di micro-blogger? Certo che si, e la cosa ancora più sorprendente è che molti di loro non sanno di esserlo. Milioni di persone che comunicano potenzialmente ad altri milioni di persone quello che fanno, dicono o pensano. Qualcosa di molto vicino al villaggio globale di cui parlava quel visionario di McLuhan.

 

E I GIORNALI? - I grandi giornali non sono, certo, rimasti a guardare la crescita del mondo dei blog. il New York Times ha nominato da qualche settimana un “Social Media Editor”. Lui si chiama Jason Preston e il suo nuovo lavoro è quello di far girare le notizie di uno dei più autorevoli giornali del mondo attraverso Facebook, Twitter, Myspace e l’infinito mondo della blogsfera: interi editoriali dei pungenti columnist americani in soli 140 caratteri. È questa la nuova informazione? Ai posteri l’ardua sentenza, noi intanto, blogghiamo.