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Internet, liberté, egalité

Francia: no a sanzioni per il P2P

Internet, liberté, egalité

di ALESSANDRO GIUSTIZIERI (11 06 2009)

Il massimo organo Costituzionale transalpino rovescia la legge anti peer to peer voluta da Sarkozy

INALIENABILE, come ogni diritto fondamentale dell’individuo: questo l’aggettivo che il Consiglio Costituzionale francese ha utilizzato per definire la connessione a Internet, o meglio, la libertà di essere in rete. La decisione riguardava la cosiddetta Hadopi, la legge che il governo francese di Sarkozy ha fatto approvare, lo scorso 12 maggio dal Senato transalpino.
 

LA LEGGE SARKOZY - Hadopi, oltre ad essere il nome con cui la proposta di legge è diventata famosa, è anche l’acronimo della “Haute autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur internet”: una vera e propria polizia, con il compito di limitare il peer to peer, ovvero il libero e gratuito scambio di file tra internauti. La legge prevedeva un ferreo controllo sugli utenti e una serie di severissime sanzioni. Si passa, infatti, da una sospensione temporanea dell’abbonamento a Internet per la durata da tre mesi a un anno, a misure preventive, come l’inserimento di un meccanismo mirato che impedisce di accedere a Internet senza autorizzazione.

 INCOSTITUZIONALE - Il Consiglio Costituzionale è intervenuto proprio sul sistema delle sanzioni: l’autorità preposta a controllare eventuali infrazioni alle regole sullo scambio di materiale su internet potrà solo richiamare l’utente colto in flagrante, senza poter imporre alcuna pena.
La decisione del Consiglio  trova il suo fondamento nell’art. 11 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, quella, in sostanza che garantisce la libertà di espressione. Proprio qui sta lo spessore epocale della decisione: per la prima volta internet viene annoverato, da una fonte ufficiale come mezzo attraverso cui garantire tale libertà.
 

SIRENE ITALIANE - La decisione, tra l’altro, mette in allerta chi pensava di seguire, in Italia, la stessa strada segnata da Sarkozy. Per ora si tratta solo di una proposta di legge, ma da quanto emerso attraverso il sito di Altroconsumo – associazione di consumatori - la volontà è quella di restringere fortemente le possibilità del web in nome del rispetto dei diritti d’autore. A pagarne le conseguenze, secondo questa proposta - la prima proposta di legge arrivata al neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale – non sarebbero solo gli utenti che scambiano materiale peer to peer, ma soprattutto siti come youtube, da tempo accusati dalle reti televisive nostrane di non rispettare il copyright.

In un articolo di questa proposta, poi, si prevede  l’"Attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell'ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto delle norme imperative, dell'ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori".
La norma appare molto simile al “Child Safety Act”, voluto da Bush, e, da poco, dichiarata anticostituzionale negli Usa.
 

DECISIONE EPOCALE - Con la storica sentenza parigina si stabilisce, invece, che nello scontro tra il copyright e il libero accesso e il libero utilizzo del web, quest’ultimo ha la meglio. Si tratta della prima voce ufficiale a sostegno di tale tesi, in un contesto europeo e, ancor di più mondiale, che, invece appare spaventato dall’apertura di internet ed incapace di adeguarsi, se non con misure restrittive.

Duro colpo, quindi, per il governo Sarkozy e per la lobby delle major che da tempo, ormai, vedono proprio nella restrizione del peer to peer una possibilità di limitare l’erosione delle vendite.