Voti a perdere
Voti a perdere

Sulle prime pagine dei giornali italiani, all'indomani delle elezioni europee del 6 e 7 giugno, abbondano commenti contradditori e interpretazioni contrastanti. Il tutto nella quasi totale assenza di informazioni.
ELEZIONI IN EDICOLA - Immaginiamo che nella notte tra il 7 e l’8 giugno molti italiani avessero di meglio da fare, piuttosto che veder scorrere percentuali sui propri schermi televisivi o sui monitor dei loro pc.
Immaginiamo, anche, che gli stessi italiani volessero, però, almeno la mattina dopo, verificare i risultati elettorali: a qualcuno, a quel punto, sarà venuta l’idea di recarsi nell’edicola più vicina. E qui, ecco la sorpresa.
I giornali italiani, nelle prime pagine, nei loro titoloni visibili a metri e metri di distanza non raccontano tutti la stessa cosa. Eppure si tratta di risultati elettorali, sono numeri, croci disegnate su delle schede, non ci dovrebbero essere interpretazioni o dubbi.
I TITOLI - Eppure fa un certo effetto vedere fianco a fianco il “Fermato Berlusconi” a tutta pagine sull’Unità e il “Sinistra ko” che accompagna l’enorme fotografia di un ispirato cavaliere su Libero. E se secondo Il Giornale, gli italiani “hanno mandato il Pd a quel Pais”, per Repubblica è vero che il partito di Franceschini cala, ma tutto ciò no
n è importante come lo stop al presidente del Consiglio. Il Tempo di Roma, invece, non vede nessuno stop e sentenzia: “Europee, la conferma di Berlusconi” .
CERCASI PERCENTUALI - In molte testate non appaiono le percentuali e, quando fanno la loro comparsa, questo succede - a parte alcune eccezioni - molto lontano dai titoli. In parte questo è giustificabile, visti gli orari nei quali si mette insieme la prima pagina dei quotidiani, ma c’è anche da sottolineare che Rai e Sky avessero già da un po’ tirato fuori i primi exit poll e le prime proiezioni.
I NUMERI - Ma allora Berlusconi è stato fermato oppure no? Il Partito Democratico tiene o crolla? Che è successo durante lo spoglio elettorale?
Guardando ai numeri, possiamo trarre qualche conclusione interessante.
Veniamo allo stop del Pdl: in effetti c'è stato: i voti del partito di maggioranza sono stati, infatti, due milioni in meno rispetto al 2008. In parte, il partito del presidente ha scontato l'astensionismo: sempre in ordine assoluto, si sono recati alle urne 32 milioni di elettori, contro i quasi 38 milioni del 2006. Sembrano, invece, essere esagerati i discorsi sul travaso di voti verso la Lega che, se alza la sua percentuale, non cambia sostanzialmente il numero assoluto di elettori, guadagnando meno di 100 mila voti.
Sono ben 4 milioni, invece, i voti che mancano al Pd per raggiungere i numeri del 2008. Dove sono finiti? in parte nell'astensione, ma in questo caso sono più fondati i discorsi sul passaggio ad altre liste. Innanzitutto ad avvantaggiarsi del calo di Franceschini&co è l'Italia dei Valori di Di Pietro, che aumenta i suoi consensi di ben 900 mila voti, passando dal milione e mezzo ai due milioni e quattro. Tornano alla casa madre anche i voti che dalla sinistra radicale avevano raggiunto l'allora leader PD Veltroni, spinti dall'appello al voto utile. Le due liste di sinistra (Sinistra e libertà e Pdci-prc) insieme hanno raggiunto i due milioni di voti, raddoppiando i consensi rispetto alla fallimentare esperienza della Sinistra Arcobaleno del 2008.
Qualche curiosità interessante la si coglie anche spulciando tra le preferenze: Silvio Berlusconi è stato il nome più scritto della giornata (o, meglio delle giornate), ma le 2 milioni e 700 mila preferenze non bastano a soddisfare le necessità plebiscitarie del premier, che, pur di fare incetta di voti, era candidato capolista in tutte e cinque le circoscrizioni, pur non potendo sedere nel seggio di Strasburgo.
Fa effetto, tra l'altro, che in Friuli, il premier sia stato battuto dalla giovane avvocatessa Debora Serracchiani, tentunenne giovane volto democratico.
La friulana sì è fatta notare lo scorso marzo per un intervento durante il forum dei circoli Pd: un'intervento coraggioso, polemico e soprattutto cliccatissimo. Oltre alle ovazioni in assemblea, infatti, il discorso ha raccolto ben 50 mila visita su youtube nella prima settimana.
Questa scelta degli elettori friulani ha ancora più rilevanza se si pensa che il principe Emanuele Filiberto, star della mondanità, della nobità e della tv, non è antrato nel parlamento di Bruxelles: come a dire, Internet batte Tv 1 a 0.
DATI E COMMENTI - Le prime pagine dei giornali italiani hanno, invece, interpretato il voto – attività utile e del tutto legittima – senza anteporre a ciò una presentazione dei dati, senza dare, quindi, all’italiano medio in piedi davanti all’edicola, la possibilità di interpretare da sè i risultati elettorali. Manca, ancora una volta, nel giornalismo italiano, la divisione tra fatto e commento, tra il dato e la sua lettura. E questo fenomeno tocca il paradosso proprio nei giorni post-elettorali, quando, molte volte, il dato è del tutto assente.
Insomma è come se dopo un derby, dopo un Milan – Inter qualsiasi, ci si trovasse davanti a due giornali, il primo titola “Resiste il Milan”, il secondo titola “Grande Inter”, e nessuno dei due pubblica il risultato. Il lettore a quel punto si trova a dover indovinare il risultato, ma, un attimo, un giornale dovrebbe dare risposte o creare altre domande?