Spunto di dibattito sulla questione turca è stata la recente visita del presidente Barak Obama in Normandia per il 65mo anniversario dello sbarco alleato.
Dopo il recente viaggio in Medioriente, accolto con giubilo soprattutto per le posizioni prese sulla questione arabo-israeliana, il presidente americano si esprime favorevole all’annessione turca:
“Credo che la Turchia sia un alleato di enorme importanza, sono interessati ad una maggiore integrazione, ed io la incoraggerei” sottolinea Obama, pur non trovando accordi e consensi nella replica di Sarkozy:«Sono sempre stato contrario a questa adesione e continuo ad esserlo».
Un disaccordo "presidenziale" che divide l’opinione pubblica europea: tra coloro che caldeggiano un ancoraggio della Turchia in Europa ed altri che rifiutano l’idea di un paese islamico nell'entourage europeo, ancora troppo lontano culturalmente, ideologicamente ed economicamente.
La simpatia verso l'Europa è sempre stata dimostrata da parte dello stato Turco: nel 1963 entrò a far parte delle prime associazioni europee, nel 1999 avvenne la sua candidatura e dal 2005 sono ancora in corso i dibattiti sull’annessione (“Stiamo discutendo ancora quale forma dovrà prendere questo legame tra Ue e Turchia, se la forma della partnership privilegiata o quella della propria e vera adesione all’Ue” Angela Merkel, cancelliere di stato tedesco).
Il Genocidio Armeno, la spina nel fianco dello Stato Turco.
Aldilà delle questioni relative al riconoscimento di alcuni diritti umani e civili (parità dei sessi, esecuzioni capitali e libertà di stampa e d’opinione) il vero problema sembra sia relativo alla questione del “genocidio Armeno” .
Negli anni in cui in Europa infuriava la prima guerra mondiale, lo stato Turco è stato scenario di uno dei più feroci genocidi dell’ultimo secolo nei confronti delle comunità cristiane armene: lo sterminio inizio alcuni anni addietro, per opera del “sultano rosso” Abdul Hamid, il quale uccise 300 mila armeni e nei 30 anni a seguire continuò il massacro.
Uno sterminio caldeggiato da esponenti curdi i quali, sostenuti dal governo turco, distrussero la comunità armena.
Fu per un timore in un' alleanza con i vicini Russi che il governo dei “Giovani Turchi” diede vita ad un nuovo genocidio che colpì dapprima la zona della Cilicia e successivamente spinse gli sfollati nella cosiddetta “Marcia della Morte” verso il deserto siriano, sterminando un numero che si aggira attorno ad 1.200.000 armeni morti di fame, malattia o sfinimento.
Il problema oggi nasce dalla volontà di cancellare e quindi non riconoscere questo pezzo di storia da parte dei turchi stessi, di fatti lo storico turco Taner Akçam sottolinea che “è il nazionalismo della Turchia a non permetterle di riconoscere il proprio passato. La Turchia d’oggi, quella rifondata da Kemal Ataturk, non può e non vuole riconoscere che la fondazione del proprio stato sia sporcata da una così grande macchia di sangue”.
La Turchia inoltre continua a imbrattare la propria immagine, proseguendo su una linea di negazionismo e di copertura del genocidio armeno (come il caso del giornalista armeno Hrant Dink, assassinato nella capitale industriale Instabul per aver parlato del genocidio armeno) che porta lo stato turco a dipingersi come uno stato arretrato e antidemocratico.
Il malcontento nel popolo turco inoltre sta innescando dei malumori generali nei confronti dell’UE che potrebbero ritorcersi sotto forma di espressioni retrive ed integraliste.
Ma non mancano sferzate positive ed ottimiste da parte di alcuni esponenti turchi come il professore Pail J. Kubicek dell’Università di Okland, vissuto in Turchia negli anni 90, che ribadisce : “«In 10 anni la Turchia potrebbe soddisfare i requisiti posti dall’ Unione Europea, difatti si sta impegnando tutt’oggi come nella questione Cipro e non è da sottovalutare la benevolenza del popolo di Turco di considerarsi Europeo”.
Euroscettici a Starsburgo: freno all'allargamento?
In un momento di crisi con il Medioriente, occidentalizzare uno stato come la Turchia porterebbe un vantaggio che va oltre il peso economico o geopolitico, si fa riferimento ad un' arma culturale, indispensabile per la crescente Europa.
E’ richiesto pertanto un pronunciamento politico da parte di tutti gli stati, dove a bilanciere fermo bisognerebbe dar il giusto peso nella misura in cui un paese, da sempre simpatizzante verso l’occidente, apporterebbe all’Europa.
Di certo non tira buon vento in casa europea: allo spoglio delle ultime urne risultati positivi per formazioni anti-islamiche in Olanda (Geert Wilders), Italia (Lega nord) e Bulgaria (Ataka) che non fanno presagire nessuna via al dialogo islamico.
Non solo, in riferimento alle ultime osservazioni di Sarkozy, il ministero degli esteri della Turchia ha sottolineato l'indignazione per le recenti affermazioni sullo stato turco che potrebbero aver risvolti xenofobi e razzisti.
Un quadro spinoso che sembra proiettarsi verso un pericoloso malcontento generale, di fronte ad uno stato cuscinetto tra dispotismi orientali e "capricci occidentali".