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Il bit

LEGGERE E NARRARE LA CITTÀ/2

Il bit

di CHIARA PALMIERI (12 06 2009)
http://www.flickr.com/photos/nash72

Si sveglia insieme agli animali di Villa Pamphili alle prime luci dell’alba, Via Fonteiana. Poi beve il caffè con il giornalaio, fa appena in tempo ad affacciarsi nelle case dei suoi abitanti che, cavalcando i minuti contati dalle radio e dai televisori rigorosamente accesi sulla rassegna stampa, viene investita dal bit quotidiano. Il ritmo che pulsa è un chiasso assordante, un po’ dialettale, la corsa di un autobus che porta alla stazione. Via Fonteiana confonde chiunque. Tra i percorsi di Roma stordisce. Comincia con la Villa più antica e vasta di tutta la città, l’eleganza delle palazzine in stile Liberty e finisce inghiottita dalla megalomania dei palazzi popolari di Mussolini, il Trenta.

E’ naturale per chi passa per questa strada trovare tante di quelle contraddizioni da rimanere senza fiato, non fosse altro se non per la ripida pendenza.
Il Trenta è un esercizio di stile che il duce inaugurò intorno al 1941, allora era di un bianco accecante, oggi è il numero civico di un complesso che abbraccia il grigio squallore di tante palazzine. A vederlo da fuori si sente quel tipo di emozione che si prova quando si ascoltano le parole dei Police, in quella canzone che dice che c’è una piccola macchia sul sole e che è la stessa da sempre, la stessa di ieri. Come se vivere lì dentro fosse come vivere veramente l’epoca del postnucleare. Ci vivono in tanti lì dentro, dagli egiziani che gestiscono la pizzeria all’angolo, ai filippini, ma anche tante famiglie romane che da anni si tramandano di generazione in generazione la casa a Monteverde.
Lì dentro ci vive anche Benedetta insieme ai suoi tre cani. Benedetta si sveglia ogni mattina dicendo “Non ho intenzione di chiedere neanche un cent in giro oggi”, ma poi si ritrova a farlo senza vergogna. Lei è una amara che se la sa gestire, uno spirito libero come il vento, ventitré anni.
Quel giorno però qualcosa l’avrebbe portata su altri binari. Era rientrata tardi a casa, verso l’alba, stanca e sballata si era sdraiata sulla branda senza cuscino con il tarlo di doversi comunque svegliare presto per racimolare qualche spicciolo. Poi, come ogni mattina uscì di casa vestita di tutto punto con gli abiti lerci del giorno prima e di quello prima ancora, di due misure più grandi dalla testa ai piedi. Il suo lavoro era chiedere in giro denaro e quegli abiti la facevano sentire più a suo agio. Salutò i ragazzi del muretto, “Ehi betta dove li hai lasciati oggi i cani?” disse uno dei bulletti, senza rispondere, Benedetta s’incamminò verso la zona più raffinata della via.
Aveva già in mente il piano salariale della giornata, da Via Fonteiana alla stazione Trastevere signori, studenti e vecchiette sarebbero stati i suoi salvadanai da spaccare. Il tam tam  dei pensieri era come una tempesta di sabbia nella sua testa, a Benedetta bastava un granello per farla salpare via da se stessa.  Era scappata di casa. Aveva chiesto aiuto allo zio che vivendo fuori città e considerandola quasi una figlia, le aveva prestato la casa al Trenta. Il patto però era quello di cominciare un percorso di vera autonomia a partire dal cercare lavoro. Gli studi si erano fermati alla maturità e di continuare non c’era speranza, troppa fatica. Meno sforzo era scroccare in giro. Corse fino alla fermata dell’autobus che stava arrivando, si sentiva già stretta. Ci saltò sopra, non si respirava lì dentro e le ragazzine strillavano perché l’autista aveva chiuso le porte non facendo attenzione ai loro zaini. Ovviamente il biglietto era solo un optional, così facendo attenzione ai controlli si avviò verso le porte centrali restando pronta a scendere. Il caos dentro quel mezzo le annebbiò la vista, si rese conto che avrebbe dovuto mangiare qualcosa, diventò pallida ad un tratto e decise di non arrivare alla stazione. Pensò che la giornata era cominciata storta così atterrò sul marciapiede tre fermate dopo e si sedette sui gradini di un portone, cercando la faccia tosta per chiedere una colazione gratis a qualcuno. Tirò fuori un mozzicone di sigaretta spenta dalla tasca, l’accese pensando che in altri giorni sarebbe riuscita a rendere possibile l’impossibile ma quel giorno proprio no, le vennero le allucinazioni sulla serata passata. Cercò di alzarsi non ci riusciva, lo fece ancora, ma cadde a terra e sentì in lontananza arrivare il 118.